La commedia nel tempo

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La commedia nel tempo

Messaggio  Admin il Gio Nov 20, 2008 5:17 pm

1) definisci la commedia come genere letterario Embarassed
2) le origini della commedia, la sua funzione e la sua evoluzione nel tempo Laughing
3) la struttura formale della commedia antica e rinascimentale Question
4) la commedia moderna, dalla riforma goldoniana ad oggi. Mad
5) la commedia contemporanea: forme e temi Sad
rispondete alle domande in modo chiaro e non troppo prolisso Neutral .
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  winnina1990 il Gio Nov 20, 2008 5:23 pm

Una commedia è un componimento teatrale o un'opera cinematografica dalle tematiche leggere o atto a suscitare il riso, perlopiù a lieto fine. Il termine ha assunto nei secoli varie sfumature di significato, spesso allontanandosi di molto dal carattere della comicità. La commedia, nella sua forma scritta, ha origine in Grecia nel VI secolo a.C.
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  matte91 il Gio Nov 20, 2008 5:27 pm

1) L'origine della commedia non è sicura, ma i primi concorsi comici si ebbero sicuramente nel V secolo e il primo vincitore fu Chionide.
Aristotele ci propone due ipotesi riguardo all\'origine della commedia:
- ipotesi dionisiaca: dice che probabilmente la commedia ebbe origine dall'improvvisazione dei canti fallici, eseguiti nelle falloforie (dal fallo, simbolo della fertilità), processioni in cui si propiziava la fecondità. Veniva eseguito in esse un canto in onore di Dioniso
- ipotesi dorica: il termine "commedia" deriverebbe da kome, che vuol dire in dorico "villaggio". I primi attori comici sarebbero andati in giro per le campagne a presentare i loro primi spettacoli, perché erano respinti nelle città. Gli abitanti di Megara sostenevano che la commedia era nata presso di loro, perché erano famose le rappresentazioni di quel tipo a Megara, con attori che rappresentavano scenette realistiche. Anche qui le principali caratteristiche della commedia: una trama e degli attori, la tematica realistica e l\'influsso della politica. Si tratta comunque di una ipotesi considerata inattendibile.

2) La commedia è un componimento drammatico, di natura ora satirica, ora parodistica, ora morale, ora sociale. Creato dai Greci, assunse caratteri e contenuto diversi nelle successive letterature.
Secondo Aristotele, che del problema si occupa di proposito nella sua Poetica (IV e V), la commedia sarebbe la naturale derivazione della poesia faceta, il cui primo esempio si ha nel Margite, che egli attribuisce ad Omero.

3) Con l\'espressione commedia antica s\'intende, secondo la suddivisione ideata dalla tradizione filologica alessandrina, la prima fase della commedia attica che va dalle origini fino al IV sec. a.C. e ha come massimo esponente Aristofane.
Secondo Aristotele la commedia deriva dal kòmos, il corteo associato alle Falloforie, feste particolari che si svolgevano per la semina ed il lavoro nei campi e alle ritualità simposiache. Essa Si divide in coro (che realmente potrebbe derivare dalle falloforie) e in parte dialogata (la cui origine è sconosciuta).
La commedia aveva inizialmente una funzione apotropaica, cioè scaccia sfortuna.
Struttura
La commedia nasce cinquant\'anni dopo la tragedia, ma si afferma solo quando essa è già decaduta. Si divide in 5 parti:
prologo
parodos, cioè l\'ingresso nel coro
agone, cioè l\'introduzione del fulcro della narrazione
parabasi
esodo
Commedia Rinascimentale
Il Rinascimento fu l\'età dell\'oro della commedia italiana, anche grazie al recupero e alla traduzione nelle diverse lingue moderne, da parte degli umanisti di numerosi testi classici greci e latini (sia testi teatrali che opere teoriche come la Poetica di Aristotele, tradotta per la prima volta in italiano nel 1549).
I generi sviluppati e proposti furono la commedia, la tragedia, il dramma pastorale, il melodramma, i quali ebbero una notevole influenza sul teatro europeo del secolo.
Uno dei commediografi più rappresentativi del teatro rinascimentale è stato Niccolò Machiavelli; il segretario fiorentino aveva scritto una delle commedie più importanti di questo periodo, La Mandragola, caratterizzata da una carica espressiva e da una linfa inventiva difficilmente eguagliate in seguito, ispirata da riferimenti satirici alla realtà quotidiana dei personaggi e non più necessariamente legati ai tipi della tradizione classica.
Struttura
prologo
divisione in cinque atti
esodo
4) La commedia moderna e contemporanea
Goldoni è considerato uno dei padri della commedia italiana, come recita una targa affissa su Palazzo Poli, a Chioggia, città nella quale visse per qualche tempo e nella quale ambientò una delle sue opere più conosciute: Le baruffe chiozzotte.
Carlo Goldoni, nel XVIII secolo, ad avviare la riforma del teatro, rinnovandone le forme e i temi e ponendo l\'accento sugli ambienti nelle sue commedie, come ad esempio La bottega del caffè (1750) e La locandiera (1753). Nel Settecento si affermarono inoltre la comédie larmoyante, nata in Francia e diffusasi successivamente in Italia, e le opere di Pierre de Marivaux, autore di raffinate e delicate commedie incentrate su tematiche amorose.
Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l\'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell\'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l\'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L\'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell\'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).
5)Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale.
Si possono fare tre distinzioni della commedia contemporanea
commedia d’intreccio
commedia di carattere
commedia musicale Shocked


Ultima modifica di matte91 il Gio Nov 20, 2008 6:14 pm, modificato 5 volte
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  pikolamimi il Gio Nov 20, 2008 5:31 pm

Commedia Componimento teatrale, di argomento leggero o comico, avente perlopiù un lieto fine. La commedia nacque probabilmente in Grecia nel VI secolo a.C., connessa a rituali della fecondità che erano soliti essere accompagnati da una farsa o da scene comiche rappresentate da attori mascherati. Lo stesso Aristotele ne associava le origini a 'coloro che intonano i canti fallici'.
Sviluppatasi nell'Attica, a partire dal 486 a.C. è documentata l'esistenza di veri e propri certami comici. Il genere fiorì con la cosiddetta “commedia antica”, dai contenuti strettamente legati all'attualità politica e culturale della città e che ebbe il suo maggiore esponente in Aristofane. Nel successivo periodo, quello della cosiddetta “commedia di mezzo”, di cui si sono conservati solo pochi frammenti, furono gli argomenti fantastici e mitologici, trattati spesso in modo burlesco, a ottenere maggiore favore.
Successivamente si sviluppò, soprattutto grazie all'opera di Menandro, la “commedia nuova” e l'attenzione si spostò su contenuti più soggettivi e a spunti connessi alla vita quotidiana. Tra il III e il II secolo a.C. la struttura e i temi della commedia nuova furono recuperati, rielaborati e armonizzati con la tradizione locale a Roma da Plauto e Terenzio, massimi interpreti della commedia latina.
Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).
Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale. [/color]
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  CLAUDIETTA=) il Gio Nov 20, 2008 5:34 pm

Una commedia è un componimento teatrale dalle tematiche leggere o atto a suscitare il riso, perlopiù a lieto fine. Il termine ha assunto nei secoli varie sfumature di significato, spesso allontanandosi di molto dal carattere della comicità. La commedia ha origine in Grecia nel VI secolo a.C.
Tutto inizia con La commedia greca dove assunse una struttura autonoma durante le feste e le fallofòrie dionisiache, poi ci fu il Teatro comico romano ke si divide in Fescennino, Satira, Mimo; la Commedia elegiaca poi la Commedia in volgare (è uno dei simboli rappresentativi delle varie regioni e dei vari dialetti) e infine la Commedia contemporanea divisa in commedia d’intreccio, commedia di carattere, commedia musicale.

La parola greca κωμῳδία, "comodìa", composta di κῶμος, "Kòmos", corteo festivo e ᾠδή, "odè", canto, indica come questa forma di drammaturgia sia lo sviluppo in una forma compiuta delle antiche feste propiziatorie in onore delle divinità elleniche, con probabile riferimento ai culti dionisiaci. Peraltro, anche i primi ludi scenici romani furono istituiti, secondo Tito Livio, per scongiurare una pestilenza invocando il favore degli dèi.
Per i padri della lingua italiana, il vocabolo indicava un componimento poetico che comportasse un lieto fine, e il cui stile fosse 'medio': doveva collocarsi a metà strada fra la tragedia e l'elegia. Dante intitolò comedìa il suo poema considerando invece l’Eneide di Virgilio una tragedìa.
Nel Cinquecento la commedia classica viene riscoperta, e il significato si riavvicina a quello originario greco e latino, ristretto all'ambito teatrale.

