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Messaggio  Admin il Gio Nov 13, 2008 5:20 pm

1) definisci la tragedia
2) quando è nata e dove
3) come è strutturata
4) cerca quali sono stati nel tempo gli autori più significativi Very Happy
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la tragedia

Messaggio  Lady90 il Gio Nov 13, 2008 5:32 pm

La tragedia (dal greco τραγῳδία, trago(i)día) è una delle forme più antiche di teatro.Le sue origini sono oscure, ma derivano certamente dalla ricca tradizione poetica e religiosa della Grecia anticaLe origini della tragedia possono essere fatte risalire ai ditirambi, i canti e le danze in onore del dio Dioniso della mitologia greca, più tardi noto agli antichi Romani come Bacco.Proprio per queste sue origine ancora sconosciute si è soliti riportare la preistoria della tragedia (la proto-tragedia) in ambiente dorico.Aristotele affermava che la tragedia discendeva dal Dramma satiresco. Secondo Aristotele il nome “drama” deriva dal dorico δρᾶν "drán” “fare/agire”. Inoltre, nella Poetica (1450) definisce la tragedia un'<<imitazione di un'azione seria e compiuta in sè stessa, che abbia una certa ampiezza, un linguaggio ornato in proporzione diversa a seconda delle diverse parti, si svolga a mezzo di personaggi che agiscano sulla scena e non narrino>>In epoca antica Atene rivendicò la paternità della tragedia, anche se la lingua in cui il Coro si esprimeva è la lingua dorica.Anche l'origine del nome è avvolta nel mistero, secondo le teorie più accreditate la prima parte del nome va messa in rapporto con “tràgos” “capro” e la seconda con “oidè” “canto”, infatti si pensa che probabilmente la tragedia è così chiamata o perché il vincitore della gara otteneva, per l'appunto, un capro come ricompensa (canto per il capro), oppure perché i coreuti indossavano delle maschere con sembianze caprine (canto dei capri).La tragedia greca è strutturata secondo uno schema rigido, di cui si possono definire le sue forme con precisione. La tragedia inizia generalmente con un prologo (da prò e logos, discorso preliminare), che ha la funzione di introdurre il dramma; segue la parodo, che consiste nell'entrata in scena del coro attraverso dei corridoi laterali, le pàrodoi; l'azione scenica vera e propria si dispiega quindi attraverso tre o più episodi (epeisòdia), intervallati dagli stasimi, degli intermezzi in cui il coro commenta, illustra o analizza la situazione che si sta sviluppando sulla scena; la tragedia si conclude con l'esodo (èxodos).
ALCUNI AUTORI ANTICHI
APICIO, ARCHESTRATO DI GELA, CATONE, CICERONE, ESOPO, ERODOTO, IPPOCRATE.
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Messaggio  winnina1990 il Gio Nov 13, 2008 5:37 pm

La tragedia classica è un evento socio-culturale dell'Atene del V sec.
Aristotele la definisce “un’azione seria e compiuta in se stessa, con una certa estensione, in forma drammatica e non narrativa, la quale, mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore, ha per effetto di sollevare e purificare l’animo da siffatte passioni
La t. è una sorta di rito, assemblea, gara, in quanto riveste una funzione educativa ed è capace di unire il corpo civico e di dar sfogo a sentimenti agonistici
Il pubblico è la città stessa (committente e destinatario.
L’edificio è il qevatron, prima provvisorio, poi in muratura.
Si distinguono cavea, orchestra con al centro l’altare del dio, scena
L’occasione è una festa religiosa come le Grandi Dionisie nel mese di Elafebolione
È ridotta al minimo l’azione scenica; gli avvenimenti hanno luogo per lo più fuori scena (per ragioni pratiche o tabù); prevalgono l’informazione, la narrazione, il dialogo
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Messaggio  Vale il Gio Nov 13, 2008 5:41 pm

1) Per tragedia s'intende un genere di rappresentazione drammatica e viene considerata una delle forme più antiche di teatro. Il termine tragedia deriva dal greco τραγῳδία, trago(i)día.

2) Le origini della tragedia risalgono VI e il V sec. a.C. in Grecia.

