Il teatro nel medio evo

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

Il teatro nel medio evo

Messaggio  Admin il Gio Nov 20, 2008 7:03 pm

Cercate le principali forme di rappresentazioni teatrali durante il medio evo e spiegate le ragioni delle scelte tematiche in esse contenute Laughing
avatar
Admin
Admin

Messaggi : 29
Data d'iscrizione : 28.10.08
Età : 68
Località : Cagliari

Vedi il profilo dell'utente http://partecipiamo.0forum.biz

Tornare in alto Andare in basso

Re: Il teatro nel medio evo

Messaggio  CLAUDIETTA=) il Gio Nov 20, 2008 7:10 pm

Admin ha scritto:Cercate le principali forme di rappresentazioni teatrali durante il medio evo e spiegate le ragioni delle scelte tematiche in esse contenute Laughing

1) Il primo luogo scenico del teatro medievale è la chiesa. Durante le funzioni religiose, si cominciò a mettere in scena i passi del vangelo commentate dal sacerdote. Queste rappresentazioni assunsero in seguito una propria autonomia, spostandosi infine in luoghi esterni agli edifici religiosi. Quindi gli aspetti fondamentali del teatro medioevale furono la drammatizzazione, i motivi teatrali religiosi, una componente liturgica e didattica e uno sviluppo di una forma drammatica in volgare.

