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Messaggio  Admin il Mer Ott 29, 2008 6:47 pm

chi di voi illustra il sistema dell'istruzione nell'Italia di oggi?
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sistema scolastico italiano

Messaggio  Lady90 il Mer Ott 29, 2008 6:55 pm

Il sistema formativo italiano è oggetto di un ampio processo di ristrutturazione, non ancora giunto a termine, in cui hanno operato contemporaneamente due principi riformatori:

il principio di sussidiarietà, un ampio decentramento amministrativo che ha fatta salva l'autonomia didattica e organizzativa delle istituzioni scolastiche;

la coerenza con gli orientamenti europei[/b][/strike], miglioramento del livello formativo generale mediante l'innalzamento dei tassi di partecipazione alle attività di formazione nella prospettiva della life-long-learning.

ELABORAZIONI ISTAT[/strike]


A partire dall'anno scolastico 1999/00, le informazioni sui principali aggregati relativi al sistema scolastico sono prodotte dall'attuale Ministero della Pubblica Istruzione mediante le rilevazioni sulle scuole di ogni ordine e grado. In precedenza le rilevazioni erano svolte dall'Istat.
Alla voce Scuola è possibile visualizzare le elaborazioni effettuate dall'Istat su dati di fonte ministeriale relativamente ai principali indicatori del sistema d'istruzione italiano (scuole, classi, alunni, insegnanti, alunni stranieri, tassi di scolarità, ecc.), a partire dall'anno scolastico 2001/02, suddivise per i quattro livelli del sistema scolastico: scuole dell'infanzia, scuole primarie, secondarie di I grado e II grado.
Dall'anno accademico 1998/99 i dati sul sistema universitario sono prodotti dall'attuale Ministero dell'Università e della Ricerca, che conduce le rilevazioni presso le sedi universitarie. In precedenza le rilevazioni statistiche sull'istruzione universitaria erano in carico all'Istat.
Alla voce Università corrispondono informazioni su immatricolati, iscritti, laureati, fuori corso, studenti stranieri, docenti, tassi di iscrizione, ecc., a partire dall'anno accademico 2001/02, per ogni singola tipologia di corso: corsi di diploma e di laurea del vecchio ordinamento, corsi di laurea triennale, di laurea specialistica e a ciclo unico del nuovo ordinamento.

L’Italia appare ancora vincolata al modello di istruzione emerso nel Secondo Dopoguerra, particolarmente incentrato
sullo stadio primario (scuole elementari) e secondario inferiore (scuole medie inferiori). L’impegno finanziario
(misurato per studente e in proporzione al PIL pro‐capite) è superiore al livello OECD‐UE all’inizio del percorso
formativo, per poi divenirne inferiore a partire dall’istruzione secondaria superiore, con una differenza sempre più
marcata nel passaggio al primo stadio (diploma di laurea) e quindi al secondo stadio dell’istruzione terziaria
(dottorato di ricerca).
In particolare, per quanto riguarda l’istruzione terziaria, l’Italia si colloca al confine tra: da un lato, il gruppo dei
Paesi (a basso PIL pro‐capite) per i quali l’istruzione universitaria non rappresenta ancora o solo recentemente è
diventata il target cui tentare di innalzare il livello medio di istruzione nella cittadinanza; e, dall’altro, il gruppo dei
Paesi (ad alto PIL pro‐capite) nei quali, ormai inglobato quel target nella struttura e nel funzionamento del sistema
universitario, l’istruzione terziaria superiore è divenuta un vero e proprio strumento di politica economica, per
guidare lo sviluppo e l’innovazione del sistema economico‐sociale.

SISTEMA DI ISTRUZIONE TERZIARIA[/b][/strike]


