è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

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Messaggio  CLAUDIETTA=) il Mar Nov 18, 2008 5:35 pm

un giorno ho sentito una canzone ALLA MIA ETà di TIZIANO FERRO e ho sentito questa frase: è solamente il caos della retorica....
ma non ho capito... Shocked Shocked Shocked Shocked

cosa significa???
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Re: è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

Messaggio  TO:) il Mar Nov 18, 2008 5:36 pm

Arte dell'oratoria; in senso più specifico, teoria della persuasione. Fiorì nel mondo greco verso il V sec. a.C. con Trasimaco di Calcedonia e Gorgia da Lentini, per il quale la retorica fu soprattutto un mezzo di suggestione. Ad Aristotele, che le dedicò un'opera (Retorica), distinta dalla Poetica, la retorica appare non tanto tecnica di persuasione quanto studio di ciò che è atto alla persuasione. In seguito l'arte retorica fu sempre considerata con funzione di persuasione o nell'accezione, puramente formale, di tecnica del bello scrivere. Nel Medioevo, la retorica fu compresa fra le arti liberali del trivio; l'Umanesimo e il Rinascimento l'intesero come catalogazione delle figure stilistiche e le trattazioni retoriche pertanto furono enunciati di poetica e di estetica (Pietro Ramo). Nel Rinascimento inoltre il valore della retorica divenne parallelo all'esigenza di un nuovo strumento linguistico atto a esprimere una nuova sensibilità. Nel XVII sec. retorica e poesia coincisero nell'artificioso tecnicismo verbale, nel parlare metaforico, nelle trovate ingegnose. Dall'età del Romanticismo l'arte della retorica è andata sempre più declinando.
lol!
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retorica

Messaggio  Lady90 il Mar Nov 18, 2008 5:37 pm

La retorica (dal greco rhetoriké téchne, arte del dire) è la teorizzazione dell'oratoria, ovvero del metodo di organizzazione del linguaggio naturale, non simbolico, secondo un criterio per il quale ad una proposizione segua una conclusione. Lo scopo della retorica è l’ottenimento della persuasione, intesa come approvazione della tesi dell’oratore da parte di uno specifico uditorio. Da un lato, la persuasione consiste in un fenomeno emotivo di assenso psicologico; per altro verso ha una base epistemologica: lo studio dei fondamenti della persuasione è studio degli elementi che connettendo diverse proposizioni tra loro portano ad una conclusione condivisa, quindi dei modi di disvelamento della verità nello specifico campo del discorso. La retorica ebbe origine nel mondo ellenico attorno al V secolo a.C., nell'ambito della Sofistica, grazie alla lungimiranza di Trasimaco di Calcedonia e Gorgia da Lentini. Con essi l'arte di persuadere era da intendersi soprattutto come una forma di suggestione, totalmente avulsa da ogni esigenza di giungere a una conoscenza o un convincimento basati su argomenti razionali e sulla produzione di prove e argomenti a favore. La persuasività doveva essere un'abilità che riusciva a muovere il convincimento di chiunque, in qualsiasi direzione, a prescindere dall'argomento trattato (si veda, ad esempio, l'Encomio di Elena). Durante il II secolo a.C., periodo ellenistico, si svilupparono due stili diversi di retorica:

La corrente asiana
Dalla corrente asiana derivò la famosa corrente dell'asianesimo, cioè che è nata in Asia Minore, nel III secolo a.C. Era uno stile retorico ridondante, barocco ed ampolloso, con un uso frequente di frasi spezzate, di metafore e di parole inventate e di ricerca del ritmo. Ebbe una grandissima diffusione ed aveva lo scopo di persuasione ed il caposcuola di questa corrente fu Egesia di Magnesia. Si affermò anche a Roma nel I secolo a.C.

La corrente attica
Dalla corrente deriva un altro famoso stile retorico, l'atticismo, cioè che è nato in Attica, Grecia. Era uno stile retorico cronistico, con una scrittura scarna e, usando un termine moderno, telegrafica. Il massimo rappresentante di questo stile retorico fu il famoso oratore, Lisia. Si affermò a Roma nel I secolo a.C, come la sua corrente rivale. Questi due stili erano totalmente opposti. Nell'educazione dei ragazzi, la paideia, c'era un'infarinatura di retorica. Quest'arte del parlare, assieme all' oratoria, si sviluppano grazie alla libertà di parola ed espressione, la parresia.

