Raccontare nelle diverse forme

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Raccontare nelle diverse forme

Messaggio  Admin il Mar Nov 25, 2008 5:53 pm

Il testo narrativo può trovarsi espresso in forma poetica e prosaica. Nella prima forma rientrano i poemi, nella seconda le novelle, i racconti e i romanzi.
Cerca l'origine dei poemi e la loro evoluzione fino ad oggi.
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Re: Raccontare nelle diverse forme

Messaggio  Vale il Mar Nov 25, 2008 6:03 pm

Un poema (dal greco ποιεω - poièo - anticamente i poèmati) è una composizione letteraria in versi, per lo più di carattere narrativo o didascalico e di ampia estensione, spesso suddivisa in più parti.
Con questo termine si intende generalmente il genere letterario che comprende tali composizioni.
L'uso di tale termine, in tempi moderni e accogliendo l'accezione di lingua francese, è talvolta esteso anche a componimenti più brevi e di carattere lirico, nonché essere riferito ad una composizione musicale (poema sinfonico).
Un poema è in genere scritto in versi endecasillabi, perché sono versi narrativi, serve per raccontare, ed è molto più lungo di una poesia.
Il poema è strutturato in tre fasi:

1) Protasi: riassunto in pochi versi di tutto il contenuto dell'opera;

2) Invocazione: richiesta di aiuto (ispirazione) ad un'entità superiore (dèi, muse della letteratura nell'età classica, Maria nella letteratura religiosa del cristianesimo, oppure una vera donna come nel caso di Ludovico Ariosto);

3) Dedica: nel poema classico, la dedica non è presente in modo scritto perché era destinato alla declamazione orale, dal medioevo in poi la dedica sarà presente per dimostrare gratitudine a chi ospita l'autore.

Origini del poema:
Le prime forme poetiche del poema sono legate al genere epico, quello che narra delle vicende mitiche ed eroiche che stanno alla radice dell’identità culturale, religiosa e sociale di un popolo. Così sono i poemi epici classici, dall’Iliade e dall’Odissea di Omero ai poemi di Esiodo, dall’Eneide di Virgilio alla successiva tradizione epica latina rappresentata, tra gli altri, da Lucano e da Stazio; e poi quelli composti in epoca medievale, che sono legati al sorgere dell’identità nazionale dei nuovi stati: le chansons de geste (tra tutte la Chanson de Roland) per la Francia, i cantari per la Spagna (celebre il Cantar de mío Cid), i poemi legati alla cultura nordica: dall’anglosassone Beowulf alla scandinava Edda, dal germanico Cantare dei Nibelunghi al russo Canto della schiera di Igor.
La forma narrativa in versi del poema si può tuttavia prestare anche a contenuti diversi: ne è un illustre esempio quella summa enciclopedica della poesia e del sapere medievale che è la Divina Commedia di Dante, poema in cui l’epico si mischia al sacro, il comico al politico, il realistico all’allegorico.
Il Rinascimento italiano vide poi nascere, con Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto, il poema epico-cavalleresco e, con Luigi Pulci e Teofilo Folengo, quello eroicomico, mentre l’argomento sacro introdotto già a fine Cinquecento in un impianto epico-cavalleresco con la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, veniva ripreso nelle letterature moderne europee in illustri modelli come Il paradiso perduto di John Milton (1667) e la Messiade di Gottlieb Klopstock (1748-1773).
Un altro comune denominatore della forma poema, nelle diverse tradizioni letterarie occidentali, risiede nella forma metrica che opta prevalentemente per un verso dalla scansione ampia e solenne, come l’esametro nelle opere classiche e l’endecasillabo nei poemi italiani.
L’uso del verso per le narrazioni estese viene meno a partire dalla seconda metà del Settecento e il poema, ridotto nelle dimensioni strutturali e nella denominazione a “poemetto”, vede ridotto il suo impiego al solo ambito lirico.
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Re: Raccontare nelle diverse forme