Questa posizione dell’Italia trova spiegazione nel fatto che il sistema universitario di base (diploma di laurea) e
quello dell’”alta formazione” (dottorato di ricerca) sono quasi completamente sovrapposti e fortemente
compenetrati, pur dovendo perseguire finalità diverse, avvalendosi anche di metodi e strumenti diversi.
Le riforme del sistema di istruzione terziaria degli ultimi anni hanno riguardato quasi esclusivamente quella di base
(i.e. riforma “Bassanini” per l’adeguamento al cosiddetto “programma di Bologna” e la “Moratti” per il nuovo
inquadramento professionale dei professori e dei ricercatori), effettivamente procedendo, con l’introduzione del
diploma triennale e la diversificazione dei corsi di laurea, nella direzione di innalzare la percentuale della
cittadinanza in possesso di istruzione terziaria di base (pur all’interno di una trasformazione ancora in fase di
rodaggio e con alcuni fattori di criticità). E’ ancora mancante, invece, una riforma completa e organica dell’istruzione
terziaria superiore, che doti l’Italia di un sistema di “alta formazione” e di preparazione di figure professionali
idonee alla ricerca competitivo sullo scenario mondiale.
I programmi di individuazione dei cosiddetti “centri di eccellenza” per la ricerca e di costituzione delle “scuole di
dottorato di ricerca ad alta qualificazione” (veri e propri poli off‐shore), avviati da alcuni anni, mirano appunto alla
creazione di un sistema di istruzione terziaria superiore e di ricerca dotato di maggiore autonomia e
responsabilizzazione. Tuttavia, questo cambiamento rimane ad oggi ancora in uno stadio embrionale e non può dirsi
riforma compiuta. Una tale riforma riveste invece carattere di urgenza, se si considerano alcune caratteristiche non
solo del sistema di istruzione/ricerca, ma anche della struttura produttiva e del mercato del lavoro del Paese.
L’Italia è, all’interno dei Paesi OECD, nel contempo quello che: (a) forma il minor numero di dottori di ricerca (se si
escludono Turchia e Messico); (b) manifesta il più elevato “esodo” di capitale umano per motivi di “alta formazione”
con successiva stabilizzazione all’estero; (c) fa registrare la più bassa presenza di capitale umano estero all’interno
dei propri corsi di dottorato. Il deficit rispetto al resto del mondo industrializzato risulta acuito se si focalizza
l’attenzione sulle materie scientifiche e tecnologiche.
Le statistiche mostrano come si debba parlare di deficit di offerta formativa e di incapacità del sistema produttivo di
valorizzare appieno il capitale umano, e non di scarsità di domanda interna di ”alta formazione” o di scarsità di
potenziale offerta interna di professionalità specializzate e votate all’innovazione (lo confermano i flussi
internazionali sia di studenti di livello dottorale che di lavoratori nel settore S&T).
Il sistema produttivo e il funzionamento del mercato del lavoro sembrano essersi adeguati, in un processo di
endogena interazione, alla scarsità di capitale umano di alto profilo: (a) la percentuale di ricercatori sugli occupati
totali nelle imprese e al di fuori delle stesse (accademia e centri di ricerca) è in Italia la più bassa dell’area OECD, ad
esclusione della Turchia e del Messico; (b) le possibilità occupazionali diminuiscono in Italia con l’aumentare del
livello di istruzione oltre quello secondario (unico caso assieme alla Turchia); (c) sul mercato del lavoro italiano
l’apprezzamento della formazione è inferiore alla maggior parte dei Paesi OECD, come testimoniato dalla ridotta
differenza tra le retribuzioni medie ottenibili al variare del titolo di studio; (d) infine, l’Italia mostra, all’interno dei Paesi UE‐15, i più alti gradi di “job‐mismatches” che indicano una cattiva allocazione e un sottoutilizzo del patrimonio
umano.

CONFRONTO INTERNAZIONALE[/strike]


Nel confronto internazionale, l’Italia appare concentrare su di sé una molteplicità di aspetti negativi sia dello status
quo che del trend, che inducono a far parlare di una sorta di equilibrio di “sottoccupazione tecnologica” o, più in
generale di “sottoccupazione di capitale umano”; se non spezzato, tale equilibrio è destinato a relegare il Paese in
posizioni sempre più subalterne, prima sul piano economico‐sociale e poi, come conseguenza, su quello politico.
E’ necessaria una stagione intensa di riforme profonde, per riattivare la formazione e l’accumulazione di capitale
umano di alto profilo, promuovere la ricerca e l’innovazione e il suo trasferimento nei processi produttivi e nella società


Ultima modifica di Lady90 il Mer Ott 29, 2008 7:10 pm, modificato 1 volta
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Re: istruzione