La commedia nasce cinquant'anni dopo la tragedia, ma si afferma solo quando essa è già decaduta. Si divide in 5 parti:
prologo
parodos, cioè l'ingresso nel coro
agone, cioè l'introduzione del fulcro della narrazione
parabasi
esodo

La commedia moderna e contemporanea
Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).

Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale.

GOLDONI

Il suo bisogno di una riforma nasce già nello spirito del razionalismo arcadico che aspirava alla semplicità, all'ordine razionale al buon gusto. Già in ambito arcadico erano nati tentativi di riforma da parte di alcuni autori toscani (Giovan Battista Fagiuoli, Iacopo Angelo Nelli, Girolamo Gigli) ma i loro tentativi erano solo letterari e confinati nel chiuso delle accademie.
La "riforma" non vuole solo modificare un genere letterario ma vuole incidere sullo spettacolo, nei suoi rapporti con la vita sociale.
Goldoni, nella prefazione alle commedie, afferma che nella sua riforma non si è ispirato a modelli libreschi, ma gli unici libri su cui ha studiato sono "il mondo" e "il teatro"; la realtà e la scena. Goldoni vuole proporre testi che piacciano al pubblico ma che allo stesso tempo sia "verisimile", cioè attinente alla realtà. Per questo Goldoni si oppone alle maschere, troppo stereotipate; ad esse sostituisce i caratteri, colti nella loro individualità e varietà psicologiche.
ricerca dell'individualità è propria della civiltà borghese: l'arte classica rappresentava categorie di individui, quella borghese rappresentava i singoli individui.
Le commedie di Goldoni vengono divise in "commedie di carattere" e "commedie d'ambiente": le prime intendono a delineare una figura, le seconde a delineare un ambiente sociale.
Le commedie di Goldoni si differenziano notevolmente dalla letteratura dell'epoca contemporanea, classicheggiante e aulica, proprio per il loro contatto diretto con la realtà. La commedia goldoniana presenta molte affinità con la commedia borghese dell'illuminismo europeo e si avvicina di molto al "genere serio" teorizzato da Diderot. La riforma vuole quindi restituire una dignità al teatro in generale, contrapponendosi sia all'eccessiva frivolezza della commedia dell'arte sia all'eccessiva tendenza eroica della tragedia.
La riforma, fu graduale: Goldoni scrisse prima solo la parte del protagonista (la prima commedia con queste caratteristiche fu il Momolo cortesan); in seguito passo alla stesura delle parti di tutti i personaggi (La donna di mondo).
L'unico grande ostacolo con cui dovette ancora misurarsi fu la nobiltà: le commedie di Goldoni schernivano spesso l'aristocrazia e ciò poteva essere rischioso dato che a Venezia c'era un governo di tipo oligarchico. L'ironia di Goldoni si dirige verso i barnaboti (gli abitanti del quartiere di san Barnaba a Venezia), gruppo di nobili che per le loro tendenze avventuriere erano disprezzati dall'aristocrazia al potere; oppure si dirige verso nobili di altre città, come, ad esempio, Napoli, Firenze e città dell'Emilia Romagna. Basti infatti ricordare che nella commedia più nota di Goldoni, La Locandiera, il marchese di Forlimpopoli e il conte d'Albafiorita sono rispettivamente uno emiliano e l'altro toscano.


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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  winnina1990 il Gio Nov 20, 2008 5:46 pm

L'ORIGINE DELLA COMMEDIA
L'origine della commedia non è sicura, ma i primi concorsi comici si ebbero sicuramente nel V secolo e il primo vincitore fu Chionide.
Aristotele ci propone due ipotesi riguardo all'origine della commedia:
- ipotesi dionisiaca: dice che probabilmente la commedia ebbe origine dall'improvvisazione dei canti fallici, eseguiti nelle falloforie (dal fallo, simbolo della fertilità), processioni in cui si propiziava la fecondità. Veniva eseguito in esse un canto in onore di Dioniso, quindi i partecipanti procedevano beffeggiando tutti quelli che gli capitavano a tiro. Infatti l'origine del nome "commedia" è riferito a komos, ossia il corteo festoso dei seguaci ubriachi di Dioniso, occasione di canti corali e scherzosi. Così ecco le principali caratteristiche della commedia: il canto corale, il rapporto con Dioniso, l'irrisione e il riferimento alla sfera sessuale.
- ipotesi dorica: il termine "commedia" deriverebbe da kome, che vuol dire in dorico "villaggio". I primi attori comici sarebbero andati in giro per le campagne a presentare i loro primi spettacoli, perché erano respinti nelle città. Gli abitanti di Megara sostenevano che la commedia era nata presso di loro, perché erano famose le rappresentazioni di quel tipo a Megara, con attori che rappresentavano scenette realistiche. Anche qui le principali caratteristiche della commedia: una trama e degli attori, la tematica realistica e l'influsso della politica. Si tratta comunque di una ipotesi considerata inattendibile.
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  TO:) il Gio Nov 20, 2008 5:59 pm

1) La commedia è un componimento teatrale o un'opera cinematografica dalle tematiche leggere o atto a suscitare il riso, perlopiù a lieto fine.

2) La commedia ha origine in Grecia nel VI secolo a.C.
La sua funzione era quella di allontanare o annullare influssi maligni quindi come scaccia sfortuna.

3) La struttura della commedia antica è suddivisa in:
- prologo
- parodos, cioè l'ingresso nel coro
- agone, cioè l'introduzione del fulcro della narrazione
- parabasi
- esodo
La struttura della commedia rinascimentale muove sostanzialmente dall’imitazione dei modelli dell’età classica mantenendo per esempio il prologo ed è suddivisa in atti.

4) Con la riforma goldoniana, esposta nel Teatro Comico (1751), Goldoni si proponeva di restituire dignità letteraria al teatro, opponendo una commedia costruita sul gioco tra i caratteri e le situazioni ai canovacci ormai spesso solo buffoneschi della Commedia dell'arte. Goldoni rinnovò le trame, eliminando progressivamente le maschere, prendendo spunto dai fatti della vita e aggiornando i mezzi espressivi in una ricerca di adeguamento realistico alle situazioni. Nel 1762 si trasferì a Parigi a dirigere la Comédie Italienne. Scrisse oltre 150 lavori, in italiano e in dialetto veneziano, tra cui Arlecchino servitore di due padroni (1745), La vedova scaltra (1748), La famiglia dell'antiquario (1749), La bottega del caffè (1750), La locandiera (1753), I rusteghi (1760), Le smanie per la villeggiatura (1761), Le baruffe chiozzotte e Sior Todero brontolon (1762), Il ventaglio (1765), Il burbero benefico (1771, in francese). Importanti i suoi Mémoires, in francese, iniziati nel 1784 e terminati e pubblicati nel 1787.

5) Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).
Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale.
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  winnina1990 il Gio Nov 20, 2008 6:03 pm

LA STRUTTURA
La commedia nasce cinquant'anni dopo la tragedia, ma si afferma solo quando essa è già decaduta. Si divide in 5 parti:

prologo
parodos, cioè l'ingresso nel coro
agone, cioè l'introduzione del fulcro della narrazione
parabasi
esodo
La commedia, a differenza della tragedia che si occupa del mito, ha maggiore vitalità perché prende spunto da argomenti quotidiani. Il maggiore esponente della commedia antica è Aristofane, commediografo dell'utopia e della dissacrazione delle istituzioni. I contenuti sono pressoché politici e durante la commedia, esattamente nella parabasi, gli attori si toglievano i costumi e cominciavano a dialogare con gli spettatori, cercando di coinvolgerli.
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  =MaRy= il Gio Nov 20, 2008 6:04 pm

1)Una commedia è un componimento teatrale o un'opera cinematografica dalle tematiche leggere o atto a suscitare il riso, perlopiù a lieto fine. Il termine ha assunto nei secoli varie sfumature di significato, spesso allontanandosi di molto dal carattere della comicità. La commedia, nella sua forma scritta, ha origine in Grecia nel VI secolo a.C.