Nel IV secolo a.C., Platone oppose, alla concezione sofistica, una propria visione della retorica, alla quale attribuiva una funzione eminentemente pedagogica, quale strumento in grado di guidare l'anima attraverso argomentazioni e ragionamenti. La pratica della retorica veniva così ricondotta nell'alveo della stessa filosofia, con la quale finiva per identificarsi, svuotata della propria autonomia. Cambiavano di conseguenza gli interlocutori, non più né il popolo né i giudici, e i luoghi, non più assemblee né giudizi.

Aristotele distolse l'attenzione dalla considerazione della retorica quale arte di persuadere, incentrando l'analisi sullo studio dei mezzi di persuasione, strumenti indipendenti dall'oggetto dell'argomentare. La retorica riacquista così una funzione propria, autonoma dalla filosofia e in stretta relazione con la dialettica della quale è da considerare la controparte. In seguito divenne l'arte dello scrivere corretto e dell'eloquio fluente. Durante il governo di Pericle si arrivò a dare a tutti la possibilità di esprimersi in pubblico, ad Atene. La retorica e l'oratoria si sviluppano nel corso della storia e rimangono vive, però meno affermati risultano gli oratori. I Romani, con la conquista dell'Oriente e della Grecia a seguito della battaglia di Pidna, avvenuta nel 168a.C, acquistano la cultura greca.

Roma ha conquistato la Grecia, ma la Grecia ha conquistato Roma

A Roma, la retorica fu materia molto studiata e molto praticata, sia nelle sue applicazioni forensi che in quelle politiche: ne è un chiaro esempio Cicerone, con le sue famose Verrine, orazioni scritte da Cicerone contro il propretore della Sicilia, Verre, ma non può certo tralasciarsi il ruolo essenziale che ebbe, dopo di lui, Quintiliano, che con la sua Institutio Oratoriae, elaborò una vera e propria silloge della retorica classica così come si era sviluppata fino alla sua epoca.
Con il passaggio dalla Repubblica all'Impero, la retorica perse la sua funzione politica, e progressivamente perse d'importanza, pur rimanendo materia di studio (ma gli argomenti delle suasorie e controversie su cui gli allievi si esercitavano erano perlopiù staccate dalla realtà).

Sant'Agostino la voleva al servizio della predicazione, mentre fu riscoperta come disciplina autonoma nell'umanesimo. Durante il rinascimento, il valore della retorica divenne funzionale alla creazione di una nuova forma espressiva linguistica più atta alla mutata sensibilità culturale. Nel XVII secolo, la retorica e la poesia corrisposero alla tecnica verbale artificiosa, ricca di metafore e trovate d'ingegno.
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Re: è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

Messaggio  matte91 il Mar Nov 18, 2008 5:39 pm

Retorica Arte del parlare e dello scrivere in modo ornato e persuasivo. Essa mira a ottenere il consenso da parte dei destinatari e ha dunque un aspetto pragmatico centrato sui discorsi verosimili, fuori dal territorio delle certezze filosofiche o scientifiche. A questo fine, la retorica (greco rhetoriké téchne, “arte del dire”) definisce le regole che devono governare la composizione del discorso sulla base di convenzioni che risalgono in buona parte alla cultura greca.

2 Dalle origini all’età romantica

La tradizione vuole che la retorica sia nata verso la metà del V secolo a.C. in Sicilia quando, caduto il tiranno Trasibulo e moltiplicatisi i processi per rivendicare le proprietà dei precedenti espropri, si sviluppò un tipo di eloquenza deliberativa a opera di Corace e di Tisia. Subito dopo la retorica passò in Attica e si sviluppò grazie a Gorgia e agli altri sofisti, in un ambiente in cui le istituzioni democratiche favorivano la codificazione delle regole del discorso pubblico volto a persuadere un uditorio per averne il consenso.