Messaggio  arby91 il Mer Ott 29, 2008 6:59 pm

C'è una disaffezione maggiore verso la scuola sia da parte alunni che da parte degli insegnanti. Gli alunni sono sempre più maleducati, indisciplinati, svogliati, poco o nulla interessati verso lo studio. I rapporti fra professori e alunni diventano sempre più difficili.
Ma perché tutto questo?
I motivi sono diversi. cyclops Viviamo in un periodo di profonde trasformazioni.
i giovani sono sottoposti a stimoli esterni sempre maggiori
Di chi sono le responsabilità? Crying or Very sad volendo individuare delle responsabilità, queste vanno individuate dove maggiore è il potere decisionale: governanti, genitori, professori. Sicuramente minori verso gli alunni. Essi, questa società l’hanno trovata. Eppure sono questi a pagare le conseguenze peggiori. le responsabilità sono di un po’ di tutti. Arrow
In fondo tutto questo succede perché per la natura stessa di questa società industriale: dove c'è una richiesta di un numero sempre minore di personale altamente qualificato e specializzato, ed un numero sempre maggiore di personale dequalificato Evil or Very Mad
Che cosa non si dovrebbe fare e che cosa si può?
Razz Sicuramente non servono l'autoritarismo, l'oppressione, le punizioni, le bocciature, le paternali, il permissivismo, le promozioni gratuite, il fregarsene, il sacrificio fine a se stesso, il professore missionario.
Occorre invece una scuola diversificata e valida per tutti, per giovani provenienti dai diversi ceti sociali e con diverse capacità attitudinali. Occorre infine saper responsabilizzare il giovane, infondergli fiducia, aiutandolo nelle difficoltà, con argomenti attuali, con prove possibili e con il premio meritato Surprised . Per tutto questo occorre soprattutto una scuola adeguatamente attrezzata e aggiornata anche nei metodi. alien

LA CARRIERA SCOLASTICA.
La carriera scolastica di un italiano comincia a 6 anni, con la “prima elementare”.
Dopo cinque anni si lascia la Scuola Elementare e si passa alla Scuola Media per tre anni.
Alla fine di questi otto anni lo studente ha completato il ciclo di istruzione obbligatoria e gratuita: la “scuola dell'obbligo”.
E’ il momento di scegliere fra studi letterari (liceo classico, cinque anni), e studi scientifici (liceo scientifico, cinque anni). Oppure è possibile iscriversi ad un istituto Tecnico o ad una Scuola Professionale
(cinque anni), scuole che portano più rapidamente ad un impiego.
La scuola italiana non è a tempo pieno: una media di cinque ore di lezione.
Con la maturità classica o scientifica o con un diploma di istituti Tecnici è possibile iscriversi all'Università. Il diploma di Laurea che dà accesso al mondo del lavoro, si ottiene in quattro anni o cinque anni.
Bastano quattro anni, per esempio, per la laurea in Lettere, Giurisprudenza, Scienze Politiche, Matematica, ecc..
Durano, invece, cinque anni i corsi di laurea in Medicina, Economia, Architettura, ecc.
Da alcuni anni è stata istituita la laurea breve, che ha una durata mediamente di tre anni.


Ultima modifica di arby91 il Mer Ott 29, 2008 7:17 pm, modificato 2 volte
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La nostra scuola oggi

Messaggio  matte91 il Mer Ott 29, 2008 7:03 pm

La scuola italiana è divisa in diversi "livelli".

-La scuola dell'infanzia essa non risulta obbligatoria ed è destinata ai bambini di età compresa dai 2 ai 6 anni
-La scuola primaria o elementare della durata di cinque anni
-La scuola secondaria di primo grado della durata di tre anni

Infine l'ultimo ciclo dell'istruzione italiana può essere diviso in due principali blocchi
-la Scuola secondaria di secondo grado (o scuola media superiore), comprendente i licei, gli istituti tecnici, gli istituti professionali quinquennio;

Formazione

-Istituti professionali (3 anni);
- o i centri di formazione professionale


Al termine di ognuno dei cicli è previsto un'esame di stato, al termine del primo ciclo sostituisce il precedente esame di licenza media.