Messaggio  pimpi92 il Mar Nov 25, 2008 6:22 pm

Un poema (dal greco ποιεω - poièo - anticamente i poèmati) è una composizione letteraria in versi, per lo più di carattere narrativo o didascalico e di ampia estensione, spesso suddivisa in più parti.
Con questo termine si intende generalmente il genere letterario che comprende tali composizioni.
L'uso di tale termine, in tempi moderni e accogliendo l'accezione di lingua francese, è talvolta esteso anche a componimenti più brevi e di carattere lirico, nonché essere riferito ad una composizione musicale (poema sinfonico).
Un poema è in genere scritto in versi endecasillabi, perché sono versi narrativi, serve per raccontare, ed è molto più lungo di una poesia.
Le prime forme poetiche del poema sono legate al genere epico, quello che narra delle vicende mitiche ed eroiche che stanno alla radice dell’identità culturale, religiosa e sociale di un popolo. Così sono i poemi epici classici, dall’Iliade e dall’Odissea di Omero ai poemi di Esiodo, dall’Eneide di Virgilio alla successiva tradizione epica latina rappresentata, tra gli altri, da Lucano e da Stazio; e poi quelli composti in epoca medievale, che sono legati al sorgere dell’identità nazionale dei nuovi stati: le chansons de geste (tra tutte la Chanson de Roland) per la Francia, i cantari per la Spagna (celebre il Cantar de mío Cid), i poemi legati alla cultura nordica: dall’anglosassone Beowulf alla scandinava Edda, dal germanico Cantare dei Nibelunghi al russo Canto della schiera di Igor.
La forma narrativa in versi del poema si può tuttavia prestare anche a contenuti diversi: ne è un illustre esempio quella summa enciclopedica della poesia e del sapere medievale che è la Divina Commedia di Dante, poema in cui l’epico si mischia al sacro, il comico al politico, il realistico all’allegorico.
Il Rinascimento italiano vide poi nascere, con Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto, il poema epico-cavalleresco e, con Luigi Pulci e Teofilo Folengo, quello eroicomico, mentre l’argomento sacro introdotto già a fine Cinquecento in un impianto epico-cavalleresco con la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, veniva ripreso nelle letterature moderne europee in illustri modelli come Il paradiso perduto di John Milton (1667) e la Messiade di Gottlieb Klopstock (1748-1773).
Un altro comune denominatore della forma poema, nelle diverse tradizioni letterarie occidentali, risiede nella forma metrica che opta prevalentemente per un verso dalla scansione ampia e solenne, come l’esametro nelle opere classiche e l’endecasillabo nei poemi italiani.
L’uso del verso per le narrazioni estese viene meno a partire dalla seconda metà del Settecento e il poema, ridotto nelle dimensioni strutturali e nella denominazione a “poemetto”, vede ridotto il suo impiego al solo ambito lirico.
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Re: Raccontare nelle diverse forme

Messaggio  matte91 il Mar Nov 25, 2008 6:43 pm

Gli inizi di questo genere letterario si perdono nella notte dei tempi e sono senza dubbio orali, basti pensare che i due più grandi poemi epici dell'umanità il Mahabharata (IV sec. a.C -IV sec. d.C.). e il Ramayana, che precedono di secoli l'epica dell'Iliade e dell'Odissea, furono tramandati oralmente prima di essere trascritti e sono composti nella struttura giunta fino a noi da ben 100.000 strofe.

Il poema epico è un'opera poetica di carattere narrativo, di notevole estensione e di vasto respiro, che canta temi e leggende mitiche.

Possiamo senza dubbio affermare che l'epica ha costituito il substrato su cui un popolo ha costruito la prima propria identità; la funzione culturale del bardo, del cantore itinerante, che riceveva ospitalità ovunque andasse a declamare, è stata insostituibile collante di genti, villaggi e città che grazie all'epica si sono riconosciuti in una origine comune.

Il più antico poema epico è il Gilgamesh, di epoca sumerico-babilonese, risale al 2000 a.C. circa e contiene la descrizione del diluvio universale.

Le più antiche testimonianze della poesia e del pensiero greco pervenuteci sono date dall'Iliade in 24 libri, datata tra il X e il IX sec. a..C., e l'Odissea, anch'essa in 24 libri, probabilmente di poco posteriore.

Questi due poemi epici hanno un'importanza fondamentale per la cultura europea, perchè sono il punto di partenza della civiltà letteraria occidentale cioè di quella tradizionale che, attraversa la cultura greca-romana, arricchita da rapporti provenienti dal Centro e dal Nord Europa, ma fondato su basi portanti della moderna letteratura europea.