2) Dall'antifona al dramma religioso
Una delle peculiarità che rende affascinante il teatro medioevale fu certamente la mescolanza di forme drammatiche differenti, come quelle cristiane e pagane, ma saldate insieme a quell'aspetto rituale costituito da cerimonie liturgiche effettuate in chiesa, ma anche in occasione delle feste stagionali popolari.
L'atteggiamento della chiesa nei confronti del teatro fu paradossale, dato che i documenti pontifici diffusi per tutto il Medioevo, condannarono il teatro e lo spettacolo, e ancora nel 1215 la Costituzione del Concilio Lateranense proibiva ai chierici di avere contatti con istrioni, giocolieri, ecc.
3) Nel x secolo si iniziarono a musicare alcuni passi del vangelo, i Tropi, affidandone l'esecuzione a due cori che si scambiavano battute in un dialogo cantato. Questa è l'antifona, un canto liturgico che, esattamente come il ditirambo di memoria greca, genererà una nuova forma di teatro, quello liturgico, che avrà origine laddove i tropi, dapprima cantati, divennero rappresentati dagli stessi celebranti.
4) Ben presto questi ultimi, coadiuvati da alcuni ragazzi del coro, daranno corpo alla narrazione biblica su appositi palchetti di legno, vestiti di costumi appropriati, con lo scopo di donare anche ai fedeli analfabeti la conoscenza degli episodi cruciali delle sacre scritture. E fu proprio l'affluenza dei fedeli a spingere gli "attori" a spostarsi sul sagrato, dinnanzi ai fedeli riuniti i quali assistevano ormai alla messinscena di veri e propri '"cicli"' come quello della nascita di Cristo, ovviamente composto da più episodi. A fare da sfondo ad ognuno degli episodi del "ciclo" c'era un'apposita struttura lignea (mansio) cosicché, concluso un episodio, gli attori passavano in un'altra mansio ed iniziavano a recitarne uno nuovo. Le mansiones, dette dagli storici "luoghi deputati", rappresentavano luoghi diversi dell'azione ed erano compresenti, per cui si è parlato di "scena multipla simultanea".
5) Una delle prime testimonianze del teatro medievale sacro è del 970, quando il Vescovo di Winchester descrive una sacra rappresentazione vista probabilmente a Limoges in Francia.
Queste prime prove fatte all'interno delle chiese ben presto ebbero bisogno di uno spazio scenico più capace poiché le più importanti sacre rappresentazioni erano costituite da scenografie multiple, dove apparivano contemporaneamente le varie scene della vita di Cristo.
6) In Francia, ma non soltanto, si cercò di recuperare lo spazio rappresentativo degli antichi teatri romani e ciò aprì la stagione anche del teatro profano medievale che ripropose ai cittadini le antiche commedie dei vari Plauto e Terenzio che, in seguito,
tradotti in lingua volgare dagli Umanisti furono gli spettacoli antesignani del teatro rinascimentale.
7) La lauda drammatica
La lauda drammatica, che racchiudeva in sé già tutte le caratteristiche di uno spettacolo teatrale con attori, costumi e musiche, trae le sue origini dalla ballata profana e, come la ballata, è composta da "stanze" per lo più affidate ad un solista o ad un gruppo da intendersi anche come coro. Il precursore della forma dialogica che porterà alla nascita della lauda drammatica fu senza dubbio Jacopone da Todi (1230-1306). La sua lauda più celebre fu la "Donna de paradiso" (o "Pianto di Maria"), scritta in versi settenari e in cui, oltre alla Madonna, compaiono numerosi personaggi come: Gesù, il popolo, il nunzio fedele (facilmente identificabile in san Giovanni apostolo).
A rappresentare le laude nacquero quindi le cosiddette "fraternite" (poi "confraternite") composte spesso da chierici, ma anche da laici.
Dalle fraternite si svilupparono poi successivamente i laudesi, i battuti, i disciplinati ecc..
In Italia, i centri più importanti di sviluppo e diffusione di questo teatro religioso furono Perugia, Assisi, Orvieto, L'Aquila, Roma e Firenze.
Cool Dal sacro al profano
La chiesa, intesa come spazio architettonico, diventò ben presto un ambiente troppo stretto per lo svolgimento delle rappresentazioni sacre, sia dal punto di vista volumetrico sia dal punto di vista riguardante la libertà espressiva.