3) La struttura della tragedia è divisa in episodi recitati e parti cantate dal coro, chiamati stasimi, presentava eroi della storia o del mito in una situazione di crisi estrema (catastrofe). Lo scioglimento della vicenda si concentrava nello spazio e nel tempo precipitando i protagonisti in un esito infelice.

4) Gli autori più rappresentativi di questo genere sono William Shakespeare, Lucio Anneo Seneca, Vittorio Alfieri, Alessandro Manzoni; per quanto riguarda, invece, l'antica Grecia anche Sofocle, Eschilo ed Euripide.......Embarassed
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Messaggio  Pingu*-* il Gio Nov 13, 2008 5:43 pm

1) definisci la tragedia
in senso lato il termine indica qualsiasi forma teatrale che presenti vicende dolorose, conflittuali, che guidi alla serenità o alla consapevolezza attraverso l'orrore o la pietà.
2) quando è nata e dove
nato in Grecia tra il VI e il V sec. a.C., in collegamento con il culto di Dionisio.
3) come è strutturata
divisa in episodi recitati e parti cantate dal coro (stasimi), presentava eroi della storia o del mito in una situazione di crisi estrema (catastrofe). Lo scioglimento della vicenda si concentrava nello spazio e nel tempo precipitando i protagonisti in un esito infelice.
4) cerca quali sono stati nel tempo gli autori più significativi Very Happy[/quote]
La tradizione attribuisce la prima rappresentazione tragica al poeta-attore Tespi, che, nel 534 a.C., compose per le Grandi Dionisiache il primo dialogo. Il V sec. a.C. diede i natali ai tre grandi poeti tragici, Eschilo, Sofocle, Euripide, attraverso i quali si segue il progressivo incremento della struttura propriamente drammatica, con l'introduzione dei due, poi tre, attori in scena, e la riduzione delle funzioni del coro, attraverso varie versioni di uno schema generale secondo il quale al prologo seguono, tra parodo (canto del coro al suo ingresso in scena) ed esodo (uscita di scena del coro), i diversi episodi intercalati da stasimi (canti corali). A Eschilo, Sofocle ed Euripide si riferisce Aristotele quando fissa i caratteri ideali della tragedia ravvisando in essa la forma più alta di espressione artistica. A Roma la tragedia fu molto apprezzata e se ne interessarono dapprima Livio Andronico, Nevio, Ennio, Pacuvio, Accio che si rifecero ai modelli greci. La produzione latina è andata perduta, a eccezione di quella di Seneca, l'autore di maggior spicco. Per quanto concerne la fortuna della tragedia nel teatro moderno, un cenno a parte merita l'originale teatro spagnolo del XVI e XVII sec. che non si curò di onorare i grandi modelli greco-latini, scegliendo temi più idonei a uno svolgimento fantastico, piuttosto che storico o religioso. In Inghilterra, la fioritura del teatro elisabettiano non è connessa in modo diretto al classicismo europeo di tradizione umanistica; tra i maggiori autori, il neo-senechiano Marlowe e Shakespeare, la cui poesia ha potuto conferire all'elemento passionale anche una dimensione contemplativa. Nel XVII-XVIII sec. in Francia si ebbero prove di assoluto valore dovute a Corneille e Racine. Il Seicento italiano si divise felicemente tra la tradizione colta e i moderni europei, in particolare spagnoli. Nel Settecento fu l'Alfieri a tentare una tragedia nazionale non indifferente alla lezione dei grandi francesi. Il teatro tragico alfieriano suscitò un'eco in Byron e Foscolo. Goethe stesso tentò la tragedia e così anche Shelley, Kleist, Grillparzer, Büchner, Hebbel, Swinburne, Leconte de Lisle, von Hofmannsthal.
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Messaggio  matte91 il Gio Nov 13, 2008 5:44 pm

1)La tragedia (dal greco τραγῳδία, trago(i)día) è una delle forme più antiche di teatro. La rappresentazione scenica di un racconto
2)Le origini della tragedia possono essere fatte risalire ai ditirambi, i canti e le danze in onore del dio Dioniso della mitologia greca, più tardi noto agli antichi Romani come Bacco.
3)Inizialmente l’attore era subordinato al Coro e interagiva con esso, anziché con un altro attore; Ma ben presto prende importanza l'attore (il "protagonista"), che viene affiancato da un secondo attore ("deuteragonista") e poi (ad opera di Sofocle) da un terzo ("tritagonista"). il baricentro dell'azione si sposta sul loro dialogo. Il Coro tende a diventare quasi uno sfondo scenico, o per lo meno a perdere la funzione originaria, interagendo in modo complesso con l'azione.