La nostra istruzione secondaria si è molto modificata negli ultimi tempi con l'istituzione dei debiti formativi, recuperabili a settembre. Se i debiti non vengono saldati lo studente non verrà ammesso all'anno successivo.
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matte91

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La scuola oggi: (dal 2001 sino al 2008)

Messaggio  TO:) il Mer Ott 29, 2008 7:16 pm

Il sistema dell'istruzione italiana ha subito diverse trasformazioni dovute alle riforme dei Ministri delle istruzioni come:
L'ex ministro dell'istruzione Letizia Moratti nel 2001 proponeva:
La riforma Moratti abolisce la Riforma Berlinguer varata nel 1997.
Scuola dell'infanzia:
Nella scuola dell'infanzia è permessa l'iscrizione ai bambini con 28 mesi compiuti (prima erano 36), non ha carattere di obbligatorietà.
Scuola primaria:
Nella scuola primaria è prevista l'iscrizione di un bambino a partire dai 5 anni e mesi 4 compiuti. Fino dal primo anno viene previsto
l'insegnamento di una lingua straniera e dell'uso del computer e di una valutazione biennale.
Abolizione dell'esame di 5° elementare.

Scuola secondaria di primo grado:
Nella scuola secondaria di primo grado è prevista una valutazione dopo il secondo anno, mentre al termine del terzo l'esame di Stato. La durata dell'anno scolastico veniva ridotta a ventisette settimane, e si riducevano da tre a due le ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria (solitamente lingua francese); era prevista l'introduzione del cosiddetto "portfolio", un dossier che documentava le esperienze, scolastiche o meno, tramite le quali ogni studente aveva acquisito le varie "abilità". Come per la scuola primaria, anche nella scuola secondaria di primo grado veniva abolito il tempo prolungato.


Scuola secondaria di secondo grado:
Nella scuola secondaria di secondo grado è previsto un primo biennio e un secondo biennio al quale si aggiunge un ulteriore anno. La maturità è necessaria per accedere all'Università degli studi. Nelle scuole professionali è prevista una durata graduata nel corso degli anni con periodi di alternanza fra scuola e lavoro. Al termine di tre anni viene consegnato un diploma di qualifica. Ha dato inizio inoltre all'adeguamento agli altri Stati Europei (con l'alternanza scuola-lavoro appunto e prevedendo la laurea, almeno in 'Scienze della Formazione Primaria',obbligatoria per i docenti di scuola primaria).


Abrogazione della riforma Moratti
La riforma è stata cancellata e poi sostituita dal Governo Prodi, dopo che negli anni precedenti era stata fortemente osteggiata da gran parte del mondo della scuola, a partire dagli studenti, nonché da tutta la coalizione di centro-sinistra.


Negli anni 2006-2007:
Le elezioni del 2006 vengono vinte dalla coalizione guidata da Romano Prodi. Come Ministro dell'Istruzione viene scelto Giuseppe Fioroni. Con il nuovo governo viene bloccata l'attuazione dei provvedimenti riguardanti il secondo ciclo di studi della Legge 53/2003.

Nell'estate 2006 il ministro propone una revisione dell'esame di Stato (l'ex esame di Maturità), che va verso un irrigidimento: non ammissione degli studenti con debiti formativi nel triennio non saldati, ritorno delle commissioni miste.

Nelle misure della finanziaria 2007 viene riportato l'obbligo scolastico a 16 anni, mentre, in precedenza, era solo un "diritto all'istruzione fino a 16 anni".

Intanto alcune associazioni legate alla sinistra e alla CGIL-FLC raccolgono firme per la Legge di Iniziativa popolare per una buona scuola della Repubblica, con lo scopo di elevare l'obbligo scolastico a 16 anni, la costituzione del "biennio unitario" della scuola secondario superiore e il ridimensionamento del numero di indirizzi.

Il 4 agosto del 2006, per la prima volta nella storia repubblicana[senza fonte], viene presentata alle istituzioni parlamentari una Legge di iniziativa popolare che interviene in modo organico sulla scuola, dalla materna alla media superiore, supportata da oltre 100.000 firme di cittadini e cittadine (Legge n° 1600 della XVª Legislatura). Nell'autunno dello stesso anno, e sempre per la prima volta[senza fonte], una legge di iniziativa popolare viene assunta per la discussione nella commissione competente. Il dispositivo legislativo nasce "dal basso" su iniziativa di alcuni comitati di genitori e docenti che si erano opposti alle leggi di "riforma" proposte dai governi precedenti, movimento che si estende a tutto il territorio nazionale coinvolgendo trasversalmente i più diversi strati sociali e culturali.