L'Eneide, di Virgilio, composta tra il 29 e il 19 a.C. in 12 libri in esametri, trae forte ispirazione dai poemi omerici e rappresenta il modello più alto dell'epica in lingua latina.

Di molti secoli posteriore il Beowulf, ( X sec. d. C.) che è il più antico poema epico della letteratura anglosassone. Il "Cantare dei Nibelunghi" germanico (XIII sec.), ha come protagonista un tipo di eroe forte, talvolta spietato e crudele, che non cerca la protezione degli dei perchè egli stesso è un dio o un semidio.

Al medioevo appartiene invece la tradizione delle chansons de geste, poemi composti per celebrare le gesta delle più importanti famiglie del tempo. I protagonisti sono nobili paladini, difnsori della fede cristiana, ricchi di doti comune, di misure di equilibrio (XI - XII sec.)

Accanto alla chansons de geste, si diffuse nell'area francese, nel XII e nel XII sec. il poema cavalleresco, fondato sui miti bretoni, che narrava le vicende avventurosi dei cavalieri della Tavola Rotonda.

I poemi francesi fornirono ai poemi italiani lo spunto per la creazione di una forma di racconto epico, il poema cavalleresco rinascimentale, possiamo citare l'"Orlando innamorato" di Matteo Maria Boiardo (1440 - 1490) e l' "Orlando Furioso" di Ludovico Ariosto (1544 - 1533).

Un altro tentativo di rinnovare il genere fu quello di Torquato Tasso (1544 - 1595), che con la "Gerusalemma Liberata" creò un poema epico sulla verosimiglianza dei fatti, senza escludere però l'elememto fantastico e soprannaturale.

Nel Settecento, per il poema epico inizia il declino definitivo, fino ache l'Ottocento ne decretò la totale inattualità, sciegliendo una nuova <epopea>, quella borghese, affidata al romanzo.

Ai nostri giorni, un genere epico vero e proprio non esiste più; l'aggettivo <epico> continua però a essere usato in riferimento a tutte le produzioni letterarie, ma anche filmiche.

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Re: Raccontare nelle diverse forme