Si iniziarono presto (cioè fin dalla fine del 1300) a costruire dei "palcoscenici" nei sagrati all'esterno delle chiese e la conseguenza fu proprio la nascita di rappresentazioni teatrali con tematiche profane (dal greco pro fanòs che significa proprio prima/fuori dal tempio).
Tutti in piazza
Nel 1264, in occasione dell'istituzione della festa del Corpus Domini, il sagrato si dimostrò inadatto ad ospitare eventi tanto solenni e magnificenti, la rappresentazione si sposta in piazza. Qui l'interpretazione venne affidata ad attori conosciuti per la loro bravura e non più da chierici e le mansiones (da mansio = piccola casa) si arricchiscono di botole, trabocchetti, gru e fumo per simulare resurrezioni, cadute nell'inferno, voli di angeli ed antri infernali. Dopo il 1300, però, le confraternite avocarono a sé l'onere di organizzare gli spettacoli, coadiuvati dalle corporazioni, che si preoccupavano della costruzione e dell'arredamento delle scene. Dopo la piazza, il teatro si sposta nella città stessa attraverso le vie (soprattutto nel '600). Di queste rappresentazioni è rimasto qualche aspetto: nella festa del carnevale ancora oggi questi carri si spostano per le vie della città e mettono in scena uno spettacolo.
99 Il giullare
Il giullare, figura emblematica del teatro medievale, è a tutti gli effetti un attore professionista, si guadagna cioè da vivere divertendo il popolo nelle piazze od allietando i banchetti, le nozze, i festini e le veglie. Prima che prevalesse il termine generico "Giullare" (da latino Joculator), tali attori venivano chiamati con appellativi specifici che designavano ogni "performer" secondo i loro campi d'azione. C'erano i saltatores (saltimbanchi), i balatrones (ballerini) i bufones (comici) e persino i divini (gli indovini) ed ancora trampolisti, vomitatori di amene scurrilità, acrobati. Alcuni di loro agivano sulla pubblica piazza, alcuni nelle corti dei grandi signori; cantavano ai pellegrini le vite degli eroi e dei santi, oppure si potevano trovare nelle taverne ad incitare l'"audience". La chiesa li condannava perché rei di possedere le capacità di trasformare il loro corpo e la loro espessione, andando così contro natura e quindi contro la volontà di Dio creatore (soprattutto dopo la formazione dell'associazione di giullari fatta a Parigi nel 1332 al quale presero parte anche le giullaresse); perché girovaghi e conoscitori del mondo e per questo ragionevolmente irridenti nei confronti delle regole monastiche. Le cose però cambiarono quando gli spettacoli dei mimi e dei giullari vennero messi per iscritto e la Chiesa iniziò a conservarli e contemporaneamente tramutò le feste pagane, legate ai giullari, in feste proprie dette paraliturgiche.
Alla luce di tanta narrativa e cinematografia che ha contribuito negativamente alla formazione dell’immagine del buffone uniformata a quella del giullare, mi sembra doveroso chiarire la distinzione che invece esiste tra queste due figure; devo necessariamente collegarmi ad alcune fonti storiche e andare nella Spagna medievale, segnatamente in Castiglia tra il XIII e il XIV secolo. Sappiamo che i giullari percorrevano preferibilmente le strade che conducono alle tre città sante: Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostela; certo, la mèta era una di queste città, ma lo scopo era quello di poetare, divulgare notizie, suonare e cantare versi a quanti più pellegrini possibile, affinché questi, ritornando nei rispettivi paesi, potessero a loro volta divulgare le parole dei giullari. Percorrendo il “Camino de Santiago”, Gerardo Riquier, giullare spagnolo, giunge in Castiglia alla corte del Re e, spavaldo, fa al sovrano una richiesta precisa: essere riconosciuto come giullare, distinto dai buffoni ed ottenere una “patente” di giullare. Quando il Re volle sapere il motivo di questa curiosa richiesta, Riquier rispose che i buffoni sono soltanto esecutori di opere altrui, mentre egli è un trovatore, cioè un artista colto che trova e crea da sé musiche e versi originali. Saggiamente il Re accolse la richiesta, Gerardo Riquier ottenne la sua “patente” e da quel momento si distinsero i buffoni dai giullari.
avatar
CLAUDIETTA=)