4)Nell'antica Grecia gli autori più significativi sono rappresentati da Eschilo, Sofocle, Euripide. Sono noti invece nel periodo Romano autori quali Ennio e Nevio.La tragedia rinasce invece in tempi più moderni, si fa confluire la tragedia con l'Opera lirica. In periodo post rinascimentale autori come Shakespeare rappresentano sulla scena. che si basa su moduli e temi originali. Succederanno in tempi moderni autori come Alfieri, Manzoni e O. Wilde



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Messaggio  winnina1990 il Gio Nov 13, 2008 5:47 pm

QUANDO è NATA LA TRAGEDIA.
Una tragedia nata alla corte degli Stuart Macbeth e' il dramma di Shakespeare che forse piu' di ogni altro rivela la compresenza in lui dello scrittore di genio e del mestierante del teatro, che si presta a sfruttare le occasioni del momento e a compiacere i potenti. Fu rappresentato a corte nel 1606. Da due anni era assurto al trono Giacomo I Stuart, che riuniva in se' la sovranita' di Scozia, Inghilterra e Irlanda. Aveva assunto il patrocinio diretto della compagnia teatrale di Shakespeare, e amava i drammi brevi: Macbeth e' d'argomento scozzese e il piu' breve di Shakespeare, uno dei pochi senza doppio intreccio. (Fra le traduzioni piu' recenti di Macbeth quelle di: Nemi D'Agostino, Garzanti 1989, Romana Rutelli, Marsilio 1996, Alessandro Serpieri, Giunti 1996, Agostino Lombardo, Feltrinelli 1997). Il re si appassionava di demonologia, e aveva scritto un trattato sull'argomento; a una cerimonia a Oxford era stato salutato da tre studenti vestiti da "Sibille" come sovrano di tre regni. Shakespeare capitalizza quel suo interesse per la stregoneria, e nel dramma da' ruolo preminente a tre streghe (anzi, tre Fatali Sorelle) che inducono Macbeth a mire di potere e di gloria e al regicidio, usa apparizioni, spettri e fantasmi, con qualche allusione diretta al trattato del re. Questi, in un altro libro ampiamente diffuso, aveva esaltato la natura divina del re; il drammaturgo fa del regicidio il piu' truce delitto, capace di sconvolgere l'ordine stesso della natura e dell'universo. Il sovrano faceva discendere il suo casato da un antenato, Banquo: Shakespeare si discosta dalle fonti storiche, dove Banquo e' complice del regicidio, facendone un personaggio incolpevole e anzi vittima di Macbeth - un regnante non piu' scellerato di altri, nella Scozia medievale dove il regicidio era modo comune d'accesso al trono. Lavorava col suo pubblico bene in vista. Il fatto stupefacente e' che su questi spunti occasionali, che potremmo definire "servili", crea una delle piu' intense e memorabili tragedie - una tragedia storico - leggendaria, lineare e compatta, ma da togliere il fiato, angosciante, di fronte alla quale registi e attori si sono spesso dichiarati impari. Superficialmente e' tragedia dell'ambizione e del tradimento. Tentato dalla profezia delle tre streghe sulla sua gloria futura, incalzato dalla moglie, Macbeth compie il peggiore dei delitti assassinando re Duncan, suo ospite nel castello. L'usurpatore induce a nuovi, efferati delitti per difendere il trono - l'assassinio di Banquo, di Lady Macduff e dei suoi figli - e qui si compie la disgregazione umana e morale di Macbeth, perseguitato da visioni, allucinazioni, spettri e incubi fino a perdere il sonno, mentre Lady Macbeth sconvolta dagli avvenimenti perde la ragione. Falsamente sostenuto da altre sibilline profezie delle streghe, Macbeth va incontro all'inevitabile vendetta degli uomini e del Cielo, incarognito e furioso, quasi come a una liberazione: onde la tragedia