Il ministro Fioroni ha inoltre reintrodotto i rimandi estivi al posto dei debiti formativi. I rimandi estivi furono introdotti per la prima volta nel 1923 durante la riforma Gentile e poi furono aboliti nel 1995.



In quest'anno (2008):
Nelle elezioni politiche del 13 aprile 2008 la coalizione di centrodestra, guidata da Silvio Berlusconi, vince la contesa. A capo del dicastero della pubblica istruzione viene messa Mariastella Gelmini che con la sua riforma in questi ultimi giorni molti studenti stanno manifestando.
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Re: istruzione

Messaggio  pimpi92 il Mer Ott 29, 2008 7:22 pm

Se accendiamo il televisore o sfogliamo i giornali, troviamo sempre notizie che parlano di ragazzi, di scuola, di riforme varie, di famiglie che contestano, di bullismo, di professori che dissentono dalle disposizioni ministeriali e manifestano a volte anche in maniera che, solo essi, definiscono folkloristiche.
Si parla di scuole elementari, di professori unici, dei voti in condotta e si pensa alla bocciatura nel caso di 5 in condotta (anche se quest'ultima affermazione non corrisponde al vero, in quanto per una ripetizione dell'anno si considera il comportamento dell'alunno, ed il giudizio del consiglio di classe).
Quel che mi sorprende è che non si parla mai di preparazione degli insegnanti, della loro capacità di trasmettere le nozioni scolastici agli alunni. Non si parla mai di libri di testo, dei contenuti degli stessi, e dalla capacità degli alunni di capire cosa i testi vogliono dire ed esprimere.
Quanti libri rimangono intonsi? Quanti libri vengono sfogliati raramente in classe e seguiti dagli alunni.? Chi e come adotta i libri di testo (certamente non hanno voce in capitolo gli insegnanti, diciamo precari!)?

E poi, siamo sicuri che i genitori che vanno in piazza si interessano degli studi dei loro figli? li seguono quando studiano a casa, partecipano alla loro vita scolastica? o lo fanno solo per reclamare, inviperiti, quando i loro bravi ragazzi ricevono una nota di biasimo? Come mai il mio figliolo è bravo, studia tanto, è solare (una parola di moda)!

Io frequentavo la Scuola Elementare Perasso, vicino a Corso Roma, ed ho avuto come unico insegnante il Professor Salerno. Era duro, ma anche bonario, ci sgridava ma era anche comprensibile ed umano. Lo ricordo con tanta nostalgia ma, purtroppo, non ho alcuna foto (anche di tutta la scolaresca) ed è un peccato. Quando ci puniva, dietro la lavagna, tornavo a casa e raccontavo tutto ai miei genitori, i quali mi dicevano: "certamente te lo sei meritato! Cosi ti impegnerai di più e ti applicherai meglio nello studio".
A casa mia, come penso nella maggioranza delle case, l'educazione non era un optional!

Gli insegnanti scioperano e manifestano. Forse hanno anche ragione, perchè sanno che sarà difficile, per alcuni di essi, con la preparazione acquisita, conoscere a fondo tutte le materie, e sarà difficile trasmetterle agli alunni. Probabilmente dovranno anche essi riprendere i libri e studiare.
Oggi, anche alle elementari, si va a scuola con il telefonino, si scherza, si chiacchiera, si mastica gomma americana e si entra in classe con il cappellino ultima moda. Non è bello, oltre che poco educato!
Certo che se si vede in televisione un grosso campione di calcio che, mentre riceve la cittadinanza italiana, si presenta al Sindaco con la sciarpa tricolore, indossando il suo berrettino sponsorizzato, non si può pensare bene. E' un idolo e va imitato, vero??

Io penso, che le prime nozioni del comportamento, dell'educazione, del rispetto verso colleghi ed insegnanti si impara a casa, con il rispetto nei confronti dei genitori e dei fratelli. Se manca questo modo di vivere avremo una bella classe futura!!!
Poi si parla anche, fortunatamente raramente, dello zero dato a qualche alunno. Non è giusto. Io l'ho avuto uno zero, in Inglese, e frequentavo l'Istituo Ragioneria Marconi. Fu il professore Palumbo che volle premiarmi con un bel voto e farmi capire che in inglese ero un vero somaro. Lo ammetto, anche dopo tanti anni. Ma questo episodio mi spronò a studiare, e quando arrivò il giorno fatidico dell'interrogazione, feci una magnifica figura ed il rofessore mi disse: "You surprise my", ed io di rimando risposi "Y am sorry my professor". Il professore sorridendo mi congedò con un bel sette. Io avevo capito la lezione.