Messaggi : 18
Data d'iscrizione : 28.10.08
Età : 26
Località : San Sperate

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Il teatro nel medio evo

Messaggio  pimpi92 il Mar Nov 25, 2008 5:30 pm

Gli storici della letteratura hanno accettato per lungo tempo che durante il Medioevo, periodo considerato per antonomasia buio e tetro, non vi fosse stata la presenza del genere teatrale. Le scoperte più attuali, confermano invece la sua esistenza, anche se non è stato possibile rinvenire resti delle strutture entro cui avvenivano gli spettacoli, poiché questi si svolgevano all’aperto, essendo le compagnie girovaghe e lavorando intorno ai loro carri, all’aperto, nelle piazze. Si trattava in questo caso, essenzialmente di teatro buffonesco, di mimi e di farse popolari, le quali avvenivano, malgrado i divieti della legge.
Dall’altra parte, si svolgeva invece un teatro di stile religioso, che nasceva dalla liturgia del mondo cattolico e che consisteva essenzialmente in rappresentazioni sacre: la passione, la natività, storie di santi e martiri, ecc.
Il Medioevo era infatti considerato l’ “età della chiesa” e le uniche forme di teatro permesse erano la Ufficia Vigiliae e l’Officium Sepolcri, riti sacri legati alla liturgia, che facevano parte della messa. Non c’era alcun tipo di allestimento e la parte drammatica era ridotta ai minimi termini. Con il passare del tempo il dialogo si semplifica ed aumentano anche i personaggi. Nel IX° secolo compaiono i primi uffici rimati, dialoghi poetici con accompagnamento musicale, nei libretti, in cui, accanto ai versi, vengono evidenziate delle lettere che indicano con quale intensità della voce andassero pronunciate. Inoltre vengono inserite delle note anche riguardo l’abito di scena e il tipo di allestimento. La chiesa si stava trasformando in teatro.
Gli attori erano solo uomini che interpretavano anche parti femminili senza far molto caso alle fattezze; gli abiti di scena, dai parametri sacri vengono modificati con accessori in grado di caratterizzare il personaggio e viene fatta attenzione all’anacronismo degli abiti in modo che il pubblico possa riconoscere il personaggio.
Con il Concilio del 682 la chiesa mette il divieto alle danze e ai comici di lavorare, così la scena si sposta nelle piazze.
Iniziano gli spettacoli sacri all’aperto senza più limiti di spazio, si costruiscono palcoscenici anche stabili, come quello di Velletri; in Germania una intera piazza viene trasformata in palcoscenico. C’è anche l’utilizzo di anfiteatri romani come il Colosseo in cui viene allestita “la passione”. Al riguardo si pensa che all’epoca le scene si svolgessero sulle gradinate e gli spettatori fossero al centro dell’arena; intorno al palco c’erano dei piccoli palchetti che rappresentavano i diversi luoghi dell’azione. Venivano messe in scena visioni molto ampie che partivano dalla cacciata di Adamo ed Eva da Paradiso, la Resurrezione, alla discesa nel limbo. Il palcoscenico Medioevale rappresentava tutto l’universo. Per facilitare la comprensione della scenografia ad ogni luogo c’erano affissi dei cartelli in legno con su scritte le descrizioni. In Italia la scenografia era divisa a destra i luoghi buoni (Paradiso) e a sinistra quelli cattivi (Inferno). Di solito il Paradiso era rappresentato con una specie di palco rialzato di un paio di metri o aveva l’aspetto di una chiesa gotica ed era sempre circondato da tende di seta, meglio se azzurre e piene di stelle d’oro. L’Inferno veniva rappresentato come una torre con le inferiate alle finestre, oppure da grandi bracieri ardenti dentro i quali si intravedevano diavoli con coda, corna e forconi. La scenografia richiedeva dei giorni per la realizzazione e non mancavano gli effetti speciali.
Gli abiti di scena erano i costumi del tempo più o meno ricchi a seconda del personaggio; se questo veniva malmenato durante la rappresentazione, era prevista una tuta protettiva. I personaggi più importanti indossavano la “dalmatica”, una tunica lunga di lino, lana o seta, con ampie maniche, spesso bianca e ornata di fasce o dischi policromi. Gesù e gli apostoli vestivano abiti vescovili, meglio se rossi. La Vergine, sempre interpretata da uomini vestiti da donna, indifferentemente se religiosi. I diavoli erano i più vistosi, avevano una calzamaglia di pelliccia, ali da pipistrello ed una coda.
Visto che questi spettacoli per lo più erano visivi, si dava importanza al costume in modo che il personaggio fosse riconosciuto; così acquisirono rilievo anche i colori: la Vergine, tunica rossa e mantello azzurro; il Cristo, tunica rossa; San Giuseppe, tunica marrone e mantello viola; Caino, rosso, ecc…
Si formarono delle compagnie specializzate nell’organizzazione dei spettacoli divenuti molto complessi, le “compagnie di dottrina” ed ognuna di esse si perfezionava in un allestimento. A Venezia c’era la compagnia della Calza (il colore della calza); a Firenze quella dell’Orciolo, che allestiva l’Annunciazione.
Si va così creando la figura del Festariolo o Praecursor, il responsabile e direttore dello spettacolo, che rimaneva in piedi sul palcoscenico con il copione in una mano, nell’altra la bacchetta per dare il tempo della battuta. Per fare in modo che egli non fosse confuso con gli altri attori si vestiva con colori accesi. La recitazione era molto esagerata, tendente al comico: ad esempio, quando si parlava del Paradiso bisognava levare gli occhi al cielo ed accennarvi con le mani.
avatar
pimpi92