dell'ambizione e del regicidio e' anche tragedia dell'abiezione e del rimorso, proiettata su una dimensione non solo storica e psicologica, ma metafisica. Agenti del maleficio diabolico e proiezione della coscienza delittuosa, le streghe rappresentano nel dramma la concreta presenza del Male che porta allo stravolgimento delle coscienze e al disordine morale e politico, che solo la punizione del Cielo potra' sanare. A questo livello piu' profondo, a fare la grandezza della tragedia ben al di la' di spunti occasionali o della sua compattezza d'intreccio, sono i turbamenti psicologici, mentali e metafisici che agitano i personaggi e il creato. Macbeth, apparentemente duro e virile, e' svirilizzato, sconvolto dall'enormita' della tentazione, trema e vacilla, perde baldanza e controllo, si mostra impari al compito; e' Lady Macbeth - totale invenzione di Shakespeare, senza concessioni al dovuto - a "versare coraggio nel suo orecchio", a snaturare il proprio sesso, a sostenere il marito psicologicamente e materialmente nel delitto, e dopo. Lui vorrebbe, come dice in uno dei grandi soliloqui intervallati all'azione, poterlo compiere senza pensarci, che una volta fatto fosse fatto e "irretisse le conseguenze": ma esse sono ineludibili, neppure l'immensita' dell'oceano potra' lavare il sangue dalle sue mani, il suo equilibrio mentale si spezza; e' preda di allucinazioni, vede daghe e spettri, si tradisce. Lei, che gli e' legata da forte vincolo anche fisico, d'amore, finisce egualmente per perdere coscienza, per smarrirsi nel vagheggiamento della mente malata, preda del sonnambulismo. Ma come nel caso del coevo Re Lear, i temi che percorrono il dramma vanno ancora piu' a fondo: la travolgente presenza del Male, di cui le streghe sono incarnazione drammatica, si fa pervasiva, oscurante. Tutto il dramma e' avvolto in un'atmosfera cupa, buia, tenebrosa, notturna; l'inferno, piu' volte evocato, e' come se avesse preso sede sulla terra, senza quasi scampoli o sprazzi di cielo. Spiragli di luce sono forse solo il rondone che visita il castello, solo esteriormente "luogo ameno"; forse il "bosco di Birnam", le frasche sotto cui si approssimano alla fine i vendicatori smentendo la fallace profezia di inviolabilita' delle streghe; forse Malcolm, destinato a succedere a Macbeth e a ristabilire l'ordine compromesso. Ma quanto, o fino a quando? Ci puo' essere soluzione positiva alle nefandezze? Forse al livello del mestierante di teatro, che tramite questa conclusione celebra la genealogia degli Stuart. Ma nel profondo la confusione dei valori, lo sgomento sulla cupa follia dell'ambizione e dell'azione umana restano espressi dal versetto iniziale delle streghe "Il bello e' brutto e il brutto e' bello" che sembra come il filo nero del dramma. O restano racchiusi nella lugubre sottolineatura finale, quando Macbeth, braccato come un animale, perduta la moglie e prossimo alla morte, medita sul peso dei tanti domani e dei tanti ieri che si susseguono nella vita - la vita che e' "una storia / raccontata da un idiota, piena di furia e fragore / che non significa nulla". La conflittualita' delittuosa e' nell'uomo e nel reale, nel castello come nella natura. Il lato maestoso, tetro e terrificante dello Shakespeare maturo e' che in tutto questo la ragione vacilla, il senso si perde, il significato ci elude; la tragedia e' anche che la grandezza o la nefandezza dei nostri atti, la miseria e la redenzione, possano apparire insensati.*
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Messaggio  TO:) il Gio Nov 13, 2008 5:50 pm