Messaggio  SiSSy*_* il Mar Nov 25, 2008 6:44 pm

1) Il poema è generalmente caratterizzato da due "momenti" ricorrenti: la mimetica, che riporta in presa diretta i discorsi dei personaggi e la diegetica, ossia la narrazione in terza persona.
Il fulcro dell’epica è costituito dalle gesta dell’eroe che è sempre una persona più intelligente, forte, brillante o astuta degli altri uomini (Achille per la forza, Odisseo per l'astuzia, Ettore per la devozione alla patria, Enea per la pietas...).
I segni distintivi del poema epico, oltre ovviamente all'argomento trattato, riguardano anche lo stile e certi motivi ricorrenti.
Il poema epico si apre sempre con una protasi, in cui dopo l'invocazione alla Musa viene brevemente presentato l'argomento del poema (solitamente incentrato sulle gesta di un eroe).
Un poema epico è scritto in versi, il più antico dei quali è l’esametro.
Frequenti sono i patronimici, attributi che qualificano la discendenza spesso divina dell'eroe, importanti anche perché conferiscono musicalità ai versi e ne facilitano la memorizzazione, dando vita a vere e proprie formule.
Bisogna infatti ricordare che la poesia epica è legata fortemente alla tradizione orale, gli aedi, cantavano di città in città il loro poema accompagnati dalla cetra e ovviamente, data l'enorme quantità di versi da imparare a memoria per la recitazione, prediligevano i motivi ricorrenti(più facilmente memorizzabili).
Perciò, insieme ai patronimici, altrettanto ricorrente, è l'uso dell'epiteto, l'aggettivo che caratterizza l'eroe e ne sottolinea una determinata caratteristica straordinaria ("Achille piè veloce", "l'astuto Odisseo").
Così come intere scene si ripetono in forma fissa.
Ogni volta che sorge l'alba, l' Iliade e l' Odissea ricorrono alla stessa identica sequenza di parole, così come ogni volta che nell' Iliade un eroe veste le armi, o che nell' Odissea i marinai si imbarcano sulle navi o ne discendono.
Nel libro VIII dell' Odissea, ad es., durante un banchetto serale alla corte dei Feaci, all'aedo Demodoco viene consegnata la lira e gli viene chiesto di cantare l'episodio del cavallo di Troia e della caduta della città.
L'aedo doveva dunque conoscere a memoria tutto il contenuto dei poemi, così da recitarlo al momento della richiesta del suo pubblico.
Lo stile formulare era indispensabile in quest'opera di memorizzazione.
2)La novellistica ha, nel Duecento, un carattere di freschezza e originalità che si esprime in alcuni validi testi come il Libro de' sette savi opera di traduzione dal francese di una trama narrativa che ebbe in seguito diffusione in tutte le letterature, i Conti di antichi cavalieri, anch'essi derivati dal francese, un poema formato di varie storie cavalleresche e, soprattutto, il Novellino, chiamato anche Le cento novelle antiche o Libro del bel parlare, che trova nella borghesia comunale che stava affermandosi in quel periodo, con i suoi ideali di gentilezza, di cortesia, di sottile intelligenza e del bel parlare, la sua migliore celebrazione.
3)Il racconto è una narrazione in prosa di contenuto fantastico o realistico di minore estensione rispetto al romanzo.
Nel racconto lo scrittore tratteggia in poco spazio un ambiente o una situazione, nella quale muove personaggi, a volte uno solo, senza possibilità di grande sviluppo.
Chi si esprime nella dimensione del racconto normalmente ne compone una serie, e il suo mondo interiore si estrinseca in una costellazione di racconti: ciascun testo, per quanto in sé concluso (a differenza dei capitoli di un romanzo è portatore di una storia completa), va visto in collegamento unitario con gli altri appartenenti alla stessa raccolta.
Se riferito ad una specifica persona, il racconto - di formato più o meno esteso - diventa biografico. Se il racconto è scritto in riferimento a sé stessi, si è davanti ad un racconto autobiografico.
4)Il romanzo è un genere della narrativa in prosa, caratterizzato da un testo di una certa estensione.
La parola romanzo deriva dal termine francese antico romanz o roman, che è una abbreviazione della locuzione latina romanice loqui, cioè "parlare in lingua romanza", vale a dire in lingua di derivazione latina.
I primi testi ad essere chiamati "romanzi" appartengono alla letteratura francese delle origini che ancora non si distingue del tutto da quella delle altre nazioni europee che hanno in comune la stessa eredità linguistica e cioè il latino.
Il romanzo si distingue dalla novella o racconto per la lunghezza e pertanto anche dalla maggiore complessità, cioè tempi più lunghi, vicende ed ambienti più elaborati, maggior numero di personaggi. Esistono comunque romanzi brevi, così come esistono racconti lunghi.
Deve essere comunque chiarito che, se in italiano, il termine romanzo si riferisce a qualunque narrazione lunga in prosa, in inglese romance sta ad indicare le forme narrative di carattere eroico-mitiche tendenti all'allegoria e in cui si presentano elementi di fantastico, mentre le narrazioni in cui la rappresentazione della vita e la cornice sociale sono realistiche vengono indicate con il termine novel. flower

5)Il poema è generalmente caratterizzato da due "momenti" ricorrenti: la mimetica, che riporta in presa diretta i discorsi dei personaggi e la diegetica, ossia la narrazione in terza persona.
Il fulcro dell’epica è costituito dalle gesta dell’eroe che è sempre una persona più intelligente, forte, brillante o astuta degli altri uomini (Achille per la forza, Odisseo per l'astuzia, Ettore per la devozione alla patria, Enea per la pietas...).
I segni distintivi del poema epico, oltre ovviamente all'argomento trattato, riguardano anche lo stile e certi motivi ricorrenti.
Il poema epico si apre sempre con una protasi, in cui dopo l'invocazione alla Musa viene brevemente presentato l'argomento del poema (solitamente incentrato sulle gesta di un eroe).
Un poema epico è scritto in versi, il più antico dei quali è l’esametro.
Frequenti sono i patronimici, attributi che qualificano la discendenza spesso divina dell'eroe, importanti anche perché conferiscono musicalità ai versi e ne facilitano la memorizzazione, dando vita a vere e proprie formule.
Bisogna infatti ricordare che la poesia epica è legata fortemente alla tradizione orale, gli aedi, cantavano di città in città il loro poema accompagnati dalla cetra e ovviamente, data l'enorme quantità di versi da imparare a memoria per la recitazione, prediligevano i motivi ricorrenti(più facilmente memorizzabili).
Perciò, insieme ai patronimici, altrettanto ricorrente, è l'uso dell'epiteto, l'aggettivo che caratterizza l'eroe e ne sottolinea una determinata caratteristica straordinaria ("Achille piè veloce", "l'astuto Odisseo").
Così come intere scene si ripetono in forma fissa.
Ogni volta che sorge l'alba, l' Iliade e l' Odissea ricorrono alla stessa identica sequenza di parole, così come ogni volta che nell' Iliade un eroe veste le armi, o che nell' Odissea i marinai si imbarcano sulle navi o ne discendono.
Nel libro VIII dell' Odissea, ad es., durante un banchetto serale alla corte dei Feaci, all'aedo Demodoco viene consegnata la lira e gli viene chiesto di cantare l'episodio del cavallo di Troia e della caduta della città.
L'aedo doveva dunque conoscere a memoria tutto il contenuto dei poemi, così da recitarlo al momento della richiesta del suo pubblico.
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Re: Raccontare nelle diverse forme