La parola greca κωμῳδία, "comodìa", composta di κῶμος, "Kòmos", corteo festivo e ᾠδή, "odè", canto, indica come questa forma di drammaturgia sia lo sviluppo in una forma compiuta delle antiche feste propiziatorie in onore delle divinità elleniche, con probabile riferimento ai culti dionisiaci[1]. Peraltro, anche i primi ludi scenici romani furono istituiti, secondo Tito Livio, per scongiurare una pestilenza invocando il favore degli dèi

2)A differenza della tragedia greca, che iniziò il suo declino negli anni immediatamente successivi alla morte di Euripide, il genere comico continuò successivamente a mantenere per molto tempo la propria vitalità, sopravvivendo fino alla metà del III secolo a.C., adattandosi ai cambiamenti politici, culturali e sociali. I commentatori antichi distinserò perciò tre fasi della commedia greca:

a.commedia antica (archàia), nel periodo che va dalle origini fino al IV secolo a.C.;
b.commedia di mezzo, fino all'inizio dell'Ellenismo (323 a.C.);
c.commedia nuova, che coincide con l'età ellenistica.
Dopo quest'ultima fase il genere comico non scomparve, ma si 'trasferì' a Roma, all'interno della cultura latina, con i commediografi latini di palliatae.




3) Mentre il dramma pastorale viveva le vicende che abbiamo visto nello scorso numero, il Rinascimento vedeva svilupparsi al proprio interno anche il genere della commedia. E per non dare adito a dubbi, diciamo fin da subito che la commedia rinascimentale muove sostanzialmente dall’imitazione dei modelli dell’età classica.
Sappiamo che sostanzialmente la commedia greca è condensabile nella produzione di Aristofane e poi di Menandro e Filemone. Più alta, per così dire, la prima, mentre l’altra prendeva spunto da vicende appartenenti più al quotidiano. Ma qui sopra si è detto che il modello fu la commedia classica; non solo greca, quindi, ma anche latina. E poi, va ricordato che il grosso dei frammenti di Menandro non fu ritrovato se non nel 1907, per cui gli uomini del Rinascimento, per necessità prima ancora che per gusto, si rifecero al repertorio e ai modelli offerti da Plauto e Terenzio.

Dunque, la commedia rinascimentale; commedia di tipi ben definiti, fortemente caratterizzati, e di situazioni piuttosto scabrose. Nel dramma pastorale abbiamo assistito più che altro a contenziosi in cui l’Amore faceva a pugni con la ritrosia degli individui colpiti dai suoi strali; qui, invece, il contenzioso è piuttosto tra giovani innamorati e vecchi che li ostacolano nei loro disegni, per avarizia, grettezza d’animo o addirittura perché rivali dei giovani anche nel conseguimento del fine amoroso. Ma ciò che soprattutto ricorda la commedia antica è che anche qui ritroviamo a fianco dei personaggi sopra elencati tutta una serie di collaboratori più o meno onesti, servi scaltri, ruffiani, mezzane e quant’altro; spesso a fianco dei giovani nel farsi beffe del vecchio rivale. Sappiamo poi che questo schema sostanzialmente costante trova in Plauto il gusto delle descrizioni e dei dialoghi ricchi di linguaggio aspro e di turpiloquio, mentre Terenzio è più incline al sentimento delicato, ma ciò che più ci interessa è sottolineare come i commediografi del Rinascimento si ispirarono a entrambi, mutuando quanto tra i due grandi del teatro romano vi era di comune a livello contenutistico.

Successivamente, vedremo a quali vincoli sarà sottoposta la commedia rinascimentale dal punto di vista tecnico e chi saranno i suoi autori più importanti; nomi senz’altro illustrissimi, se pensiamo che il primo di cui parleremo si chiamava Ludovico Ariosto.

4) - 5)Commedia moderna e contemporanea
Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).

Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale.

Carlo Goldoni, uno dei più grandi commediografi di tutti i tempi accostò al teatro, la struttura teatrale era completamente diversa da quella odierna. Gli
attori avevano il volto coperto dalle maschere e quindi non lasciavano trasparire alcuna emozione.
Gli spettatori erano abituati a vedere quelle maschere “che avevano divertito l’Italia per due secoli” e si
rifiutavano di accettarne l’abolizione. Inoltre non c’era un copione scritto dall’autore che regolava la
rappresentazione ma egli si occupava solo della stesura del canovaccio che stabiliva le linee guida del
ruolo principale. Il resto dipendeva dell’abilità d’improvvisazione degli attori.
In ogni rappresentazione quindi tutte le battute, frutto dell’improvvisazione degli attori, erano scontate
e quasi sempre lo spettatore conosceva la fine della rappresentazione ancora prima di assistervi.
Goldoni lotta per rendere il teatro meno prevedibile, più espressivo e più educativo.
Sopprimendo le maschere egli vuole rendere la rappresentazione più espressiva, basando tutto sullo
stretto rapporto tra le passioni dell’animo e i tratti del volto.
Inoltre, scrivendo il copione, stabilisce a priori le battute di ogni attore e cambiandolo ad ogni
rappresentazione la rende più imprevedibile.
Lo spettatore che assisteva ad una rappresentazione teatrale era abituato a spettacoli con tema classico.
A Goldoni non interessa parlare di un’Andromaca possibilmente esistita o del “pius Enea” che diede
origine al popolo romano. Il teatro goldoniano ha l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico su un
problema sociale, mettendo al centro l’uomo e la sua natura che comprende vizi e virtù.

=MaRy=

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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  winnina1990 il Gio Nov 20, 2008 6:06 pm

LA COMMEDIA MODERNA E CONTEMPORANEA
Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).

Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale.
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  Vale il Gio Nov 20, 2008 6:16 pm

1) La commedia è genere fondamentale del teatro drammatico, sviluppatosi in contrapposizione alla tragedia, da cui si differenziava per il lieto fine.

2) L'origine della commedia risale alle feste celebrate in Grecia, nel VI sec. a. C. Lo scopo della commedia era suscitare ilarità.

3) La commedia antica è strutturata in 5 parti:
- prologo
- parodos, cioè l'ingresso nel coro
- agone, cioè l'introduzione del fulcro della narrazione
- parabasi
- esodo
Il carattere principale della commedia attica antica, il cui maggior rappresentante è Aristofane, è la satira di personaggi e di fatti contingenti di ordine sociale, politico, letterario e filosofico. In essa è molto rilevante il coro. Menandro è il maggior esponente della commedia attica nuova: la satira diventa parodia, i personaggi sono tipi fissi, come sempre uguali sono gli intrecci delle commedie, basati su equivoci, confusioni di nomi e scambi di neonati, riconoscimenti finali, nozze conclusive ecc.; si accentua l'attenzione alle sfumature psicologiche, il coro sparisce e la vicenda si struttura in atti. La commedia latina è in gran parte di derivazione e importazione greche. A Roma però esisteva già un abbozzo di spettacolo comico: la atellana, commedia farsesca di origine osca con personaggi e argomenti fissi e linguaggio scurrile. La commedia latina si suddivideva in palliata e togata. La palliata (fabula palliata) fu sempre d'imitazione e di argomenti greci. La togata (fabula togata) era invece di soggetto e ambiente italici. Afranio fu il più fecondo autore di togate. Plauto e Terenzio, autori di palliate, dominarono le scene fino alla caduta dell'Impero romano. Lo schema della commedia latina, recuperato nel XV sec. dagli umanisti, sarà alla base della grande fioritura dei secc. XVI e XVII. Con l'avvento del romanticismo e la sparizione della rigida divisione tra i generi, il termine ha perso connotazioni molto precise e indica testi drammatici non necessariamente comici o a lieto fine.

4) Con la sua riforma, esposta nel Teatro Comico (1751), Goldoni si proponeva di restituire dignità letteraria al teatro, opponendo una commedia costruita sul gioco tra i caratteri e le situazioni ai canovacci ormai spesso solo buffoneschi della Commedia dell'arte. Goldoni rinnovò le trame, eliminando progressivamente le maschere, prendendo spunto dai fatti della vita e aggiornando i mezzi espressivi in una ricerca di adeguamento realistico alle situazioni. Nel 1762 si trasferì a Parigi a dirigere la Comédie Italienne. Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).

Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale.

5) La commedia contemporanea infine è composta dalla:
commedia d’intreccio
commedia di carattere
commedia musicale
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commedia

Messaggio  Lady90 il Gio Nov 20, 2008 6:35 pm

Una commedia è un componimento teatrale o un'opera cinematografica dalle tematiche leggere o atto a suscitare il riso, perlopiù a lieto fine. Il termine ha assunto nei secoli varie sfumature di significato, spesso allontanandosi di molto dal carattere della comicità. La commedia, nella sua forma scritta, ha origine in Grecia nel VI secolo a.C.
La parola greca κωμῳδία, "comodìa", composta di κῶμος, "Kòmos", corteo festivo e ᾠδή, "odè", canto, indica come questa forma di drammaturgia sia lo sviluppo in una forma compiuta delle antiche feste propiziatorie in onore delle divinità elleniche, con probabile riferimento ai culti dionisiaci[1]. Peraltro, anche i primi ludi scenici romani furono istituiti, secondo Tito Livio, per scongiurare una pestilenza invocando il favore degli dèi.

Per i padri della lingua italiana, il vocabolo indicava un componimento poetico che comportasse un lieto fine, e il cui stile fosse 'medio': doveva collocarsi a metà strada fra la tragedia e l'elegia. Dante intitolò comedìa il suo poema considerando invece l’Eneide di Virgilio una tragedìa.

Nel Cinquecento la commedia classica viene riscoperta, e il significato si riavvicina a quello originario greco e latino, ristretto all'ambito teatrale.

La commedia assunse una struttura autonoma durante le feste e le fallofòrie dionisiache. La prima gara teatrale fra autori comici si svolse ad Atene nel 486 a.C. In altre città si erano sviluppate forme di spettacolo burlesche come le farse di Megara, composte di danze e scherzi, e simili spettacoli si svolgevano alla corte del tiranno Gerone in Sicilia, di cui non ci sono pervenuti i testi.

Secondo Aristotele, che nella Poetica attribuisce ai siciliani Formide ed Epicarmo i primi testi teatrali comici, la commedia siracusana precedette quella attica. Di Epicarmo ci restano pochi frammenti di un'opera comica (mimo).

Commedia attica antica
Il suo maggiore rappresentante è Aristofane, l'unico commediografo di questo periodo della commedia attica di cui ci siano pervenuti testi completi. Utilizzò elementi fantastici e introdusse la satira politica fino all'attacco personale, secondo il principio dell'onomastí komodéin (deridere una persona con il suo nome).

La Commedia Attica di mezzo va dal 388 a.C. al 321 a.C. e i suoi maggiori esponenti sono Antifane, Anassandride e Alessi. In questo periodo il teatro comico perde le sue caratteristiche di satira politica e si orienta verso commedie "disimpegnate". I protagonisti sono personaggi ispirati dalla realtà quotidiana, specialmente gli umili. Nella commedia Attica di mezzo è presente anche un rovesciamento comico degli episodi mitologici, possiamo quindi definire tale commedia "parodia mitologica".

L'ultima fase della commedia attica dopo la commedia antica e la commedia di mezzo, la commedia nuova, coincide con l'età ellenistica, in cui il cittadino è ridotto al rango di suddito, ininfluente dal punto di vista politico. I temi della commedia si adattano alla nuova realtà, spostandosi dall'analisi dei problemi politici all'universo dell'individuo. I personaggi non riproducono che dei "tipi" secondo uno schema poi divenuto classico e adattato dalla commedia romana e, più tardi, dalla commedia dell'arte: i giovani innamorati, il vecchio scorbutico, lo schiavo astuto, il crapulone.

Il maggior esponente della commedia nuova è Menandro (IV-III secolo a.C.)
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  pimpi92 il Gio Nov 20, 2008 6:40 pm

Admin ha scritto:1) definisci la commedia come genere letterario Embarassed
2) le origini della commedia, la sua funzione e la sua evoluzione nel tempo Laughing
3) la struttura formale della commedia antica e rinascimentale Question
4) la commedia moderna, dalla riforma goldoniana ad oggi. Mad
5) la commedia contemporanea: forme e temi Sad
rispondete alle domande in modo chiaro e non troppo prolisso Neutral .


1.Una commedia è un componimento teatrale o un'opera cinematografica dalle tematiche leggere o atto a suscitare il riso, perlopiù a lieto fine. Il termine ha assunto nei secoli varie sfumature di significato, spesso allontanandosi di molto dal carattere della comicità.

2.La commedia, nella sua forma scritta, ha origine in Grecia nel VI secolo a.C.
La parola greca κωμῳδία, "comodìa", composta di κῶμος, "Kòmos", corteo festivo e ᾠδή, "odè", canto, indica come questa forma di drammaturgia sia lo sviluppo in una forma compiuta delle antiche feste propiziatorie in onore delle divinità elleniche, con probabile riferimento ai culti dionisiaci. Per i padri della lingua italiana, il vocabolo indicava un componimento poetico che comportasse un lieto fine, e il cui stile fosse 'medio': doveva collocarsi a metà strada fra la tragedia e l'elegia.Nel Cinquecento la commedia classica viene riscoperta, e il significato si riavvicina a quello originario greco e latino, ristretto all'ambito teatrale.

3.La commedia assunse una struttura autonoma durante le feste e le fallofòrie dionisiache. La commedia nasce cinquant'anni dopo la tragedia, ma si afferma solo quando essa è già decaduta. Si divide in 5 parti:

prologo
parodos, cioè l'ingresso nel coro
agone, cioè l'introduzione del fulcro della narrazione
parabasi
esodo
La commedia, a differenza della tragedia che si occupa del mito, ha maggiore vitalità perché prende spunto da argomenti quotidiani. Il maggiore esponente della commedia antica è Aristofane, commediografo dell'utopia e della dissacrazione delle istituzioni. I contenuti sono pressoché politici e durante la commedia, esattamente nella parabasi, gli attori si toglievano i costumi e cominciavano a dialogare con gli spettatori, cercando di coinvolgerli.

4.Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).
Intanto nella commedia era maturato il tempo per la riforma di Carlo Goldoni, che, partito dalla scrittura di scenari per la Commedia dell’Arte ma attento all’evoluzione della scena e ai cambiamenti dei gusti del pubblico, cominciò a inserire nei canovacci parti da imparare a memoria, stilando con Il teatro comico (1750) un vero manifesto della nuova drammaturgia, non più legata esclusivamente alle maschere ma attenta ai “caratteri”, e applicando tali principi in opere come La locandiera (1753) e La trilogia della villeggiatura (1761). Nello stesso periodo Pietro Chiari (1711-1785) scrisse invece commedie sentimentali come La scuola delle vedove (1749), mentre Carlo Gozzi contrappose alle nuove formule goldoniane fiabe teatrali quali L’amore delle tre melarance (1761) e Turandot (1762), adottando un linguaggio che mescolava dialetto e italiano.

5.Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale.
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  Pingu*-* il Gio Nov 20, 2008 6:42 pm