Messaggi : 20
Data d'iscrizione : 28.10.08
Età : 25
Località : ....Ussana....

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Il teatro nel medio evo

Messaggio  Vale il Mar Nov 25, 2008 5:32 pm

Si usa denominare Medioevo il periodo che si estende dalla caduta dell'Impero Romano fino a gran parte del secolo XIV. Da una concezione che voleva il medioevo come punto zero della storia dell'umanità si passo ad una visione che lo assimilava ad un momento di fertile attesa, di proficua stasi: una silente gestazione che preludeva alla rigogliosa germinazione rinascimentale. Tutto ciò ha una sua base di verità, ma se facciamo riferimento al IX e al X secolo, limitando il campo di indagine al momento feudale, dobbiamo convenire che il panorama culturale che ci si presenta è di sconcertante piattezza.
Proprio nei monasteri, nei secoli precedenti, era stato realizzato quel prezioso filtro culturale classico alle epoche successive, ma nell'età feudale il sistema politico dei benefici introdusse nei monasteri, nelle abbazie e nei chiostri numerosi membri di potenti famiglie feudali, che snaturarono ben presto la vita religiosa rendendo prevalenti gli interessi mondani su quelli spirituali. E quando, come naturale reazione si riaffermò uno spirito monastico, irrigidito nel rispetto della regola, i risultanti non furono certo favorevoli agli interessi culturali, dal momento che un rigorismo esacerbato indusse censure severissime nei confronti degli autori delle opere classiche, intese come fonte di corruzione e causa di traviamento.
In Francia, e soprattutto in Provenza, una nuova poesia nascerà tra poco ad opera di oscuri giullari, menestrelli e trovatori che allieteranno, con i loro canti, i signori e le dame, ormai acculturate alle nuove squisitezze formali dell'arte trovadorica, e ai virtuosismi formali del trombarclus. E accanto all'ideale cavalleresco e alla poesia provenzale dobbiamo porre, come seme antico di una nuova spiritualità la nascita del teatro medioevale. Per l'uomo del medioevo la vita terrena non è che un episodio: un momento transitorio che ha il compito di condurre l'uomo alla "vera" esistenza che è la vita eterna. La terra perde ogni fascino e la morte diventa alba di vera vita. L'uomo attinge la felicità ricongiungendosi con il Dio che l'ha creato e al quale deve tendere, come al bene supremo, per tutta la sua esistenza.
Di questo rapporto tra uomo e dio il momento più alto e significante è indubbiamente quello della messa, intesa come rappresentazione della cena e del mistico rinnovamento della passione e della resurrezione del Cristo, sublimata dalla usa presenza reale sotto la specie del pane e del vino. In questo contesto e da questo nucleo nasce e si esprime il teatro sacro medioevale, che assumerà vesti e diverse significazioni, ma che ritroverà sempre in questo magico momento di rapporto tra l'umano e il divino la sua profonda e necessaria significazione. Il D'Amico nella sua Storia del teatro, non nutre dubbi in proposito: - Il teatro nuovo nasce in Occidente, e nasce dalla liturgia romana"-
Dopo aver osservato che la liturgia del rito parrocchiano romano introdotta nel VIII secolo da Carlo Magno, in obbedienza al Papa Adriano, in tutte le chiese dell'impero è già ricca di elemento drammatici, il D?Amico ipotizza la nascita del dramma liturgico come il risultato di un'aspettativa religiosa dei fedeli, concretatasi, appunto, nell'"apparizione teatrale" del Cristo.
Solitamente si colloca alle origini del dramma liturgico un brevissimo testo (pubblicato nel 1788 dal Marténe De antiquis Ecclesiae ritis, appartenente ad un Officium sepulcri in uso a Montecassino. Questi nuclei spettacolari, che si presentano supportati da una importantissima base musicale, tendono a dilatarsi, ad occupare uno spazio sempre maggiore all'interno del rito e a rispondere con sempre maggiore teatralità alle attese del pubblico.
La distinzione fra sacra rappresentazione e lauda drammatica non è in verità molto legittima, giacché non poche laude (ad esempio il Pianto della Madonna di Jacopone da Todi) presentavano già tutti i caratteri di uno spettacolo drammatico grandioso e complesso e richiedevano per la loro messinscena una più che notevole dotazione di scenari, costumi e suppellettili varie.
Da un rituale della confraternita di San Domenico in Perugia sappiamo che questa possedeva ali e vestimenti da angeli, vestiti da Madonna, camicie da Signore, "vesti nere da nemico", vesti nere per le Marie, nonché barbe, parrucche, maschere, oltre a una discreta biblioteca teatrale. E così già in queste laude drammatiche perugine (sebbene esse si rappresentassero sempre in chiesa) il palcoscenico era formato da un tavolato piuttosto vasto alquanto elevato da terra, sul quale si stendevano in fila, individuate per mezzo di quinte e fondali dipinti e talvolta anche indicate da capitelli appositi, le singole scene e, se il dramma lo richiedeva, nel tavolato e al di sopra, sorretto da un'impalcatura quasi come una tribuna, il piano del Paradiso.
Gli attori passavano con grande rapidità da una scena all'altra, e spesso gruppi di attori coesistevano nelle varie sene, in modo da sviluppare, ove fosse il caso, anche più azioni contemporanee. A ciò, naturalmente, risponde nel dramma una struttura tutta particolare, diversissima da quella della tragedia classica e in genere da ogni altra composizione che noi siamo abituati a considerare "teatro": frequenti i salti di tempo, frequentissimi i passaggi da luogo a luogo, continuo lo spezzettarsi di un'azione in vari momenti, intersecati magari dallo sviluppo parallelo di una o altre azioni. Tuttavia dai testi che ci sono rimasti è facile notare, in genere, una maggiore semplicità e brevità delle laude drammatiche primitive (perugine o, come vorrebbe oggi P. Toschi, perugine-assisane) nei riguardi di quelle un poco più recenti di Orvieto, per le quali non a caso si cominciò ad usare il termine di ripresentationi, e appare quindi giustificato che, anche per gli studiosi moderni, le prime sacre rappresentazioni vere e proprie siano considerate quelle orvietane.
Con la lauda drammatica anche la sacra rappresentazione nei riguardi di quella francese, presenta una speciale formazione, risultando essa "tanto più vitale ed espressiva in quanto strettamente legata a determinati movimenti spirituali. I suoi legami con gli ambienti ecclesiastici e la cultura clericale sono meno esclusivi del Teatro religioso francese: La sacra rappresentazione meglio di quest'ultimo attinge ispirazione da un clima più laico e popolare" (S. Battaglia).
E' il tempo in cui i sogni di un rinnovamento religioso completo, di un ritorno ad una chiesa primitiva, veramente popolare, povera e tutta spirituale, vera "società dei fedeli", si accompagnano all'ostinata lotta contro le invadenze e le pretese temporali della curia romana. Le laudi erano infatti composte in volgare, prima liriche e successivamente drammatiche. Ed è naturale che nascessero proprio nell'Umbria di San Francesco e sul suo diretto esempio, diventato monopolio in un certo qual modo di quelle compagnie o confraternite di flagellati o disciplinati che dal movimento francescano direttamente derivano.