Tornando a bomba devo dire che con l'evolversi dei programmi e con nuove materie da studiare, probabilmente, nelle elementari, andrebbero bene due insegnanti: uno per le materie letterarie ed un uno per quelle scientifche. Ma è necessaria, soprattutto, la preparazione degli insegnanti.
Nel pomeriggioè importante andare in palestra per seguire alcune ore di Educazione Fisica (così si chiamava una volta). Potremmo avere ragazzi sani, allegri, e chissà che un domani non emergano in qualche disciplina con soddisfazione loro, e di tutti, anche in campo internazionale. E, poi un paio di ore in palestra. Vuol dire toglierli un paio di ore dalla strada.
Con l'aiuto della famiglia e della scuola si deve far capire ai ragazzi cosa vogliono dire educazione, rispetto e voglia di studiare... insomma: cosa è la vita.
Altrimenti il futuro sarà duro, veramente duro, ed arriverà il giorno in cui si pentiranno di avere preso sottogamba tante cose, che possono offendere i colleghi, la scuola e la famiglia. Ed il pentimento vorra' dire tristezza, per chi ha ancora del buon senso.
I genitori siano vicini ai figli, così come gli insegnanti. Un bravo scolaro, ed un bravo figliolo, sarà senz'altro un bravo cittadino.
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Re: istruzione

Messaggio  pikolamimi il Mer Ott 29, 2008 7:22 pm

Lo spirito educativo dell'Umanesimo trovò modo di esplicarsi al massimo durante il Rinascimento, con un rinnovato interesse per l'istruzione e la diffusione di scuole nelle quali all'insegnamento del greco e del latino si accompagnarono discipline come la storia, la poesia e l'etica, oltre alla pratica dell'esercizio fisico. In questa miniatura lombarda del XV secolo è raffigurato Massimiliano Sforza, figlio del duca di Milano Ludovico il Moro, mentre prende lezioni da un maestro.
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Re: istruzione

Messaggio  Vale il Mer Ott 29, 2008 7:23 pm

Nel corso della storia dell'istruzione italiana dal secondo dopoguerra ad oggi, abbiamo assistito a vari mutamenti grazie all'approvazione di alcune riforme. Tra le riforme che si sono susseguite nel corso di questo periodo possiamo ricordare l'istituzione negli anni sessanta della scuola materna statale, la liberalizzazione degli accessi alle università e le modifiche degli esami di maturità;possiamo, inoltre, per quanto riguarda gli anni successivi, parlare della riforma Berlinguer, varata nel 1997, che consisteva nell'innalzamento dell'obbligo scolastico, la riforma dell'esame di maturità, l'autonomia scolastica ed il riordino dei cicli.
Infatti, Berlinguer nel gennaio del 1997 pubblicò il primo Documento di discussione sulla riforma dei cicli di istruzione, che si dice fosse ispirato a un documento dal titolo Prospettive europee per il sistema formativo italiano fatto circolare fin dal settembre del 1996 da Attilio Monasta. In tale documento erano delineati i principi ispiratori dell'azione del ministro: fra questi, in primo luogo, la necessità di superare la distinzione, tipica del sistema formativo italiano tradizionale, fra cultura e professionalità e, quindi, fra formazione culturale e formazione professionale. Uno dei concetti fondamentali è quello di «nuova professionalità», come capacità di «controllo e direzione dei processi in cui ciascuno è inserito», un concetto frutto della cultura sindacale degli anni settanta. Inoltre, l’articolazione del percorso scolastico non più per ordini e gradi di istruzione, bensì per obiettivi di apprendimento, con una sostanziale continuità dei cicli di istruzione. Due soli possibili modelli: o due cicli di istruzione (un ciclo di base, fino ai 13 o 14 anni, ed un ciclo secondario fino a 18 anni) o addirittura un ciclo unico, progressivo e comprensivo, dai 6 ai 16 o 17 anni. Ciò che avrebbe dovuto essere superato era la distinzione del percorso scolastico in tre cicli, fortemente separati fra loro ed altamente selettivi.