Aristotele riconobbe alla retorica una funzione complementare a quella della dialettica (basata sul sillogismo) perché si fonda su un sillogismo approssimativo (“entimema”) a partire dal probabile. Ne rivalutò l’aspetto speculativo affiancandola, sia pure in posizione meno elevata, alla logica (che è strumento per una corretta argomentazione). Nella sua Retorica, testo rimasto basilare nel tempo per questa disciplina, Aristotele codificò i tre generi dell’oratoria (deliberativo, giudiziario, epidittico o dimostrativo), esaminando gli argomenti relativi (di tipo etico, giuridico e psicologico).

Guardando ad Aristotele, la tradizione greco-latina ripartì l’ambito retorico in cinque parti: l’éuresis o inventio (la ricerca degli argomenti); la táxis o dispositio (la disposizione degli argomenti); la léxis o elocutio (l’elaborazione stilistico-formale); l’ypókrisis o actio (la cura dell’intonazione della voce e della gestualità); la mnéme o memoria (la tecnica di memorizzazione). Queste ultime due parti erano riservate ovviamente ai discorsi da tenere in pubblico. Quanto alla dispositio, essa era a sua volta suddivisa in: exordium (inizio), captatio benevolentiae (per accattivarsi la simpatia degli interlocutori), narratio (esposizione degli argomenti), confirmatio (spiegazione dei fatti) e peroratio (epilogo con sollecitazione emotiva del consenso).

Particolare importanza, data la funzione politica e civile svolta dall’oratoria, ebbe la retorica nel mondo romano, come risulta dai trattati di Cicerone e dall’Institutio oratoria di Quintiliano, il quale codificò i tre stili (tenue o humilis, medio, alto o gravis, che nel Medioevo si sarebbero sovrapposti ai tre livelli stilistici dell’elegiaco, del comico e del tragico) e le tre rispettive finalità della retorica: docere, delectare, movere (“insegnare, dilettare, suscitare sentimenti”).

In seguito gli elementi della retorica classica furono introdotti nella cultura cristiana da sant’Agostino, che ne fece il supporto per la predicazione. Con Boezio la retorica divenne, insieme con la grammatica e la dialettica (quest’ultima ha per scopo la dimostrazione e non la persuasione), una delle discipline del “trivio” (le artes sermocinales) all’interno delle arti liberali, che comprendevano anche quelle del “quadrivio” (artes reales: aritmetica, geometria, musica, astronomia). Allora la retorica divenne strumento precettistico per l’ars dictandi (“arte del comporre”) e la sua complessa casistica confluì nelle “clausole”.

Nell’età umanistico-rinascimentale la retorica acquistò nuova valenza nell’ambito filologico per la nuova considerazione di cui la parola poetica divenne oggetto. Ma fu soprattutto la cultura barocca, da un’altra angolazione, a esaltare la retorica, come risulta dai numerosi trattati (Il canocchiale aristotelico, 1654, di Emanuele Tesauro; Acutezza e arte dell’ingegno, 1642, dello spagnolo Baltasar Gracián). Nel Seicento la retorica fu impiegata anche come strumento propagandistico dal potere politico e religioso. Nel contempo si delineava una tendenza a svalutare il linguaggio della retorica a favore del linguaggio logico-scientifico, atteggiamento che emerge chiaramente anche in Cartesio.

La decadenza raggiunse il culmine nell’età del romanticismo, quando la retorica era considerata un freno alla libera espressione dell’ispirazione individuale e fu coinvolta nell’insofferenza per la tradizione classicista. Anche Benedetto Croce, nel secolo seguente, relegò la retorica nell’ambito della “non poesia”, considerandola un apparato che ostacola la libera espressione dell’“intuizione lirica”.

3 La “nuova retorica” del Novecento

Anteprima della sezione
La retorica ha riacquistato spazio e credibilità all’interno della linguistica e della critica letteraria contemporanea. Vi hanno contribuito le ricerche linguistiche prima dei formalisti russi, poi del New Criticism e più avanti ancora dei semiologi francesi (Roland Barthes, Gérard Genette) e di alcuni italiani (tra cui Umberto Eco). Alla metà degli anni Cinquanta il filosofo belga Chaïm Perelman ridiede vitalità alla retorica (“nuova retorica”), riprendendo le argomentazioni fondamentali di Aristotele e riproponendo la distinzione tra “sillogismo” ed “entimema”.