In sostanza il momento teatrale si venne enfatizzando ed estendendo prima all'interno della chiesa e successivamente sul sagrato. Il palcoscenico era costituito di un solo piano, potendosi così adattare, sia nelle chiese romaniche che in quelle gotiche. Elementi di grande importanza erano la voragine dell'inferno, dal cui antro uscivano i diavoli (come sottopalco era usata la cripta, sotterraneo della chiesa), le macchine per il Paradiso con applicazioni di nubi e angeli, la tomba di Cristo, quasi sempre situata all'estremità settentrionale della navata, gli apparati con stoffe ecc., il posto per le Marie, i discepoli, la prigione.
I drammi presero sempre maggior spazio e le chiese furono inadeguate a contenere l'immensa marea di popolo che desiderava presenziare a questi spettacoli. Il dramma sacro si trasferì quindi all'esterno della chiesa, sui gradini antistanti l'entrata. In queste fasi di sviluppo, il dramma sacro assorbì anche le estreme frange di quel fenomeno teatrale profano che si era mantenuto vivo attraverso il medioevo, come prosecuzione di un genere classico: ossia il teatro dei mimi e degli histriones. Queste forme d'intrattenimento, cioè solo estensivamente si possono definire teatrali, puntavano in particolare su giochi di prestigio e spettacoli acrobatici. Poi la rappresentazione si era ulteriormente dilatata passando dal sagrato alla piazza e spesso dalla piazza al monte o alla collina. Gli attori si radunavano nei luoghi deputati (detti anche "case" o "mansioni") che fingevano convenzionalmente luoghi immaginari (tra cui il Paradiso e l'Inferno) e che erano giustapposto su un palco unico, visibile solo frontalmente (scena francese) oppure sistemanti ognuno su un palco visibile da tutti i lati (scena alla tedesca).
Data la proibizione ai religiosi di prendere parte come attori agli spettacoli all'aperto, le corporazioni comprendenti anche elementi laici, presero il posto del clero sovvenzionando e provvedendo all'allestimento di questi spettacoli denominati misteri ciclici. Queste rappresentazioni avvenivano sotto la guida a vista di una specie di direttore di spettacolo, detto anche festaiolo.

Un elemento profondamente caratterizzante del teatro medioevale è la scena multipla. Se il Paradiso era a sinistra, l'inferno si apriva a destra o viceversa; al Palazzo di Lucifero si accedeva comunque attraverso la bocca dell'inferno: era questa un'apertura alta parecchi metri, in tela stuccato o in gesso, rozzamente dipinta, attraverso la quale entravano ed uscivano i diavoli. Il terreno circostante alle mansions veniva definito col termine latino platea, che si traduceva poi in volgare con plaine o place, e la platea poteva sempre, all'occorrenza, trasformarsi in scena. In questo senso dovette assumere molta importanza la disposizione delle mansions che potevano essere collocate l'una accanto all'altra, su una linea retta o su una linea curva. E' opportuno tuttavia precisare che in Inghilterra la struttura scenica fissa risulta piuttosto infrequente, mentre le rappresentazioni curate dalle corporazioni preferivano ricorrere a carri montato su ruote denominati pageants, paragonabili alle sfilate carnevalesche dei nostri tempi. La parete superiore fa da teatrino dove agiscono gli attore, e la parte inferiore, chiusa alla vista del pubblico, fungeva da spogliatoio.
Antiche sono le origini della sacra rappresentazione spagnola, di cui peraltro conserviamo esigue tracce, esse nacquero e si svilupparono in occasione delle feste del Corpus Domini, nelle quali dei carri su cui erano disposti dei "quadri viventi" formati da attori immobili, davano significazione ai temi di carattere religioso.
Tornando alle sacre rappresentazioni francesi, si usarono con particolare frequenza i resti degli anfiteatri romani di Orange, Nimes, Arles, per allestire le sacre rappresentazioni, con disposizione circolare delle mansions; questa particolare disposizione è presente anche in Inghilterra e principalmente in Cornovaglia. Le macchine sceniche in uso erano: crolli e rovine, rumori di tuoni, pioggia e fulmini, finti incendi, voli di angeli, carri di draghi. Nascono in questo periodo le compagnie girovaghe.