Messaggio  CLAUDIETTA=) il Mar Nov 25, 2008 6:57 pm

Un poema epico è un componimento letterario che narra le gesta, storiche o leggendarie, di un eroe o di un popolo, mediante le quali si conservava e tramandava la memoria e l'identità di una civiltà o di una classe politica.

il termine epica significa parola. L'epica narra in versi il mytbos, cioè il racconto che è un passato glorioso guerre, avventure. L'epica è la prima forma di narrativa, ma non solo, costituisce anche una sorta di enciclopedia del sapere religioso, politico ecc. L'epica veniva trasmessa oralmente con un accompagnamento musicale. I poemi epici di tutte le letterature attingono a un patrimonio di miti preesistente; il più antico poema epico che si conosca è quello mesopotamico, che narra le avventure del re di Uruk, Gilgames
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Re: Raccontare nelle diverse forme

Messaggio  winnina1990 il Mar Nov 25, 2008 6:58 pm

Poema Lunga composizione narrativa in versi, il più delle volte articolata in parti distinte in canti o in libri.

Le prime forme poetiche del poema sono legate al genere epico, quello che narra delle vicende mitiche ed eroiche che stanno alla radice dell’identità culturale, religiosa e sociale di un popolo. Così sono i poemi epici classici, dall’Iliade e dall’Odissea di Omero ai poemi di Esiodo, dall’Eneide di Virgilio alla successiva tradizione epica latina rappresentata, tra gli altri, da Lucano e da Stazio; e poi quelli composti in epoca medievale, che sono legati al sorgere dell’identità nazionale dei nuovi stati: le chansons de geste (tra tutte la Chanson de Roland) per la Francia, i cantari per la Spagna (celebre il Cantar de mío Cid), i poemi legati alla cultura nordica: dall’anglosassone Beowulf alla scandinava Edda, dal germanico Cantare dei Nibelunghi al russo Canto della schiera di Igor.

La forma narrativa in versi del poema si può tuttavia prestare anche a contenuti diversi: ne è un illustre esempio quella summa enciclopedica della poesia e del sapere medievale che è la Divina Commedia di Dante, poema in cui l’epico si mischia al sacro, il comico al politico, il realistico all’allegorico.

Il Rinascimento italiano vide poi nascere, con Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto, il poema epico-cavalleresco e, con Luigi Pulci e Teofilo Folengo, quello eroicomico, mentre l’argomento sacro introdotto già a fine Cinquecento in un impianto epico-cavalleresco con la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, veniva ripreso nelle letterature moderne europee in illustri modelli come Il paradiso perduto di John Milton (1667) e la Messiade di Gottlieb Klopstock (1748-1773).

Un altro comune denominatore della forma poema, nelle diverse tradizioni letterarie occidentali, risiede nella forma metrica che opta prevalentemente per un verso dalla scansione ampia e solenne, come l’esametro nelle opere classiche e l’endecasillabo nei poemi italiani.

L’uso del verso per le narrazioni estese viene meno a partire dalla seconda metà del Settecento e il poema, ridotto nelle dimensioni strutturali e nella denominazione a “poemetto”, vede ridotto il suo impiego al solo ambito lirico
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