[quote="Admin"]1) definisci la commedia come genere letterario Embarassed
è un genere fondamentale del teatro drammatico, sviluppatosi in contrapposizione alla tragedia, da cui si differenziava per il lieto fine
2) le origini della commedia, la sua funzione e la sua evoluzione nel tempo Laughing
L'origine della commedia risale alle feste celebrate in Grecia, nel VI sec. a. C., in onore del dio Dioniso.Il carattere principale della commedia attica antica, il cui maggior rappresentante è Aristofane, è la satira di personaggi e di fatti contingenti di ordine sociale, politico, letterario e filosofico. In essa è molto rilevante il coro. Menandro è il maggior esponente della commedia attica nuova: la satira diventa parodia, i personaggi sono tipi fissi, come sempre uguali sono gli intrecci delle commedie, basati su equivoci, confusioni di nomi e scambi di neonati, riconoscimenti finali, nozze conclusive ecc.; si accentua l'attenzione alle sfumature psicologiche, il coro sparisce e la vicenda si struttura in atti. La commedia latina è in gran parte di derivazione e importazione greche. A Roma però esisteva già un abbozzo di spettacolo comico: la atellana, commedia farsesca di origine osca con personaggi e argomenti fissi e linguaggio scurrile. La commedia latina si suddivideva in palliata e togata. La palliata (fabula palliata) fu sempre d'imitazione e di argomenti greci. La togata (fabula togata) era invece di soggetto e ambiente italici. Afranio fu il più fecondo autore di togate. Plauto e Terenzio, autori di palliate, dominarono le scene fino alla caduta dell'Impero romano. Lo schema della commedia latina, recuperato nel XV sec. dagli umanisti, sarà alla base della grande fioritura dei secc. XVI e XVII. Con l'avvento del romanticismo e la sparizione della rigida divisione tra i generi, il termine ha perso connotazioni molto precise e indica testi drammatici non necessariamente comici o a lieto fine.
3) la struttura formale della commedia antica e rinascimentale Question
Con l'espressione commedia antica s'intende, secondo la suddivisione ideata dalla tradizione filologica alessandrina, la prima fase della commedia attica che va dalle origini fino al IV sec. a.C. e ha come massimo esponente Aristofane.
Secondo Aristotele la commedia deriva dal kòmos, il corteo associato alle Falloforie, feste particolari che si svolgevano per la semina ed il lavoro nei campi e alle ritualità simposiache. Essa Si divide in coro (che realmente potrebbe derivare dalle falloforie) e in parte dialogata (la cui origine è sconosciuta).
La commedia aveva inizialmente una funzione apotropaica, cioè scaccia sfortuna. Il termine commedia potrebbe derivare da kòmos (κῶμος), la "baldoria" simposiaca e dionisiaca, o da κώμη, che significa "villaggio". Nel primo caso il significato è giustificato dal fatto che la commedia finiva sempre con una vera e propria baldoria (matrimonio, vittoria dell'attore comico), nel secondo invece dal fatto che era sempre rappresentata nei villaggi, perché era considerato un genere letterario poco nobile.
4) la commedia moderna, dalla riforma goldoniana ad oggi. Mad
Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).
Intanto nella commedia era maturato il tempo per la riforma di Carlo Goldoni, che, partito dalla scrittura di scenari per la Commedia dell’Arte ma attento all’evoluzione della scena e ai cambiamenti dei gusti del pubblico, cominciò a inserire nei canovacci parti da imparare a memoria, stilando con Il teatro comico (1750) un vero manifesto della nuova drammaturgia, non più legata esclusivamente alle maschere ma attenta ai “caratteri”, e applicando tali principi in opere come La locandiera (1753) e La trilogia della villeggiatura (1761). Nello stesso periodo Pietro Chiari (1711-1785) scrisse invece commedie sentimentali come La scuola delle vedove (1749), mentre Carlo Gozzi contrappose alle nuove formule goldoniane fiabe teatrali quali L’amore delle tre melarance (1761) e Turandot (1762), adottando un linguaggio che mescolava dialetto e italiano.
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  Pingu*-* il Gio Nov 20, 2008 6:42 pm

1) definisci la commedia come genere letterario Embarassed
è un genere fondamentale del teatro drammatico, sviluppatosi in contrapposizione alla tragedia, da cui si differenziava per il lieto fine
2) le origini della commedia, la sua funzione e la sua evoluzione nel tempo Laughing
L'origine della commedia risale alle feste celebrate in Grecia, nel VI sec. a. C., in onore del dio Dioniso.Il carattere principale della commedia attica antica, il cui maggior rappresentante è Aristofane, è la satira di personaggi e di fatti contingenti di ordine sociale, politico, letterario e filosofico. In essa è molto rilevante il coro. Menandro è il maggior esponente della commedia attica nuova: la satira diventa parodia, i personaggi sono tipi fissi, come sempre uguali sono gli intrecci delle commedie, basati su equivoci, confusioni di nomi e scambi di neonati, riconoscimenti finali, nozze conclusive ecc.; si accentua l'attenzione alle sfumature psicologiche, il coro sparisce e la vicenda si struttura in atti. La commedia latina è in gran parte di derivazione e importazione greche. A Roma però esisteva già un abbozzo di spettacolo comico: la atellana, commedia farsesca di origine osca con personaggi e argomenti fissi e linguaggio scurrile. La commedia latina si suddivideva in palliata e togata. La palliata (fabula palliata) fu sempre d'imitazione e di argomenti greci. La togata (fabula togata) era invece di soggetto e ambiente italici. Afranio fu il più fecondo autore di togate. Plauto e Terenzio, autori di palliate, dominarono le scene fino alla caduta dell'Impero romano. Lo schema della commedia latina, recuperato nel XV sec. dagli umanisti, sarà alla base della grande fioritura dei secc. XVI e XVII. Con l'avvento del romanticismo e la sparizione della rigida divisione tra i generi, il termine ha perso connotazioni molto precise e indica testi drammatici non necessariamente comici o a lieto fine.
3) la struttura formale della commedia antica e rinascimentale Question
Con l'espressione commedia antica s'intende, secondo la suddivisione ideata dalla tradizione filologica alessandrina, la prima fase della commedia attica che va dalle origini fino al IV sec. a.C. e ha come massimo esponente Aristofane.
Secondo Aristotele la commedia deriva dal kòmos, il corteo associato alle Falloforie, feste particolari che si svolgevano per la semina ed il lavoro nei campi e alle ritualità simposiache. Essa Si divide in coro (che realmente potrebbe derivare dalle falloforie) e in parte dialogata (la cui origine è sconosciuta).
La commedia aveva inizialmente una funzione apotropaica, cioè scaccia sfortuna. Il termine commedia potrebbe derivare da kòmos (κῶμος), la "baldoria" simposiaca e dionisiaca, o da κώμη, che significa "villaggio". Nel primo caso il significato è giustificato dal fatto che la commedia finiva sempre con una vera e propria baldoria (matrimonio, vittoria dell'attore comico), nel secondo invece dal fatto che era sempre rappresentata nei villaggi, perché era considerato un genere letterario poco nobile.
4) la commedia moderna, dalla riforma goldoniana ad oggi. Mad
Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).
Intanto nella commedia era maturato il tempo per la riforma di Carlo Goldoni, che, partito dalla scrittura di scenari per la Commedia dell’Arte ma attento all’evoluzione della scena e ai cambiamenti dei gusti del pubblico, cominciò a inserire nei canovacci parti da imparare a memoria, stilando con Il teatro comico (1750) un vero manifesto della nuova drammaturgia, non più legata esclusivamente alle maschere ma attenta ai “caratteri”, e applicando tali principi in opere come La locandiera (1753) e La trilogia della villeggiatura (1761). Nello stesso periodo Pietro Chiari (1711-1785) scrisse invece commedie sentimentali come La scuola delle vedove (1749), mentre Carlo Gozzi contrappose alle nuove formule goldoniane fiabe teatrali quali L’amore delle tre melarance (1761) e Turandot (1762), adottando un linguaggio che mescolava dialetto e italiano.
5) la commedia contemporanea: forme e temi Sad
Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale.
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la commedia

Messaggio  arby91 il Gio Nov 20, 2008 6:57 pm

Una commedia è un componimento teatrale o un'opera cinematografica dalle tematiche leggere o atto a suscitare il riso, perlopiù a lieto fine. Il termine ha assunto nei secoli varie sfumature di significato, spesso allontanandosi di molto dal carattere della comicità. La commedia, nella sua forma scritta, ha origine in Grecia nel VI secolo a.C.
La maschera teatrale apparve fin dagli albori delle civiltà antiche; la troviamo anche in Grecia, dove nei secoli della cultura classica il teatro rappresentava una delle forme di espressione artistica più sentita e apprezzata dal pubblico. La conoscenza del popolo ellenico venne recuperata a circa metà del II secolo d.C. dai romani, che ne colsero tutta la grandezza e ne fecero, insieme alla religione, il fondamento di un nuovo modo di vedere l’uomo al contatto con la natura, una filosofia di vita che andava oltre la semplice pratica tecnica su cui i latini fino a quel momento avevano fondato il loro mondo. Tra le varie forme di arte venne recuperata anche la recitazione e il teatro greco divenne il modello da seguire per molti grandi autori come Plauto e Terenzio, commediografi che riproponevano costantemente nelle loro opere i personaggi preferiti dal pubblico, come la ruffiana, il servo scaltro, il signore parassitario e via dicendo.
Con l’Umanesimo la cultura antica tornò ad essere un modello assoluto per l’uomo di intelletto illuminato. Mediante un’imitazione dei classici che non escludeva la loro interpretazione, si trovava la strada per la rinascita di una forma d’arte elevata: tale periodo, denominato Rinascimento, in Italia come all’estero portò ad un notevole impiego della conoscenza umanistica in tutti i campi, dalle lettere alla pittura e all’architettura.
Fu nel pieno XVI secolo che, per quanto concerneva il teatro, nell’Inghilterra Elisabettiana operava William Shakespeare, autore di tragedie che donarono all’uomo una nuova sensibilità nei confronti di ogni tipo di sentimento. Proprio in questi anni in Italia si diffondeva la commedia d’arte, uno stile di rappresentazione che, anche se molto meno apprezzato delle tragedie shaskespeariane, portava ad una fase di fondamentale importanza per lo sviluppo dell’arte teatrale.
Nella commedia d’arte si riprendeva l’uso della maschera, a cui erano legati personaggi di base noti al pubblico; uno stile di recitazione che, come vedevamo all’inizio, era già presente nel teatro antico. Adesso gli spettacoli moderni proponevano rappresentazioni molto meno elaborate a livello culturale, per questo per la leggerezza dei suoi temi e per l’immediatezza del modo di recitare degli attori, spesso le commedie venivano denigrate dagli uomini di cultura, specialmente se appartenenti al clero. Cerchiamo di capire meglio perché.
Dal XVI al XVII secolo in tutta Europa e anche in Italia si diffusero gli spettacoli popolari, di solito messi in scena sulle piazze o allestiti alla meno peggio nelle taverne; alcune volte, però, le commedie popolari venivano rappresentate anche nelle chiese. Quest’ultima considerazione ci può dire molto su quanto fosse realmente avvertito il sentimento religioso nei secoli passati, anche se in realtà gli storici sociali hanno finito per ritenere la tendenza popolare a far baldoria nelle chiese non una volontaria offesa a Dio, ma più che altro un’abitudine causata dalla superficialità.
La commedia d’arte si andava ad inserire in queste tendenze, rappresentando per il suo pubblico un’occasione notevole di divertimento. A differenza di quanto accadrà dopo la riforma goldoniana del teatro, per il momento i comici recitavano senza un copione ben preciso; il loro improvvisare li portava a interpretare volta per volta il testo di base di ogni commedia. Esisteva, quindi, una storia iniziale, una sorta di soggetto ben conosciuto dagli attori, su cui poi si lavorava nel momento della rappresentazione, dando vita ad una versione personalizzata della commedia scelta.
La storia non si articolava quasi mai in vicende complesse; anzi, le commedie d’arte erano molto apprezzate dal pubblico popolare perché proponevano eventi semplici da capire e divertenti, da cui apparivano i caratteri più banali e ridicoli della natura umana, a cui non raramente si aggiungevano elementi erotici. Erano certamente questi ultimi a rappresentare l’aspetto maggiormente condannabile della commedia d’arte. Uomini di cultura e, in modo particolare, ecclesiastici di vario livello ritenevano gli spettacoli comici lascivi e offensivi nei confronti della religione e della morale, così, per evitare per quanto più era possibile i danni sociali che potevano derivare, richiamavano il popolo a non partecipare a tali rappresentazioni per amore di Nostro Signore.
Ma, al di là delle questioni strettamente religiose e morali, a spingere il clero verso posizioni intransigenti nei confronti della commedia d’arte esistevano anche motivazioni di carattere strettamente pratico. Non si può sottovalutare che la presenza di rappresentazioni comiche con sottofondo erotico distoglieva la popolazione dal frequentare assiduamente le chiese. Sia per il grande predicatore che per il parroco di campagna gli attori rappresentavano un motivo di malcontento, perché concorrere con loro in popolarità era molto difficile.
Se i comici delle commedie d’arte avevano dalla loro parte l’estremo desiderio della popolazione povera di divertirsi senza alcun limite morale, anche i religiosi avevano i loro metodi per richiamare i fedeli all’altare. Per distogliere la gente dagli spettacoli erotici, infatti, spesso poteva essere sufficiente ricordare che il perdono di Dio lo si deve guadagnare anche combattendo tutto ciò che può essere offensivo nei suoi confronti.
Ecco che per avere maggiore presa sui credenti, i religiosi descrivevano i comici come individui moralmente abietti, soliti ad ogni tipo di mancanza morale e legati alle loro donne da costumi sessuali inaccettabili, che venivano palesemente mostrati al pubblico nelle loro scenette esilaranti. Partecipare ai loro spettacoli, agli occhi di Dio, significava approvare un modo estremamente negativo di vivere. Ma se tali ammonimenti potevano sul momento convincere il popolo a desistere dall’approvare le commedie d’arte e gli altri spettacoli popolari, poi con il tempo l’interesse che queste rappresentazioni suscitavano prevaleva e la partecipazione tornava numerosa.
Lo stesso loro modo improvvisato di recitare spingeva i colti a ritenere che la commedia era una rappresentazione stilisticamente non curata e dai contenuti superficiali, adatta solo ad un pubblico incolto e incapace di apprezzare il grande teatro. Messa a confronto con la tragedia, l’opera buffa risultava priva di qualsiasi virtù artistica, lontana da quella profondità di significato e dal phatos presente nelle maggiori tragedie, come quelle di William Shakespeare.
La commedia era per gli intellettuali e i religiosi solo una rappresentazione scomoda, che metteva in ridicolo gli aspetti più negativi dell’uomo popolare, ma quest’ultimo non possedeva la sufficiente preparazione per capire di essere deriso dagli stessi commedianti che tanto apprezzava.
Logicamente i capocomici e in generale gli attori delle opere popolari non erano d’accordo con quanto sostenevano sul loro conto i benpensanti. Non nascondevano, certo, che la loro arte era caratterizzata da contenuti semplici e da una forma spesso affrettata, ma queste caratteristiche non dovevano essere giudicate in modo negativo e, più che altro, malgrado i limiti della commedia d’arte, per l’appunto sempre di arte si trattava. Con il tempo, per contestare le critiche dei religiosi più intransigenti, alcuni capocomici iniziarono a raccogliere in volumi i primi copioni scritti delle loro commedia, dando alla luce utili testimonianze che sono servite ai critici nei secoli a venire per capire i temi trattati nelle commedie del passato.
Secondo i difensori dell’opera buffa, questo genere di spettacoli dava un’immagine fedele della società della prima Età Moderna, rappresentando vizi e virtù degli uomini, e siccome in tutti i periodi storici si è sempre ritenuto che l’arte dovesse dare un’immagine della realtà, ne conseguiva che l’opera buffa doveva essere necessariamente considerata tale.
Tra XVI e XVII secolo si andò, quindi, a sviluppare una vera e propria querelle tra chi difendeva l’opera popolare perché doveva campare di essa e, probabilmente, anche semplicemente perché era l’unica forma di espressione artistica di cui era capace, e gli intellettuali e i religiosi ansiosi di tenere il popolo legato ai loro pulpiti. Ma a volte gli uomini di Chiesa furono costretti a ritornare sulle loro posizioni e a riconoscere il valore dell’improvvisazione.
Varie sono le testimonianza di alti prelati, come vescovi o cardinali, che di fronte a rappresentazioni popolari non riuscirono a negare di essersi divertiti e, logicamente, già tale concessione era sufficiente per riabilitare in parte l’opera buffa. Curioso fu il caso di un cardinale in viaggio che, dovendo sostare forzatamente per alcuni giorni a causa di un intoppo sul percorso, si lasciò dilettare da alcuni attori comici alloggiati presso la sua stessa locanda. In quel caso l’alto religioso e i suoi accompagnatori preferirono lo spettacolo della commedia alla riflessione teologica e alla preghiera prolungata.
Questi particolari avvenimenti, però, non venivano certo resi notizia ufficiale, ma le informazioni facevano presto a correre di bocca in bocca e, alla fine, giungevano all’orecchio di qualche difensore dell’opera buffa, che le utilizzava per rafforzare la sua tesi, facendo in modo che rimanesse una testimonianza scritta di quanto era accaduto.
La fortuna della commedia d’arte si andò riducendo nel XVIII secolo, dalla riforma goldoniana del teatro che al tempo interessò altri notevoli autori, tra i quali possiamo ricordare l’abate Chiari. Furono i nuovi commediografi ad innalzare il loro genere, superando definitivamente l’improvvisazione attraverso l’adozione del testo scritto o copione, indispensabile per garantire la continuità nella rappresentazione delle opere. Queste ultime, in sintesi, dovevano essere inscenate sempre allo stesso modo.
Ma la memoria della commedia d’arte sopravvisse a lungo e continuò ad influenzare le opere comiche, anche quelle dello stesso Goldoni, attraverso le maschere classiche come ne “Il servitore di due padroni”, dove torna il personaggio di Arlecchino, oppure nelle componenti erotiche come ne “La locandiera”. Gli autori dell’opera buffa avevano a loro tempo elaborati i temi universali della comicità.
La struttura della commedia "antica"
La commedia ha struttura dinamica, per cui non sempre le varie opere seguono la stessa andatura.
La nostra conoscenza della commedia "antica" può essere riassunta nel nome di Aristofane, per cui noi ipotizziamo che anche gli altri drammaturghi abbiano utilizzato le sue stesse tecniche.
La commedia antica si apre con un prologo molto ampio, recitato dai personaggi, in cui si narra sia la situazione iniziale sia il piano che il protagonista si propone per modificarla. Segue l'entrata dal coro, il pàrodo, e poi si sviluppa l'azione del protagonista, il contrasto con i personaggi o con il coro, il confronto delle opinioni nell'agone.
Il Rinascimento è stata l'età d'oro della commedia italiana in seguito del recupero dei testi classici greco-latini degli Umanisti.
Uno dei commediografi più rappresentativi del teatro rinascimentale è stato Nicolò Machiavelli che aveva scritto una delle commedie più importanti di questo periodo, La Mandragola con riferimenti satirici alla realtà quotidiana.
Fra i molti che si cimentarono in composizioni di testi teatrali un posto particolare occupano Pietro Aretino, Ludovico Ariosto e Angelo Beolco detto Ruzante perché rappresentano la figura dell'intellettuale che si mette al servizio della corti.
Per quella estense Ariosto, oltre Orlando furioso, scriverà delle divertenti commedie come la Cassaria.
In caso a parte è rappresentato dalla figura e l'opera di Angelo Beolco detto il Ruzante dal nome del contadino padovano protagonista delle sue opere, la particolarità del teatro di Ruzante era quella di introdurre nel teatro italiano, che sino ad allora aveva usato il volgare fiorentino, il dialetto. Nel caso di Ruzante questo dialetto era il padovano cinquecentesco delle campagne venete. Dall'uso del dialetto si passò direttamente ai dialetti veneti, lombardi delle maschere della Commedia dell'Arte come Arlecchino e il dialetto napoletano come nel caso di Pulcinella.
Il Rinascimento non fu soltanto commedia ma anche il teatro tragico trovò un suo spazio; il conte Gian Giorgio Trissino e Torquato Tasso composero tragedie di carattere epico. Con la ripresa del teatro si cominciarono a costruire anche degli spazi atti a contenere scenografie, alle volte anche complesse, quindi in questo periodo vengono costruiti nuovi teatri, l'esempio più eclatante è il Teatro Olimpico di Andrea Palladio che si trova a Vicenza.
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Re: La commedia nel tempo

Messaggio  SiSSy*_* il Gio Nov 20, 2008 7:09 pm

1-Si può affermare, quindi, che il "genere letterario" rappresenta una costruzione concettuale astratta, attraverso la quale si cerca di cogliere alcune caratteristiche comuni e quindi un'unità all'interno di una molteplicità di fenomeni simili per forma o contenuto. In alcuni casi questa categoria astratta si sviluppa più o meno contemporaneamente al fenomeno o alla serie di fenomeni che intende definire - come ad esempio nel caso del "dramma borghese" - e può avere quindi un carattere programmatico, molto più spesso essa rappresenta tuttavia una costruzione a posteriori da parte della critica, come ad esempio nel caso del "Bildungsroman" ma anche dell'"autobiografia".
Questa natura astratta e per così dire "costruita" del "genere letterario" ne implica necessariamente anche il carattere storico. Poiché il "genere" non è infatti una realtà o un'essenza naturale eterna, bensì il prodotto di un'operazione concettuale, esso risulta storicamente determinato in almeno due sensi. Storicamente determinata è innanzitutto la definizione stessa del genere, che non a caso nasce in una certa epoca ben determinata, quando l'evoluzione della società, della cultura o della religione consentono o impongono di fissare l'attenzione su determinati fenomeni o su determinate caratteristiche di un certo numero di opere letterarie. Storicamente determinato è però anche l'oggetto stesso della definizione del genere, vale a dire quell'insieme più o meno omogeneo di fenomeni che vengono raccolti sotto di essa.

2-L'origine della commedia non è sicura, ma i primi concorsi comici si ebbero sicuramente nel V secolo e il primo vincitore fu Chionide.
Aristotele ci propone due ipotesi riguardo all'origine della commedia:
- ipotesi dionisiaca: dice che probabilmente la commedia ebbe origine dall'improvvisazione dei canti fallici, eseguiti nelle falloforie (dal fallo, simbolo della fertilità), processioni in cui si propiziava la fecondità. Veniva eseguito in esse un canto in onore di Dioniso, quindi i partecipanti procedevano beffeggiando tutti quelli che gli capitavano a tiro. Infatti l'origine del nome "commedia" è riferito a komos, ossia il corteo festoso dei seguaci ubriachi di Dioniso, occasione di canti corali e scherzosi. Così ecco le principali caratteristiche della commedia: il canto corale, il rapporto con Dioniso, l'irrisione e il riferimento alla sfera sessuale.
- ipotesi dorica: il termine "commedia" deriverebbe da kome, che vuol dire in dorico "villaggio". I primi attori comici sarebbero andati in giro per le campagne a presentare i loro primi spettacoli, perché erano respinti nelle città. Gli abitanti di Megara sostenevano che la commedia era nata presso di loro, perché erano famose le rappresentazioni di quel tipo a Megara, con attori che rappresentavano scenette realistiche. Anche qui le principali caratteristiche della commedia: una trama e degli attori, la tematica realistica e l'influsso della politica. Si tratta comunque di una ipotesi considerata inattendibile.

3-La prima volta che s'incontra la definizione di commedia dell'arte è nel 1750 nella commedia Il teatro comico di Carlo Goldoni. L'autore veneziano parla di quegli attori che recitano "le commedie dell'arte" usando delle maschere e improvvisano le loro parti, riferendosi al coinvolgimento di attori professionisti (per la prima volta nel Teatro Occidentale abbiamo compagnie di attori professionisti, non più dunque dilettanti), ed usa la parola "arte" nell'accezione di professione, mestiere, ovvero l'insieme di quanti esercitano tale professione. Commedia dell'arte dunque come "commedia della professione" o "dei professionisti". In effetti in italiano il termine "arte" aveva due significati: quello di opera dell'ingegno ma anche quello di mestiere, lavoro, professione (le Corporazioni delle arti e mestieri).
Il trapasso dalla commedia rinascimentale, umanistica ed erudita recitata da attori dilettanti a quella dell'arte avviene tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo grazie ad una serie di contingenze fortunate che si susseguono intorno a quegli anni.
La prima è la nascita dei teatri privati, specialmente a Venezia dove le famiglie nobili iniziano una politica di diffusione, all'interno della città, di nuovi spazi spettacolari dedicati alla recitazione di commedie e melodrammi a pagamento.
Per la prima volta le famiglie Tron e Michiel fecero costruire due "Stanze" per le commedie nella zona di San Cassiano, da cui i teatri presero il nome, che si trovava oltre Rialto, e per la prima volta (sicuramente dopo il 1581, com'è testimoniato da Francesco Sansovino, figlio dell'architetto Jacopo Sansovino), i due teatri aprono anche al pubblico popolare, da sempre escluso dagli spettacoli eruditi, prodotti per i principi e le loro corti.

4-Carlo Goldoni commediografo italiano nato a Venezia nel 1707. Lascia la sua carriera giuridica per il teatro, raggiungendo il primo successo nel 1734 con la tragedia Belisario. All'età di quarantun'anni entra a far parte, come poeta drammatico, nella compagnia di Gerolamo Medebac di Venezia, rappresentando la sua prima commedia scritta interamente La donna di Garbo (1743). Per la stessa compagnia e per il Teatro Sant'Angelo, il Goldoni scrisse numerose commedie, attuando quella riforma parzialmente cominciata nel 1738 con il Momolo cortesan. Con tale riforma, esposta nel Teatro Comico nel 1751, l'autore si propone di restituire dignità letteraria al teatro contrapponendo alle buffonesche improvvisazioni della commedia dell'arte il brioso e garbato studio dei costumi della sua commedia di carattere. Prendendo spunto dalla vita quotidiana ne rinnova la trama facendo uso di un linguaggio che evidenzia l'aspetto realistico delle situazioni create dai suoi personaggi oramai privi di maschere. Nel 1762 si trasferisce a Parigi a dirigere la Commédie Italienne; fu poi insegnante di italiano alle figlie di Luigi XV. Morirà a Parigi nell'anno 1793.
Scrisse oltre 150 lavori in italiano ed in dialetto veneziano, tra cui Arlecchino servitore di due padroni, 1745; La vedova scaltra, 1748; La famiglia dell'antiquario, 1749; La bottega del caffè, 1750; La locandiera, 1753; I rusteghi, 1760; Le smanie per la villeggiatura, 1761; Le baruffe chiozzotte e Sior Todero brontolon nel 1762; Il ventaglio, 1765; ed il Burbero benefico in lingua francese nel 1771. Importanti i suoi Mémoires, in francese iniziati nel 1784 e pubblicati nel 1787.
Usando termini moderni, si potrebbe affermare che Goldoni è un conservatore incline al progressismo. Dotato di cultura non vastissima, ma di ingegno raffinato e di grande buonsenso e amore per la vita, si connota come letterato investito del compito di traghettare il suo pubblico da un momento storico e culturale ad un altro, per mezzo, soprattutto, di quella "riforma" che si attua con un graduale abbandono della Commedia dell'Arte. Tale processo di rinnovamento avviene con la progressiva eliminazione di tutti gli elementi fantastici e inverosimili -le maschere, i lazzi, gli zanni o servi- e dell'improvvisazione, la quale sarà sostituita da una completa scrittura delle parti degli attori.
La "riforma", aldilà dell'aspetto tecnico, pure fondamentale, si presenta anche come riforma ideologica, infatti i personaggi goldoniani, durante il corso della sua produzione artistica, diventano sempre più realistici, le storie più verosimili, e la borghesia rappresentata in scena prende il sopravvento -così come nella vita reale- sulla ormai irrequieta e vacillante aristocrazia. Tale cambiamento storico-politico però, non dobbiamo dimenticarlo, non si realizza in modo indolore, e la nobiltà veneziana, ormai consapevole della propria decadenza, tenta strenuamente di conservare privilegi e potere. In questa complessa situazione, Goldoni si vede costretto a trasformare in toscani o napoletani, i nobili che intendeva ridicolizzare, in modo da evitare le reazioni della censura veneziana. Interessante altresì, è il ritorno di Goldoni alla "classicità": egli infatti fa in modo che le sue opere si svolgano nello stesso luogo e nello spazio temporale di un giorno, e che l'intreccio principale non venga affiancato da altre narrazioni parallele (unità di azione). Infine, a fianco del rinnovamento tecnico e di quello ideologico, nelle commedie di Goldoni, si realizza anche un cambiamento linguistico, spesso criticato e discusso: egli infatti passa con gradualità, dal plurilinguismo al monolinguismo, riscrivendo talvolta le sue commedie in "toscano", che però fu considerato troppo scolastico, convenzionale e non appartenente alla lingua viva. Molto diverso è invece il suo veneziano, che conosce perfettamente, e che pur risultando come un compromesso tra il linguaggio colto di una parte della popolazione e quello spontaneo e vivace di un'altra, non perde mai aderenza alla vita reale.
Giulio Goldoni, vedendo recitare il figlio dodicenne a Perugia, ebbe a dire sorridendo che il giovane Carlo non sarebbe mai diventato un grande attore. Ma il ragazzo non si scoraggiò: se la carriera d'attore gli era preclusa, fortunatamente poteva dischiudersi quella di organizzatore teatrale e di commediografo. Cominciò a leggere gli eccellenti maestri del passato, la commedia latina, quella francese, la Mandragola di Machiavelli. Intanto scriveva piccole scene, canovacci, libretti d'opera. Fra soddisfazioni e cocenti delusioni si adattò, e con successo, alla professione di avvocato, senza mai dimenticare la passione che aveva nel sangue: e in fondo, a ben guardare, le arringhe altro non erano che assoli, pezzi di bravura oratoria, declamazioni allo scopo di convincere una platea, poco importava che fosse quella d'un tribunale anziché d'un teatro.
Goldoni riuscì nel difficile intento di costringere l'attore ad abbandonare l'improvvisazione per adeguarsi a un copione scritto e imparato a memoria; ma questo è solo l'aspetto preliminare e più vistoso della riforma goldoniana. Del resto una tradizione di teatro scritto e attento alle esigenze della messa in scena esisteva già da secoli: il teatro greco e latino, le commedie di Ariosto, di Machiavelli, di Ruzante, e poi il teatro elisabettiano, quello spagnolo e quello francese. Persino alcuni "comici dell'arte" avevano avvertito l'esigenza di trasporre diverse commedie in una forma "premeditata". Che rivoluzione poteva mai essere, allora, quella di sostituire ai canovacci delle partiture scritte, se da secoli mille altri commediografi lo avevano già fatto? Si sarebbe trattato di una semplice restaurazione.
La riforma di Goldoni rappresenta la diretta conseguenza del razionalismo illuminista, nonché di un diverso modo di concepire la storia, vista non più come sequenza di guerre e di alte strategie diplomatiche, ma come l'insieme dei costumi, dei fatti, delle azioni, dei pensieri della gente comune, che ne diventa la vera protagonista. La grande diffusione dei giornali (in particolare a Venezia "L'Osservatore" e "La Gazzetta veneta", redatta da Gasparo Gozzi) conferma il crescente spostarsi dell'interesse generale sui fatti della cronaca quotidiana: a essa viene dato sempre maggior peso e spazio; in essa l'emergente classe borghese (esattamente come nel teatro goldoniano) rivede se stessa, si interroga e riflette sul proprio essere e sul proprio ruolo sociale, acquisisce sempre maggior coscienza della propria funzione. Lo stesso Goldoni, nella prefazione alla prima stampa delle sue commedie (1750), afferma che l'osservazione del mondo, della vita reale, sta alla base del suo teatro.

5-Nel XIX secolo al dramma borghese, in cui l'analisi psicologica dei personaggi portò alla luce le profonde contraddizioni della società dell'epoca, si affiancò il teatro boulevardier che, attraverso le opere leggere e brillanti, molto apprezzate dal pubblico, di commediografi come Eugène Scribe, Eugène Labiche e Victorien Sardou, rivitalizzò la commedia. Altrettanto importante, seppur di matrice e peso differenti, fu il contributo dato al genere comico tra l'Ottocento e il Novecento da due autori irlandesi: Oscar Wilde, che scrisse alcune riuscitissime commedie tra cui la celebre L'importanza di chiamarsi Ernesto (1895), e George Bernard Shaw, che veicolò le proprie teorie sul teatro, compiendo nel contempo una spietata satira del moralismo e dell'ipocrisia allora imperanti, in opere quali La professione della signora Warren (1893) e Pigmalione (1914).
Nel corso del XX secolo molti sono stati gli autori di teatro a cimentarsi, con approcci e caratteristiche differenti, nel genere comico. Tra essi si ricordano Sacha Guitry, continuatore della tradizione boulevardière, Noel Coward, autore di numerose sophisticated comedies tra cui Vite private (1930) e Spirito allegro (1941), Neil Simon, protagonista di svariate stagioni a Broadway con successi come La strana coppia (1965) e Plaza Suite (1968), Eduardo De Filippo, che traendo spunto dalla ricca tradizione teatrale napoletana scrisse capolavori quali Natale in Casa Cupiello (1931), Napoli milionaria (1945) e Filumena Marturano (1946), e Dario Fo, nelle cui opere impegno civile ed elementi farseschi si fondono dando vita a una feroce quanto efficace satira del sistema politico, economico e culturale.
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