Dopo la caduta dell'Impero romano sembrò che il teatro fosse destinato a non esistere più. La Chiesa cattolica, ormai diffusa in tutta Europa, non apprezza il Teatro ed addirittura scomunica gli attori. A questa situazione, però, sopravvivono i giullari, eredi del mimo e della farsa atellana. Intrattengono la gente nelle città e nelle campagne con canti ed acrobazie e pende su di loro la condanna della chiesa la quale, dal canto suo, dà origine ad un'altra forma di Teatro: il dramma religioso o sacra rappresentazione, per mezzo del quale i fedeli, spesso analfabeti, apprendono gli episodi cruciali delle Sacre scritture.
Embarassed Embarassed Embarassed
avatar
Vale

Messaggi : 17
Data d'iscrizione : 28.10.08
Età : 25
Località : Cagliari

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Il teatro nel medio evo

Messaggio  winnina1990 il Mar Nov 25, 2008 5:57 pm

L’idea di teatro nel Medioevo.
Lo spettacolo teatrale di impianto greco e romano sparisce del tutto nell’Alto Medioevo.
In questo periodo prende piede il fenomeno della teatralità diffusa.
L’ultimo baluardo del teatro “classico”:Rosvita.
Lo spettacolo teatrale di impianto classico sparisce del tutto in questo periodo. Ma qualche residuo di questo modo di concepire la teatralità deve pur rimanere, per poi riemergere in epoca umanistica.
In un monastero nasce l’unico autore drammatico vero e proprio che noi conosciamo dell’Alto Medioevo: Rosvita.
Si tratta quasi sicuramente di una monaca vissuta alla fine dell’VIII sec. d.C. nel monastero di Gandersheim.
Rosvita scrive sei drammi in latino e in prosa rimata, con l’intento dichiarato di sostituirsi nella lettura a Terenzio per edificazione delle anime, dato che questo mirabile autore aveva macchiato la sua grandezza scrivendo “di impudicizie e di donne invereconde”.
I personaggi di Rosvita mancano dell’indagine psicologica che peraltro era già presente, a livello embrionale, in Terenzio.
E in oltre non abbiamo alcuna prova che questi drammi venissero rappresentati.
La teatralità diffusa nell’Alto Medioevo.
Per teatralità diffusa si intende un tipo di teatralità che non si basa più sui canoni greco-romani di un teatro che comunque ha alla base un testo e che si svolge in edifici creati appositamente per ospitare l’evento spettacolare, ma, al contrario, crollati e andati in rovina tutti gli edifici adibiti allo spettacolo, il teatro tende a diffondersi in tutti i luoghi possibili.
I luoghi dove si realizza il teatro profano del Medioevo sono soprattutto le piazze, le corti, le case dei ricchi, ma anche nelle chiese.
Teatralità diffusa, quindi, in quanto utilizza i luoghi più diversi per realizzarsi; ma anche teatralità diffusa in quanto assai viva e presente in tutte le istanze della vita: nei banchetti e durante le feste, per quanto riguarda la collettività, nelle nascite e nei matrimoni, per ciò che riguarda la vita individuale.
Il giullare
L’attore protagonista di questo teatro.
“un giullare è un essere multiplo; è un musico, un poeta, un attore, un saltimbanco; è una sorta di addetto ai piaceri alla corte dei re e dei principi; è un vagabondo che vaga nelle strade e dà spettacolo nei villaggi; è il suonatore di ghironda che, a ogni tappa, canta le canzoni di gesta ai pellegrini; è il ciarlatano che diverte la folla agli incroci delle strade; è l’autore e l’attore degli spettacoli che si danno i giorni di festa all’uscita della chiesa; è il conduttore delle danze che fa ballare la gioventù; è il cantastorie; è il suonatore di tromba che scandisce la marcia nelle processioni; è il cantore che rallegra festini, nozze, veglie; è il cavallerizzo, l’acrobata che danza sulle mani, che fa giochi coi coltelli, che mangia il fuoco, che fa il contorsionista; il saltimbanco sbruffone e imitatore; il buffone che fa lo scemo e dice scempiaggini; il giullare è tutto ciò e altro ancora.”
1) Il giullare è tutto ciò contemporaneamente? O esistevano diversi tipi di giullari?
I giullari sono di volta in volta diverse cose insieme o, al contrario, praticano una sola delle specialità indicate da Farval.
1) Questa definizione vale per tutto il Medioevo
Sì, vale per tutto il Medioevo.
Il giullare è colui che:
Diverte gli uomini…
Guadagnandosi la vita e agendo…
Di fronte a un pubblico.
ETIMOLOGIA DEL GIULLARE:
dal latino Joculator, derivato da jocus che vuol dire scherzo, gioco.
Sono presenti molte “specializzazioni” tra cui mimi, saltatores (saltimbanchi), balatrones (ballerini), scurre (dicitori di facezie), bufones (comici), circulatores (roteanti), divini (indovini), grallatores (trampolisti), funambuli (funamboli), petauristae (accrobati), ecc.
avatar
winnina1990