Così il 3 giugno 1997 il governo presenta la "Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell'Istruzione", con la quale doveva venire stravolto il sistema scolastico italiano, poiché erano previsti due cicli scolastici. Il ciclo primario ,di sei anni di durata, diviso in tre bienni, aveva come scopo di "concorre alla formazione dell'uomo e del cittadino nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità individuali, sociali e culturali. Esso favorisce la formazione della personalità degli alunni promuovendone l'alfabetizzazione per l'acquisizione dei linguaggi e dei saperi indispensabili, per lo sviluppo delle capacità critiche e di un atteggiamento positivo nei confronti dell'apprendimento, per il riconoscimento e la condivisione dei valori fondanti la convivenza civile e democratica", e più in particolare i primi due bienni era "lo sviluppo delle conoscenze e delle abilità di base e della dimensione relazionale" ed il terzo biennio "il consolidamento, l'approfondimento e lo sviluppo delle conoscenze acquisite e la crescita di autonome capacità di studio, di elaborazione e di scelta coerenti con l'età degli alunni, mediante il graduale passaggio dalle grandi aree tematiche alle discipline. Anche il ciclo secondario durava sei anni e si articolava "nelle grandi aree umanistica, scientifica, tecnica, tecnologica, artistica e musicale ed ha la funzione di consolidare e riorganizzare le capacità e le competenze acquisite nel ciclo primario, di arricchire la formazione culturale, umana e civile degli studenti, sostenendoli nella progressiva assunzione di responsabilità, e di offrire loro conoscenze e capacità adeguate all'accesso all'istruzione superiore universitaria e non universitaria ovvero all'inserimento lavorativo", il primo anno si caratterizzava "per la prevalenza degli insegnamenti fondamentali [...]", il secondo ed il terzo anno "per l'approfondimento degli insegnamenti comuni e per la progressiva estensione dell'area degli insegnamenti disciplinari specifici dell'indirizzo prescelto [...]", ed infine il trienni finale riguardava gli insegnamenti specifici a ciascun indirizzo. Si accennava inoltre, alla formazione degli adulti, alla formazione continua ed all'istruzione tecnica superiore.

Nel frattempo Forza Italia ed Alleanza Nazionale presentano le loro proposte di riforma della scuola. Forza Italia propone di rimodulare la scansione, dopo la scuola d'infanzia, in tre gradi scolastici: primo grado, dai 6 ai 10 anni, secondo, dai 10 ai 14, terzo, dai 14 ai 18; inoltre abolizione del valore legale del titolo di studio, parità scolastica, formazione professionale a partire dai 12 anni di età, riforma della professione insegnante e l'elevazione dell'obbligo scolastico a 16 anni. Il testo di Alleanza Nazionale prevedeva la scansione Scuola Materna, Scuola di Base, Scuola Secondaria (biennio propedeutico agli studi del triennio), il Liceo unico, con cinque indirizzi, e l'Istituto Tecnico con molti indirizzi, la riforma dell'esame di maturità, l'autonomia della scuola, parità scolastica e l'istituzione dell'Ordine Nazionale dei Docenti (simile a quello dei medici, avvocati e notai).

Con la Legge 10 dicembre 1997, n. 425 viene riformato l'esame di maturità. L'esame di Stato comprende tre prove scritte e un colloquio. La prima riguarda la Lingua Italiana, la seconda una delle materie caratterizzanti l'indirizzo di studio e la terza, multidisciplinare, è una serie di quiz a risposta multipla. Il colloquio si verte su argomenti multidisciplinari. Il punteggio di valutazione, passa dai sessantesimi ai centesimi e viene introdotto il credito formativo. I commissari saranno membri interni alla scuola. Il presidente della commissione è esterno. La riforma viene avviata con l'anno scolastico 1998-99.

Per parlare, infine, degli anni duemila vediamo al centro di tante polemiche la riforma Moratti, la riforma Fioroni ed infine la contestata riforma Gelmini che attualmente è al centro di tante polemiche da parte delle famiglie, dei sindacati e soprattutto dgli studenti e dei docenti.
La riforma Moratti consisteva nell'abolizione degli esami di 5° elementare.
La riforma Gelmini prevede che sia introdotto nuovamente il maestro unico nelle scuole elementari e ciò sta provocando tante proteste poichè prevede tagli riguardo all'occupazione dei docenti provocando, appunto, disoccupazione nel mondo scolastico.
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