Nella dimensione dell’entimema e del suo progetto di persuasione rientra il messaggio pubblicitario, che impiega con sofisticata spregiudicatezza tutti i giochi delle figure retoriche, puntando anche a una persuasione occulta che la semiotica è in grado di smascherare.


Ultima modifica di matte91 il Mar Nov 18, 2008 5:53 pm, modificato 1 volta
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Re: è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

Messaggio  CLAUDIETTA=) il Mar Nov 18, 2008 5:39 pm

Tiziano Ferro Alla Mia Età

Sono un grande falso mentre fingo l'allegria,
sei il gran diffidente mentre fingi simpatia,
come un terremoto in un deserto che...
che crolla tutto ed io son morto e nessuno se n'è accorto.
Lo sanno tutti che in caso di pericolo si salva solo chi sa volare bene,
quindi se escludi gli aviatori, i falchi, nuvole, gli aerei, aquile e angeli, rimani te
ed io mi chiedo ora che farai,
che nessuno ti verrà a salvare,
complimenti per la vita da campione,
insulti per l'errore di un rigore.

E mi sento come chi sa piangere ancora alla mia età
e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età
e vita mia che mi hai dato tanto,
amore, gioia, dolore, tutto,
ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età.

Certo che facile non è mai stato,
osservavo la vita come la osserva un cieco,
perché ciò che è detto può far male,
però ciò che è scritto può ferire per morire.

E mi sento come chi sa piangere ancora alla mia età
e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età
e vita mia che mi hai dato tanto,
amore, gioia, dolore, tutto,
ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età.

E che la vita ti riservi ciò che serve spero
E piangerai per cose brutte e cose belle spero
Senza rancore
E che le tue paure siano pure
L’allegria mancata poi diventi amore
Anche se è perché solamente il caos della retorica confonde i gesti e le parole e le modifica
è perché Dio mi ha suggerito che ti ho perdonato
E ciò che dice lui va ascoltato

Di notte alla mia età
Di notte alla mia età.
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Re: è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

Messaggio  pimpi92 il Mar Nov 18, 2008 5:40 pm

La retorica = Arte del parlare e dello scrivere in modo ornato e persuasivo. Essa mira a ottenere il consenso da parte dei destinatari e ha dunque un aspetto pragmatico centrato sui discorsi verosimili, fuori dal territorio delle certezze filosofiche o scientifiche. A questo fine, la retorica (greco rhetoriké téchne, “arte del dire”) definisce le regole che devono governare la composizione del discorso sulla base di convenzioni che risalgono in buona parte alla cultura greca.
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Re: è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

Messaggio  Pingu*-* il Mar Nov 18, 2008 5:41 pm

la retorica è l'arte dell'oratoria; in senso più specifico, teoria della persuasione. Fiorì nel mondo greco verso il V sec. a.C. con Trasimaco di Calcedonia e Gorgia da Lentini, per il quale la retorica fu soprattutto un mezzo di suggestione. Ad Aristotele, che le dedicò un'opera (Retorica), distinta dalla Poetica, la retorica appare non tanto tecnica di persuasione quanto studio di ciò che è atto alla persuasione. In seguito l'arte retorica fu sempre considerata con funzione di persuasione o nell'accezione, puramente formale, di tecnica del bello scrivere. Nel Medioevo, la retorica fu compresa fra le arti liberali del trivio; l'Umanesimo e il Rinascimento l'intesero come catalogazione delle figure stilistiche e le trattazioni retoriche pertanto furono enunciati di poetica e di estetica (Pietro Ramo). Nel Rinascimento inoltre il valore della retorica divenne parallelo all'esigenza di un nuovo strumento linguistico atto a esprimere una nuova sensibilità. Nel XVII sec. retorica e poesia coincisero nell'artificioso tecnicismo verbale, nel parlare metaforico, nelle trovate ingegnose. Dall'età del Romanticismo l'arte della retorica è andata sempre più declinando.
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Re: è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

Messaggio  winnina1990 il Mar Nov 18, 2008 5:43 pm

è la tecnica del parlare,lo studio della parola. la retorica fu fondamentale per socrate che considerava la parola uno strumento di persuasione,infatti la sua filosofia nn fu scritta ma la tramandò ai suoi allievi
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Re: è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

Messaggio  Lady90 il Mar Nov 18, 2008 5:44 pm

cla non t risponde nessuno ahahahahahahahah
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Re: è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

Messaggio  pikolamimi il Mar Nov 18, 2008 5:45 pm

in teoria dovrebbe essere l'arte del parlare bene...per farti capire..pensa ai politici...quanto parlano..dicono paroloni difficili e forbiti...ma alla fine girano e rigirano il discorso ma non vogliono dire niente!
Very Happy ciaoooo bimbaa pescolosa!!!
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retorica

Messaggio  Admin il Mar Nov 18, 2008 5:52 pm

è una parola antica che indica una disciplina che aveva la finalità di insegnare l'arte del parlare.
Nella cultura classica greco-latina alla base della sapienza c'era l'arte di comunicare, cioè la capacità di saper dialogare con gli altri. Qualcuno ha già sentito le parole "artes dictandi" che tanto importanti erano considerate nella cultura medioevale.
La retorica faceva parte di queste arti e siccome la comunicazione era alla base del sapere, i letterati, ma anche i filosofi dovevano essere capaci di costruire dialoghi o argomenti che servissero a rendere più efficaci i contenuti che dovevano comunicare agli altri. La retorica, ma anche la dialettica, insegnava le tecniche del "saper parlare" perchè l'argomentazione potesse essere più convincente.
Molte sono le strategie cominicative che la retorica insegna; e a ben vedere non è una disciplina tramontata perchè anche al giorno d'oggi la retorica fa parte del mestiere di molte persone: gli avvocati in tribunale, i poeti e i romanzieri, ma anche noi nella vita quotidiana utilizziamo artifici che sono contenuti in questa discipina.
Talvolta la parola retorica viene usata con un'accezione negativa, vale a dire che si parla di retorica riferendosi a un discorso ineccepibile nella forma, ma discarso peso nel contenuto; ritengo che in questo senso sia stato usato nella canzone a cui ha fatto riferimento Claudia.
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Re: è SOLAMENTE IL CAOS DELLA RETORICA....

Messaggio  SiSSy*_* il Mar Nov 18, 2008 6:15 pm

La retorica (dal greco rhetoriké téchne, arte del dire) è la teorizzazione dell'oratoria, ovvero del metodo di organizzazione del linguaggio naturale, non simbolico, secondo un criterio per il quale ad una proposizione segua una conclusione. Lo scopo della retorica è l’ottenimento della persuasione, intesa come approvazione della tesi dell’oratore da parte di uno specifico uditorio. Da un lato, la persuasione consiste in un fenomeno emotivo di assenso psicologico; per altro verso ha una base epistemologica: lo studio dei fondamenti della persuasione è studio degli elementi che connettendo diverse proposizioni tra loro portano ad una conclusione condivisa, quindi dei modi di disvelamento della verità nello specifico campo del discorso. La retorica ebbe origine nel mondo ellenico attorno al V secolo a.C., nell'ambito della Sofistica, grazie alla lungimiranza di Trasimaco di Calcedonia e Gorgia da Lentini. Con essi l'arte di persuadere era da intendersi soprattutto come una forma di suggestione, totalmente avulsa da ogni esigenza di giungere a una conoscenza o un convincimento basati su argomenti razionali e sulla produzione di prove e argomenti a favore. La persuasività doveva essere un'abilità che riusciva a muovere il convincimento di chiunque, in qualsiasi direzione, a prescindere dall'argomento trattato (si veda, ad esempio, l'Encomio di Elena). Durante il II secolo a.C., periodo ellenistico, si svilupparono due stili diversi di retorica:

La corrente asiana
Dalla corrente asiana derivò la famosa corrente dell'asianesimo, cioè che è nata in Asia Minore, nel III secolo a.C. Era uno stile retorico ridondante, barocco ed ampolloso, con un uso frequente di frasi spezzate, di metafore e di parole inventate e di ricerca del ritmo. Ebbe una grandissima diffusione ed aveva lo scopo di persuasione ed il caposcuola di questa corrente fu Egesia di Magnesia. Si affermò anche a Roma nel I secolo a.C.

La corrente attica
Dalla corrente deriva un altro famoso stile retorico, l'atticismo, cioè che è nato in Attica, Grecia. Era uno stile retorico cronistico, con una scrittura scarna e, usando un termine moderno, telegrafica. Il massimo rappresentante di questo stile retorico fu il famoso oratore, Lisia. Si affermò a Roma nel I secolo a.C, come la sua corrente rivale. Questi due stili erano totalmente opposti. Nell'educazione dei ragazzi, la paideia, c'era un'infarinatura di retorica. Quest'arte del parlare, assieme all' oratoria, si sviluppano grazie alla libertà di parola ed espressione, la parresia.

Nel IV secolo a.C., Platone oppose, alla concezione sofistica, una propria visione della retorica, alla quale attribuiva una funzione eminentemente pedagogica, quale strumento in grado di guidare l'anima attraverso argomentazioni e ragionamenti. La pratica della retorica veniva così ricondotta nell'alveo della stessa filosofia, con la quale finiva per identificarsi, svuotata della propria autonomia. Cambiavano di conseguenza gli interlocutori, non più né il popolo né i giudici, e i luoghi, non più assemblee né giudizi.

Aristotele distolse l'attenzione dalla considerazione della retorica quale arte di persuadere, incentrando l'analisi sullo studio dei mezzi di persuasione, strumenti indipendenti dall'oggetto dell'argomentare. La retorica riacquista così una funzione propria, autonoma dalla filosofia e in stretta relazione con la dialettica della quale è da considerare la controparte. In seguito divenne l'arte dello scrivere corretto e dell'eloquio fluente. Durante il governo di Pericle si arrivò a dare a tutti la possibilità di esprimersi in pubblico, ad Atene. La retorica e l'oratoria si sviluppano nel corso della storia e rimangono vive, però meno affermati risultano gli oratori. I Romani, con la conquista dell'Oriente e della Grecia a seguito della battaglia di Pidna, avvenuta nel 168a.C, acquistano la cultura greca.

Roma ha conquistato la Grecia, ma la Grecia ha conquistato Roma

A Roma, la retorica fu materia molto studiata e molto praticata, sia nelle sue applicazioni forensi che in quelle politiche: ne è un chiaro esempio Cicerone, con le sue famose Verrine, orazioni scritte da Cicerone contro il propretore della Sicilia, Verre, ma non può certo tralasciarsi il ruolo essenziale che ebbe, dopo di lui, Quintiliano, che con la sua Institutio Oratoriae, elaborò una vera e propria silloge della retorica classica così come si era sviluppata fino alla sua epoca.
Con il passaggio dalla Repubblica all'Impero, la retorica perse la sua funzione politica, e progressivamente perse d'importanza, pur rimanendo materia di studio (ma gli argomenti delle suasorie e controversie su cui gli allievi si esercitavano erano perlopiù staccate dalla realtà).

Sant'Agostino la voleva al servizio della predicazione, mentre fu riscoperta come disciplina autonoma nell'umanesimo. Durante il rinascimento, il valore della retorica divenne funzionale alla creazione di una nuova forma espressiva linguistica più atta alla mutata sensibilità culturale. Nel XVII secolo, la retorica e la poesia corrisposero alla tecnica verbale artificiosa, ricca di metafore e trovate d'ingegno.

Dal romanticismo in poi, la sua importanza si è progressivamente ridotta.

La retorica è oggi tornata al centro di una serie molto vasta e corposa di approfondimenti, soprattutto nelle vesti di teoria dell'argomentazione, grazie ai lavori di Theodor Viehweg, autore di Topik und Jurisprudenz del 1953 e di Chaim Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca con il loro Traité de l'argumentation. La nouvelle rhétorique del 1958
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