Messaggi : 34
Data d'iscrizione : 28.10.08
Età : 26
Località : Cagliari

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Il teatro nel medio evo

Messaggio  SiSSy*_* il Mar Nov 25, 2008 6:03 pm

Una delle peculiarità che rende affascinante il teatro medioevale fu certamente la mescolanza di forme drammatiche differenti, come quelle cristiane e pagane, ma saldate insieme a quell'aspetto rituale costituito da cerimonie liturgiche effettuate in chiesa ma anche in occasione delle feste stagionali popolari. L'atteggiamento della chiesa nei confronti del teatro fu paradossale, dato che i documenti pontifici diffusi per tutto il Medioevo, condannarono il teatro e lo spettacolo, e ancora nel 1215 la Costituzione del Concilio Lateranense proibiva ai chierici di avere contatti con istrioni, giocolieri, ecc.[1] Nel x secolo si iniziarono a musicare alcuni passi del vangelo, i Tropi, affidandone l'esecuzione a due cori che si scambiavano battute in un dialogo cantato. Questa è l'antifona, un canto liturgico che, esattamente come il ditirambo di memoria greca, genererà una nuova forma di teatro, quello liturgico, che avrà origine laddove i tropi, dapprima cantati, divennero rappresentati dagli stessi celebranti. Ben presto questi ultimi, coadiuvati da alcuni ragazzi del coro, daranno corpo alla narrazione biblica su appositi palchetti di legno, vestiti di costumi appropriati, con lo scopo di donare anche ai fedeli analfabeti la conoscenza degli episodi cruciali delle sacre scritture. E fu proprio l'affluenza dei fedeli a spingere gli "attori" a spostarsi sul sagrato, dinnanzi ai fedeli riuniti i quali assistevano ormai alla messinscena di veri e propri '"cicli"' come quello della nascita di Cristo, ovviamente composto da più episodi. A fare da sfondo ad ognuno degli episodi del "ciclo" c'era un'apposita struttura lignea (mansio) cosicché, concluso un episodio, gli attori passavano in un'altra mansio ed iniziavano a recitarne uno nuovo. Le mansiones, dette dagli storici "luoghi deputati", rappresentavano luoghi diversi dell'azione ed erano compresenti, per cui si è parlato di "scena multipla simultanea".
Una delle prime testimonianze del teatro medievale sacro è del 970, quando il Vescovo di Winchester descrive una sacra rappresentazione vista probabilmente a Limoges in Francia.
Queste prime prove fatte all'interno delle chiese ben presto ebbero bisogno di uno spazio scenico più capace poiché le più importanti sacre rappresentazioni erano costituite da scenografie multiple, dove apparivano contemporaneamente le varie scene della vita di Cristo.
In Francia, ma non soltanto, si cercò di recuperare lo spazio rappresentativo degli antichi teatri romani e ciò aprì la stagione anche del teatro profano medievale che ripropose ai cittadini le antiche commedie dei vari Plauto e Terenzio che, in seguito tradotti in lingua volgare dagli Umanisti furono gli spettacoli antesignani del teatro rinascimentale

Si usa denominare Medioevo il periodo che si estende dalla caduta dell'Impero Romano fino a gran parte del secolo XIV. Da una concezione che voleva il medioevo come punto zero della storia dell'umanità si passo ad una visione che lo assimilava ad un momento di fertile attesa, di proficua stasi: una silente gestazione che preludeva alla rigogliosa germinazione rinascimentale. Tutto ciò ha una sua base di verità, ma se facciamo riferimento al IX e al X secolo, limitando il campo di indagine al momento feudale, dobbiamo convenire che il panorama culturale che ci si presenta è di sconcertante piattezza.
avatar
SiSSy*_*

Messaggi : 11
Data d'iscrizione : 06.11.08
Età : 26
Località : Sestu

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Re: Il teatro nel medio evo

Messaggio  Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum