poesia e le figure retoriche

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poesia e le figure retoriche

Messaggio  Admin il Mar Nov 18, 2008 6:01 pm

Studiando le poesie siamo invitati ad analizzare il modo con il quale il poeta esprime i suoi sentimenti. "Quì c'è una figura retorica" dice il docente; vuoi individuare le figure retoriche e la loro funzione?
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Re: poesia e le figure retoriche

Messaggio  =MaRy= il Mar Nov 18, 2008 6:03 pm

Si indica col termine figura retorica qualsiasi artificio nel discorso, volto a creare un particolare effetto.

L'identificazione e la catalogazione delle figure ha creato problemi di base agli studiosi di retorica, dall'antichità al Settecento.

Tradizionalmente si distinguono le seguenti categorie di figure:

figure di dizione per le quali avviene una modifica nella forma delle parole;
figure di elocuzione che riguardano le parole più adatte;
figure di ritmo che seguono gli effetti fonici ottenuti mediante la ripetizione di fonemi, sillabe, parole;
figure di costruzione o di posizione che si riferiscono all'ordine delle parole nella frase;
figure di significato o tropi che riguardano il cambiamento del significato delle parole;
figure di pensiero che concernono l'idea o l'immagine che appare in una frase.
Gli studi tradizionali fatti di retorica sono stati oggetto di analisi in diversi settori della linguistica moderna: semantica, sintassi, stilistica, linguistica testuale, ecc.

Inoltre le figure della retorica sono servite come base per varie discipline: la linguistica, la logica, la psicoanalisi, la critica letteraria.

Ci sono anche delle classificazioni moderne, condotte con analisi differenti da quelle tradizionali.

Per esempio gli studiosi del Gruppo μ hanno fatto una distinzione tra le modificazioni di parole o di elementi della parola dal punto di vista del significato (metaplasmi), tra le modificazioni che riguardano la struttura delle frasi (metatassi), tra quelle che riguardano il significato delle parole (metasememi) e le modificazioni che riguardano il valore complessivo della frase (metalogismi).


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=MaRy=

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figuire retoriche e funzione

Messaggio  Lady90 il Mar Nov 18, 2008 6:05 pm

Si indica col termine figura retorica qualsiasi artificio nel discorso, volto a creare un particolare effetto.

L'identificazione e la catalogazione delle figure ha creato problemi di base agli studiosi di retorica, dall'antichità al Settecento.

Tradizionalmente si distinguono le seguenti categorie di figure:

figure di dizione per le quali avviene una modifica nella forma delle parole;
figure di elocuzione che riguardano le parole più adatte;
figure di ritmo che seguono gli effetti fonici ottenuti mediante la ripetizione di fenomeni, sillabe, parole;
figure di costruzione o di posizione che si riferiscono all'ordine delle parole nella frase;
figure di significato o tropi che riguardano il cambiamento del significato delle parole;
figure di pensiero che concernono l'idea o l'immagine che appare in una frase.
Gli studi tradizionali fatti di retorica sono stati oggetto di analisi in diversi settori della linguistica moderna: semantica, sintassi, stilistica, linguistica testuale, ecc.

Inoltre le figure della retorica sono servite come base per varie discipline: la linguistica, la logica, la psicoanalisi, la critica letteraria.

Ci sono anche delle classificazioni moderne, condotte con analisi differenti da quelle tradizionali.

Per esempio gli studiosi del Gruppo μ hanno fatto una distinzione tra le modificazioni di parole o di elementi della parola dal punto di vista del significato (metaplasmi), tra le modificazioni che riguardano la struttura delle frasi (metatassi), tra quelle che riguardano il significato delle parole (metasememi) e le modificazioni che riguardano il valore complessivo della frase (metalogismi).

La comunicazione, per essere efficace, ha bisogno di "effetti speciali", deve attirare l'attenzione del"pubblico". La poesia ricorre fin dalle origini alle figure retoriche: in un epoca nella quale l'immagine lascia tutto lo spazio alla parola, la poesia sa suscitare sensazioni "forti" e arriva al cuore del lettore, dell'ascoltatore, ricorrendo a tecniche elaborate ma efficaci. Oggi soprattutto la pubblicità sa fare un uso così sistematico delle parole e delle forzature che esse possono subire a vantaggio dell'efficacia del messaggio: per questo, dove è stato possibile, alla spiegazione delle diverse "figure" accostiamo immagine ricavate dalla pubblicità.
Ecco le figure retoriche più comuni e, ancora oggi, più riconoscibili:

l' allegoria

l' allitterazione

l' anafora

l' antonomasia

il chiasmo

l'enjambement

l' iperbole

la litòte

la metafora

la metonimia

l'onomatopea

l'ossimoro

la perifrasi

la similitudine

la sinestesia
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Re: poesia e le figure retoriche

Messaggio  pikolamimi il Mar Nov 18, 2008 6:09 pm

Si chiamano figure retoriche i diversi aspetti che il pensiero assume nel discorso per trovare efficace e viva espressione.

Allegoria
(dal greco allegoréin, “parlare diversamente”): figura retorica consistente nella costruzione di un discorso in cui i significati letterali dei singoli termini passano in secondo ordine rispetto al significato simbolico dell'insieme, che generalmente rinvia a un ordine di valori metafisici, filosofici e morali. La peculiarità di un simile procedimento consiste, quindi, essenzialmente nella capacità di trasformare nozioni astratte e significati morali in immagini spesso intensamente pittoriche, che vanno ben oltre il significato di base dei termini che le costituiscono e si sviluppano in una trama pregnante e allusiva. In questo senso, secondo alcuni, l'allegoria sarebbe una sorta di metafora continuata, estesa ad abbracciare un'intera composizione, come è il caso di apologhi, parabole e favole, nonché di opere quali la Divina Commedia di Dante e il Faust di Goethe. Oggi, a questa interpretazione, che affida all'allegoria il compito di trasmettere valori sovrasensibili e nascosti, ma comunque universalmente riconoscibili all'interno di un determinato codice, si sostituisce un'interpretazione più soggettiva, in cui personaggi, esperienze e situazioni particolari, rappresentati come reali e concreti, diventano allusivi di una realtà diversa e più generale senza caricarsi necessariamente di spiegazioni dimostrative e didattiche.

Allusione
consiste nell'affermare una cosa con l'intenzione di farne intendere un'altra, che con la prima ha un rapporto di somiglianza. Un simile procedimento può trarre origine da un evento storico (per esempio, l'espressione una vittoria di Pirro per indicare una vittoria inutile e pagata a caro prezzo, come quelle ottenute dal re dell'Epiro, Pirro, contro i Romani) oppure può derivare da eventi e personaggi del mito e della letteratura, come nelle espressioni un labirinto, per alludere a una situazione indecifrabile o a luogo intricato oppure Don Abbondio, per indicare una persona vile e paurosa
Antistrofe
Figura retorica, detta dai grammatici latini anche conversio, consistente nel far terminare più membri di un periodo con la medesima parola; per es. Frumenti maximus numerus e Gallia peditatus amplissimae copiae e Gallia, equites numero plurimi e Gallia.

Dialisi
dialisi [dià-li-s\i] sostantivo f. inv. Figura retorica consistente nell’interrompere la continuità del periodo con un inciso • gr. diálysis “scioglimento”, deriv. di dialyein “separare” • sec. XVII
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Re: poesia e le figure retoriche

Messaggio  winnina1990 il Mar Nov 18, 2008 6:10 pm

ANTICLIMAX detta anche CLIMAX.
procedimento retorico che consiste nella disposizione di frasi, sostantivi e aggettivi in una progressione “a scala”, secondo cioè una gradazione ascendente, a suggerire un effetto progressivamente più intenso: es buono, migliore ottimo due, tre quattro.
Un simile procedimento risulta particolarmente efficace soprattutto in poesia, dove l'intensificazione del concetto attraverso la progressione naturale dal vocabolo più debole al più forte è incrementata in modo significativo dai valori fonici e ritmici delle parole, come è dato verificare nella celebre chiusa dell' Infinito leopardiano, Così tra questa immensità / s' annega il pensier mio e il naufragar m'è dolce in questo mare.,in cui si attua una gradazione in senso discendente (Anticlimax) attraverso immensità-s'annega-naufragar,che anche ritmicamente riproducono un progressivo abbandono della mente.
ANAFORA.
ripetizione della stessa parola all'inizio di versi o di frasi consecutive per conferire risalto al vocabolo ripetuto. Es. Dante ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore.
DIAFORA
(dal greco diaphoros “diverso”): consiste nel ripetere una parola usata in precedenza con un nuovo significato o una sfumatura di significato diversa. Così, ad esempio, nella frase il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (B.Pascal), la parola ragione è usata dapprima nel significato di “motivo” e successivamente in quello “di facoltà di pensare e giudicare.
METAFORA
Metafora: (trasposizione) sostituzione di un termine con una frase figurata legata a quel termine da un rapporto di somiglianza. Es. ‘Stanno distruggendo i polmoni del mondo (per boschi).
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Re: poesia e le figure retoriche

Messaggio  TO:) il Mar Nov 18, 2008 6:11 pm

Si chiamano figure retoriche i diversi aspetti che il pensiero assume nel discorso per trovare efficace e viva espressione.

Ecco alcune figure retoriche: Smile

Allusione: figura retorica consistente nel dire una cosa per farne intendere un\'altra. Un'allusione storica è la vittoria di Pirro per indicare una vittoria inutile e pagata a caro prezzo.

Allegoria: (dal greco allegorèin, \"parlare diversamente\") è una figura retorica consistente nella costruzione di un discorso che, oltre al significato letterale, presenta anche un significato più profondo, allusivo e nascosto. Un\'allegoria tra le più note è quella del destino umano che viene paragonato ad una nave che attraversa il mare in tempesta:
passa la nave mia, sola, tra il pianto degli alcioni, per l\'acqua procellosa (G. Carducci)

Allitterazione: consiste nella ripetizione delle stesse lettere e, quindi, dello stesso suono all\'interno della stessa frase o della stessa strofa:
sentivo un fru fru tra le fratte (G. Pascoli)

Asindeto: coordinazione tra vari elementi di una frase senza congiunzioni:
vide confusamente, poi vide chiaro, si spaventò, si stupì, si infuriò, pensò, prese una soluzione. (A.Manzoni).

Assonanza: si ha quando determinate sillabe o determinati suoni fonetici sono ripetuti in successione. Ad esempio, nei primi due versi della Sera fiesolana di D'Annunzio:
Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
troviamo una ripetizione del suono "F" che, oltre a conferire più musicalità ai versi, serve a rendere l'idea del fruscìo, appunto, delle foglie al passare del vento.

Iperbole: consiste nell'esprimere in termini esagerati un concetto per difetto o per eccesso.

Ironia: consiste nell' affermare una cosa che è esattamente il contrario di ciò che si vuole intendere. Si tratta di un tipo di comunicazione che richiede nel lettore e nell'ascoltatore la capacità di cogliere l'ambiguità sostanziale dell'enunciato.

Metafora: (trasposizione) sostituzione di un termine con una frase figurata legata a quel termine da un rapporto di somiglianza, ad esempio: Stanno distruggendo i polmoni del mondo, in cui "i polmoni del mondo" sta per "boschi".

Metonimia o metonomia: consiste nell'usare il nome della causa per quello dell'effetto, per esempio: "vive del suo lavoro" significa che "vive del denaro guadagnato grazie al suo lavoro".

Paronimia: (dal greco para "vicino" e onoma "nome") accostamento di due o più parole di suono simile, ma di diverso significato. Es. Traduttore traditore.

Ripetizione: figura retorica che consiste nel ripetere una o più parole a breve distanza per dare maggiore evidenza o calore al discorso. Es. Via, via di qui!

Similitudine: (dal latino similitudo, "somiglianza") figura retorica consistente in un paragone istituito tra immagini, cose, persone e situazioni, attraverso la mediazione di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali (come, simile a, a somiglianza di). Es. È furbo come una volpe.

Sinalefe: (dal greco synaloiphè, "il confondere insieme") è il fenomeno per cui due vocali si fondono in una sola sillaba e si pronunciano come se le due vocali appartenessero ad una sola sillaba. Es. "vado a casa" si pronuncia come "va-da-ca-sa".

Sinestesia: (dal greco syn, \"insieme\" e aisthánestai, \"percepire\") procedimento retorico che consiste nell\'associare, all\'interno di un\'unica immagine, sostantivi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse, che in un rapporto di reciproche interferenze danno origine a un\'immagine vividamente inedita. Un simile procedimento, non estraneo alla poesia antica, diviene particolarmente frequente a partire dai poeti simbolisti e costituisce poi uno stilema tipico dell\'area ermetica della poesia italiana del Novecento, ad esempio:
urlo nero della madre (S. Quasimodo)

Sospensione: figura retorica consistente nel lasciare volutamente interrotto un discorso.


Ultima modifica di TO:) il Mar Nov 18, 2008 6:52 pm, modificato 2 volte
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Re: poesia e le figure retoriche

Messaggio  CLAUDIETTA=) il Mar Nov 18, 2008 6:12 pm

Si indica col termine figura retorica qualsiasi artificio nel discorso, volto a creare un particolare effetto.
Tradizionalmente si distinguono le seguenti categorie di figure:
-figure di dizione per le quali avviene una modifica nella forma delle parole;
-figure di elocuzione che riguardano le parole più adatte;
-figure di ritmo che seguono gli effetti fonici ottenuti mediante la ripetizione di fenomeni, sillabe, parole;
-figure di costruzione o di posizione che si riferiscono all'ordine delle parole nella frase;
-figure di significato o tropi che riguardano il cambiamento del significato delle parole;
-figure di pensiero che concernono l'idea o l'immagine che appare in una frase.
Inoltre le figure della retorica sono servite come base per varie discipline: la linguistica, la logica, la psicoanalisi, la critica letteraria.

conosco queste:
allegoria, allusione, allegoria, alliterazione, antitesi, assonanza, consonanza, enfasi, Enjambement, iperbole, metafora, metonimia, paragone, personalizzazione, ripetizzione, similitudine, sincope, sinestesia, umorismo!!!


Razz Razz Razz Very Happy Very Happy Very Happy Smile Smile Smile
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Re: poesia e le figure retoriche

Messaggio  SiSSy*_* il Mar Nov 18, 2008 6:16 pm

La retorica (dal greco rhetoriké téchne, arte del dire) è la teorizzazione dell'oratoria, ovvero del metodo di organizzazione del linguaggio naturale, non simbolico, secondo un criterio per il quale ad una proposizione segua una conclusione. Lo scopo della retorica è l’ottenimento della persuasione, intesa come approvazione della tesi dell’oratore da parte di uno specifico uditorio. Da un lato, la persuasione consiste in un fenomeno emotivo di assenso psicologico; per altro verso ha una base epistemologica: lo studio dei fondamenti della persuasione è studio degli elementi che connettendo diverse proposizioni tra loro portano ad una conclusione condivisa, quindi dei modi di disvelamento della verità nello specifico campo del discorso. La retorica ebbe origine nel mondo ellenico attorno al V secolo a.C., nell'ambito della Sofistica, grazie alla lungimiranza di Trasimaco di Calcedonia e Gorgia da Lentini. Con essi l'arte di persuadere era da intendersi soprattutto come una forma di suggestione, totalmente avulsa da ogni esigenza di giungere a una conoscenza o un convincimento basati su argomenti razionali e sulla produzione di prove e argomenti a favore. La persuasività doveva essere un'abilità che riusciva a muovere il convincimento di chiunque, in qualsiasi direzione, a prescindere dall'argomento trattato (si veda, ad esempio, l'Encomio di Elena). Durante il II secolo a.C., periodo ellenistico, si svilupparono due stili diversi di retorica:

La corrente asiana
Dalla corrente asiana derivò la famosa corrente dell'asianesimo, cioè che è nata in Asia Minore, nel III secolo a.C. Era uno stile retorico ridondante, barocco ed ampolloso, con un uso frequente di frasi spezzate, di metafore e di parole inventate e di ricerca del ritmo. Ebbe una grandissima diffusione ed aveva lo scopo di persuasione ed il caposcuola di questa corrente fu Egesia di Magnesia. Si affermò anche a Roma nel I secolo a.C.

La corrente attica
Dalla corrente deriva un altro famoso stile retorico, l'atticismo, cioè che è nato in Attica, Grecia. Era uno stile retorico cronistico, con una scrittura scarna e, usando un termine moderno, telegrafica. Il massimo rappresentante di questo stile retorico fu il famoso oratore, Lisia. Si affermò a Roma nel I secolo a.C, come la sua corrente rivale. Questi due stili erano totalmente opposti. Nell'educazione dei ragazzi, la paideia, c'era un'infarinatura di retorica. Quest'arte del parlare, assieme all' oratoria, si sviluppano grazie alla libertà di parola ed espressione, la parresia.

Nel IV secolo a.C., Platone oppose, alla concezione sofistica, una propria visione della retorica, alla quale attribuiva una funzione eminentemente pedagogica, quale strumento in grado di guidare l'anima attraverso argomentazioni e ragionamenti. La pratica della retorica veniva così ricondotta nell'alveo della stessa filosofia, con la quale finiva per identificarsi, svuotata della propria autonomia. Cambiavano di conseguenza gli interlocutori, non più né il popolo né i giudici, e i luoghi, non più assemblee né giudizi.

Aristotele distolse l'attenzione dalla considerazione della retorica quale arte di persuadere, incentrando l'analisi sullo studio dei mezzi di persuasione, strumenti indipendenti dall'oggetto dell'argomentare. La retorica riacquista così una funzione propria, autonoma dalla filosofia e in stretta relazione con la dialettica della quale è da considerare la controparte. In seguito divenne l'arte dello scrivere corretto e dell'eloquio fluente. Durante il governo di Pericle si arrivò a dare a tutti la possibilità di esprimersi in pubblico, ad Atene. La retorica e l'oratoria si sviluppano nel corso della storia e rimangono vive, però meno affermati risultano gli oratori. I Romani, con la conquista dell'Oriente e della Grecia a seguito della battaglia di Pidna, avvenuta nel 168a.C, acquistano la cultura greca.

Roma ha conquistato la Grecia, ma la Grecia ha conquistato Roma

A Roma, la retorica fu materia molto studiata e molto praticata, sia nelle sue applicazioni forensi che in quelle politiche: ne è un chiaro esempio Cicerone, con le sue famose Verrine, orazioni scritte da Cicerone contro il propretore della Sicilia, Verre, ma non può certo tralasciarsi il ruolo essenziale che ebbe, dopo di lui, Quintiliano, che con la sua Institutio Oratoriae, elaborò una vera e propria silloge della retorica classica così come si era sviluppata fino alla sua epoca.
Con il passaggio dalla Repubblica all'Impero, la retorica perse la sua funzione politica, e progressivamente perse d'importanza, pur rimanendo materia di studio (ma gli argomenti delle suasorie e controversie su cui gli allievi si esercitavano erano perlopiù staccate dalla realtà).

Sant'Agostino la voleva al servizio della predicazione, mentre fu riscoperta come disciplina autonoma nell'umanesimo. Durante il rinascimento, il valore della retorica divenne funzionale alla creazione di una nuova forma espressiva linguistica più atta alla mutata sensibilità culturale. Nel XVII secolo, la retorica e la poesia corrisposero alla tecnica verbale artificiosa, ricca di metafore e trovate d'ingegno.

Dal romanticismo in poi, la sua importanza si è progressivamente ridotta.

La retorica è oggi tornata al centro di una serie molto vasta e corposa di approfondimenti, soprattutto nelle vesti di teoria dell'argomentazione, grazie ai lavori di Theodor Viehweg, autore di Topik und Jurisprudenz del 1953 e di Chaim Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca con il loro Traité de l'argumentation. La nouvelle rhétorique del 1958
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Re: poesia e le figure retoriche

Messaggio  Pingu*-* il Mar Nov 18, 2008 6:18 pm

Le figure retoriche sono il frutto della più squisita eloquenza greca e latina, quindi hanno nomi dall'apparenza impossibile, ma sono molto utili.
La retorica era "l'arte del dire", una disciplina che insegnava a parlare e scrivere in modo efficace ed elegante. Gli ornamenti della frase che permettevano di raggiungere questi obiettivi si chiamavano "figure".
1)La litote è un'apparente attenuazione dell'espressione che si ottiene negando il concetto opposto : dico "non bello" invece di dire "brutto". In realtà con la litote non si attenua il concetto, anzi, lo si rafforza. La litote porta sempre con sé una leggera ironia; si può applicare a una parola,ma anche a un'intera espressione.
2)La metafora è la regina del le figure retoriche. Viene dal greco "metaphèrein", cioè portare al di là. La metafora prende una parola e la "porta al di là" del suo significato corrente, per espanderla verso nuovi usi.
Ci sono metafore ovunque nella vita quotidiana. Prendiamo i titoli dei giornali: "Prodi: sono ben saldo al timone e presto invertiremo la rotta ". Ecco, il premier paragona il suo governo a una nave, senza spiegare "il mio governo è come una nave". Quindi la metafora è anche una similitudine in cui il primo termine è taciuto, una specie di paragone che non dice "come".
Più precisamente, è lo "slittamento di una parola da un campo semantico all'altro";creare una metafora significa stabilire un rapporto intuitivo con la parola
3)L'ossimoro si può pronunciare sia "ossìmoro" che ossimòro", così evitiamo ogni imbarazzo (io preferisco la seconda). L'ossimoro è l'accostamento di concetti contrastanti, in un'unica espressione: un modo per creare stupore e attirare l'attenzione su quanto stiamo scrivendo.
4)L'anafora è la ripetizione di una o più parole al principio di frasi successive. Difficile da dire, facile da fare.La più famosa anafora della letteratura italiana è certamente quella di Dante, canto di Paolo e Francesca.
Quando Francesca dice:
Amor , che al cor gentil ratto s'apprende...
Amor , che a nullo amato amar perdona...
Amor condusse noi ad una morte...
Ecco, quella triplice ripetizione della parola "Amor" è un'anafora (Inferno, Canto V, versi 100-108).
5)il chiasmo è la disposizione incrociata di quattro elementi secondo lo schema della lettera greca χ (chi). Da questo deriva il nome.
6)Il climax Consiste nella gradazione ascendente di concetti,non è semplice da usare, occorre un'ottima padronanza lessicale e bisogna saperlo inserire nel punto giusto.
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Re: poesia e le figure retoriche

Messaggio  pimpi92 il Mar Nov 18, 2008 6:19 pm

Le figure retoriche possono essere così suddivise: figure di morfologia (allitterazione, assonanza ecc.); figure di sintassi (ipotassi e paratassi, asindeto e polisindeto, endiadi, chiasmo, anacoluto, anafora, anastrofe, ellissi, iperbato, parallelismo, enallage e ipallage ecc.); figure di significato (similitudine, sineddoche, metafora, sinestesia, metonimia, antonomasia ecc.); figure di pensiero (iperbole, climax e anticlimax, ironia, antitesi, ossimoro, litote, eufemismo, apostrofe, epifonema, ipotiposi ecc.); figure di parola (omoteleuto, onomatopea, paronomasia, tmesi ecc.)

Ecco certi significati di figure retoriche:
-Allitterazione = che consiste nella ripetizione degli stessi suoni (lettere o sillabe) all'inizio o all'interno di due o più parole vicine.
-Assonanza = Forma di rima imperfetta che si produce quando due o più versi successivi terminano con parole che hanno vocali uguali a partire dalla vocale accentata, mentre le consonanti sono tra loro diverse, anche se spesso di suono simile.
- Asindeto = L'asindeto consiste nell'omissione della congiunzione tra due o più termini oppure tra due o più proposizioni nello stesso periodo.
-Polisindeto = Il polisindeto consiste nel collegare due o più parole di una frase oppure due o più frasi ripetendo la congiunzione per ogni termine della serie.
-Anafora = consiste nella ripetizione (questo il significato della parola greca anaphorá) di una parola o di un gruppo di parole all'inizio di più versi o di più frasi successive.
- Iperbole =c onsiste nel ricorso a parole esagerate, per eccesso o per difetto, oltre i limiti della verosimiglianza e fino alla deformazione del reale.
-Onomatopea = consiste nell'imitazione di un suono naturale attraverso un segno linguistico.
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Re: poesia e le figure retoriche

Messaggio  matte91 il Mar Nov 18, 2008 6:38 pm

"LE FIGURE RETORICHE "
La comunicazione, per essere efficace, ha bisogno di "effetti speciali", deve attirare l'attenzione del"pubblico". La poesia ricorre fin dalle origini alle figure retoriche: in un epoca nella quale l'immagine lascia tutto lo spazio alla parola, la poesia sa suscitare sensazioni "forti" e arriva al cuore del lettore, dell'ascoltatore, ricorrendo a tecniche elaborate ma efficaci. Oggi soprattutto la pubblicità sa fare un uso così sistematico delle parole e delle forzature che esse possono subire a vantaggio dell'efficacia del messaggio. Ecco le figure retoriche più comuni e, ancora oggi, più riconoscibili

Allegoria
E' un'immagine o un discorso che nasconde un significato diverso dal suo significato letterale, di carattere simbolico e di ordine per lo più morale o filosofico. Questo procedimento retorico permette di trasformare nozioni astratte o concetti morali in immagini spesso suggestive. Oltre che riguardare i singoli elementi di un'opera ,(per esempio la lupa usata per indicare nella Divina Commedia di Dante, l'avarizia), può riguardare intere situazioni (per esempio la barca abbandonata sulla spiaggia indica la solitudine dell'uomo).

Allitterazione
E' una ripetizione della stessa vocale, consonante o sillaba, all'inizio o all'interno di due o più parole contigue e legate dal senso. In poesia, nelle canzoni e negli annunci pubblicitari, viene usata per far risaltare determinati effetti musicali e per mettere in evidenza certe parole.

Anafora
E' la ripetizione di una o più parole nell'ambito di più versi, all'inizio di più versi successivi, allo scopo di sottolineare un determinato concetto. Così,nei seguenti versi di Dante (Inferno, canto III) la ripetizione "Per me si va" vuole indicare chiaramente il destino dei dannati:
Per me si va nella città dolente,
per me si va nell'eterno dolore,
per me si va tra la perduta gente

Antonomàsia
Dal greco antonomasìa,"parola che sta al posto di un' altra"). Consiste nell'utilizzare un nome comune invece di un nome proprio che lo individua e lo caratterizza ("il segretario fiorentino"= Niccolò Machiavelli; "l'Apostolo"= S.Paolo; "Il sommo poeta"= Dante Alighieri) o viceversa il nome proprio in luogo di un nome comune, quando le qualità del personaggio sono diventate proverbiali ("un giuda"= falso e bugiardo come Giuda; "una Venere"= una donna bella e seducente come la dea della bellezza Venere).
Chiasmo.Consiste nel disporre, in forma incrociata,termini corrispondenti di due coppie di parole o di frasi, in modo da rompere il normale parallelismo delle parole. Così nel seguente verso di Leopardi, l'ordine parallelo "sostantivo + verbo" è stato rotto per costruire uno schema incrociato "sostantivo + verbo/ verbo + sostantivo":

odi greggi belar, muggire armenti
a b b a


[b]Enjambement

(Dal francese enjamber, "oltrepassare"): si ha un enjambement quando la fine di un verso non coincide con la fine di una frase e la frase continua nel verso seguente.

Ipèrbole
(Dal greco hypér,"al di là" e bàllo,"getto"). Consiste nell'esprimere un concetto o un'idea con termini esagerati, tanto esagerati che, presi alla lettera, risulterebbero inverosimili o assurdi. Molto frequente nel linguaggio comune ("Ti ho aspettato un secolo"; "Mi si spezza il cuore"; "Facciamo quattro passi"; "Te l'ho detto un milione di volte"), l'iperbole viene usata per moltiplicare l'effetto di un discorso, con risultati, di volta in volta, comici, ironici o sarcastici o semplicemente enfatici.

Litòte
(Dal greco litòs, "semplice"). Consiste nell'esprimere un concetto in forma attenuata, per lo più negando il concetto opposto. Così, nei Promessi Sposi, Manzoni, anzichè dire che Don Abbondio era un vile, dice che "di certo non era un cuor di leone".


Metàfora
(Dal greco metaphèrein, trasportare). Consiste nel sostituire a una parola un' altra parola legata alla prima da un rapporto di somiglianza. Non può essere semplicemente considerata una "similitudine abbreviata" per il fatto che realizza in forma immediata e sintetica il rapporto di somiglianza che di solito viene presentato in forma analitica mediante una similitudine o un paragone: infatti propone una vera e propria identificazione attraverso una forzatura. Così, la metafora "Sei una volpe" è molto più forte dell'abbreviazione della similitudine "sei furbo come una volpe". Le metafore possono essere costruite in vari modi:

- con un sostantivo ("una montagna di compiti"; "una salute di ferro" );
- con un aggettivo ("gli anni verdi"=della giovinezza);

Metonìmia
(Dal greco metonymìa, "scambio di nomi"). Consiste nell'indicare una cosa non con il suo nome abituale ma con il nome di un'altra cosa che è legata alla prima da un rapporto di contiguità, cioè da una "vicinanza" di significato, da un'affinità di tipo logico o materiale. In particolare la metonimia può indicare:

- l'effetto per la causa ("guadagnarsi la vita con il sudore"= con un lavoro pesante, che fa sudare);

-la causa per l'effetto ("sentire le campane"= i rintocchi delle campane);

-la materia di cui è fatto l'oggetto per l'oggetto ("lucidare gli ottoni"=gli oggetti di ottone);

-il contenente per il contenuto ("bere un bicchiere"= il vino contenuto in un bicchiere);

-l' astratto per il concreto ("la giovinezza è spensierata"= i giovani);

-il concreto per l'astratto ("avere del fegato"= del coraggio);

-l' autore di un'opera per l'opera ("leggere Leopardi"= le opere di Leopardi);

-il luogo dove una persona si trova per la persona stessa ("una decisione della panchina"= dell'allenatore della squadra che, durante la partita, è seduto sulla panchina).

- con un verbo ("il pavimento della stanza balla");
- con un predicato nominale ("quella ragazza è una perla"; oppure: "sei proprio una ZUCCA!").


Onomatopèa
(Dal greco onomatopoìa,"creazione di un nome"). Consiste nel riprodurre e nell'imitare, mediante i suoni della lingua, suoni naturali e rumori reali. Ad esempio, nei versi che seguono, G. Pascoli, riproduce suggestivamente il rumore del tuono inserendo all'interno delle parole suoni che richiamano il suo significato:

.......... il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,



Ossimòro
Consiste nell'accostare, nella stessa locuzione, parole di significato opposto, che si contraddicono a vicenda. Un simile accostamento produce effetti espressivi densi di significati inediti e suggestivi. Per esempio: "grido silenzioso"; "amara dolcezza"; "ghiaccio bollente".

Perifrasi
Consiste nell' usare un giro di parole invece del termine proprio per indicare una persona, una cosa o un concetto. Come per esempio, in questo verso di Dante: " il bel paese là dove il sì sona" (= l'Italia). Questa figura retorica è molto usata nella diplomazia.


Similitudine
Consiste nel stabilire un paragone tra due termini (persone, oggetti, situazioni, sentimenti) che hanno qualcosa in comune collegandoli con nessi comparativi del tipo così...come, quale...tale, sembra, assomiglia, ecc... Esistono similitudini brevi e semplici, come la seguente, di G. Ungaretti



Sinestesìa


Consiste nell'associare, all'interno di un'unica immagine, nomi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse che, in un rapporto di reciproca interferenza, danno luogo a un' immagine vividamente inedita, come nel seguente verso di S.Quasimodo:

l'urlo nero della madre

in cui una sensazione uditiva "urlo" è unita a una sensazione visiva "nero", a suggerire l'idea di un dolore e di un' angoscia senza fine. Altri esempi: "fredde luci"; "colore caldo".



L'Isonzo scorrendo
mi levigava
come un suo sasso.
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Messaggio  arby91 il Gio Nov 20, 2008 5:19 pm

Si chiamano figure retoriche i diversi aspetti che il pensiero assume nel discorso per trovare efficace e viva espressione.

Considerate nel mondo classico come modi di espressione lontani da quelli della comunicazione ordinaria e quotidiana e per questa ragione ascritti solamente al campo della poesia in virtù del loro peculiare “ornato”, oggi le figure retoriche vengono intese in un'accezione più vasta come espressioni particolarmente pregnanti e tali da imporre un'interpretazione che tenga conto del di più di significato di cui sono specificamente portatrici.

Da questo punto di vista, dunque la funzione delle figure diventa essenziale all'interno di un discorso, non tanto per abbellirlo, quanto piuttosto per comunicare ad esso una particolare carica emotiva che incrementi il senso del messaggio. Razz

A evidenziare il particolare valore, da esse, di volta in volta, veicolato, la Retorica, che è la scienza che studia le proprietà del discorso, le ha distinte, tradizionalmente, in figure di parola (a loro volta divise in tropi, figure grammaticali, e figure di costruzione) e figure di pensiero (tra le quali, la similitudine, l'allegoria, l'apostrofe, l'interrogazione e la perifrasi).
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Re: poesia e le figure retoriche

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