1) definisci la tragedia
La tragedia (dal greco τραγῳδία, trago(i)día) è una delle forme più antiche di teatro. La tragedia, sorta dai riti e dalle rappresentazioni sacre della Grecia e dell'Asia minore, raggiunse la sua forma più significativa nell'Atene del V secolo a.C.. Come tale fu tramandata fino al romanticismo, che apre, molto di più di quanto non avesse fatto il Rinascimento, la discussione sui generi letterari.

2) quando è nata e dove
Le origini della tragedia sono oscure ma è certo che questo genere è nato nell'Antica Grecia.

3) come è strutturata
La tragedia greca è strutturata secondo uno schema rigido:
- prologo
- parodo
- episodi
- stasismi
- esodo

4) cerca quali sono stati nel tempo gli autori più significativi
Gli autori più significativi di quel tempo furono:
- Eschilo
- Sofocle ed Euripide
- Lucio Anneo Seneca
- William Shakespeare
-Vittorio Alfieri
-Alessandro Manzoni.
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Messaggio  winnina1990 il Gio Nov 13, 2008 5:50 pm

La tragedia greca è strutturata secondo uno schema rigido, di cui si possono definire le sue forme con precisione. La tragedia inizia generalmente con un prologo (da prò e logos, discorso preliminare), che ha la funzione di introdurre il dramma; segue la parodo, che consiste nell'entrata in scena del coro attraverso dei corridoi laterali, le pàrodoi; l'azione scenica vera e propria si dispiega quindi attraverso tre o più episodi (epeisòdia), intervallati dagli stasimi, degli intermezzi in cui il coro commenta, illustra o analizza la situazione che si sta sviluppando sulla scena; la tragedia si conclude con l'esodo.
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Messaggio  winnina1990 il Gio Nov 13, 2008 5:56 pm

Gli autori più significativi della tragedia sono:
Shakespeare,Goethe,Shelley, Kleist, Grillparzer, Büchner, Hebbel, Swinburne, Leconte de Lisle, e von Hofmannsthal.
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Messaggio  CLAUDIETTA=) il Gio Nov 13, 2008 5:56 pm

1:La tragedia (dal greco τραγῳδία, trago(i)día) è una delle forme più antiche di teatro.

2:Le sue origini sono oscure, ma derivano certamente dalla ricca tradizione poetica e religiosa della Grecia antica. Le origini della tragedia possono essere fatte risalire ai ditirambi, i canti e le danze in onore del dio Dioniso della mitologia greca, più tardi noto agli antichi Romani come Bacco.Proprio per queste sue origine ancora sconosciute si è soliti riportare la preistoria della tragedia (la proto-tragedia) in ambiente dorico.

3:Inizialmente l’attore era subordinato al Coro e interagiva con esso, Ma ben presto prende importanza l'attore, che viene affiancato da un secondo attore e poi da un terzo. Poi Iniziano a parlare in trimetri giambici,il Coro è continuamente accompagnato dal suono del flauto.

4: Lucio Anneo Seneca, Rosmita, Shakespeare, Alessandro Manzoni, Oscar Wilde, Octave Mirbeau, George Steiner
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Messaggio  pimpi92 il Gio Nov 13, 2008 5:57 pm

1. La tragedia dal greco "trago(i)día" è una delle forme più antiche di teatro.
2.lLe sue origini sono oscure ma derivano dalle tradizioni poetiche e religiose dell'antica grecia.

3.Inizialmente l’attore era subordinato al Coro e interagiva con esso, anziché con un altro attore. Ma ben presto prende importanza l'attore (il "protagonista"), che viene affiancato da un secondo attore ("deuteragonista") e poi da un terzo ("tritagonista").Il Coro tende a diventare quasi uno sfondo scenico.

4.In epoca romana ci sono autori come Ennio e Nevio.Nella tragedia greca ci sono autori come Lucio Anneo Seneca, es. Metastasio.Nell’ epoca rinascimentale c’è Shakespeare, altri autori sono Eschilo, Sofocle, Euripide, Brecht,Strauss,Alessandro Manzoni, Oscar Wilde, Octave Mirbeau
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Messaggio  =MaRy= il Gio Nov 13, 2008 6:02 pm

1) Le origini della tragedia possono essere fatte risalire ai ditirambi, i canti e le danze in onore del dio Dioniso della mitologia greca, più tardi noto agli antichi Romani come Bacco.
Proprio per queste sue origine ancora sconosciute si è soliti riportare la preistoria della tragedia (la proto-tragedia) in ambiente dorico.


2) E' nata in Grecia^^



3)Inizialmente l’attore era subordinato al Coro e interagiva con esso, anziché con un altro attore; così facendo si riflette la struttura connettiva di una comunità, in cui il singolo si rapporta con la collettività.
Ma ben presto prende importanza l'attore (il "protagonista"), che viene affiancato da un secondo attore ("deuteragonista") e poi (ad opera di Sofocle) da un terzo ("tritagonista").
A causa dell'interazione tra gli attori, che dialogano tra di loro, ecco che il baricentro dell'azione si sposta sul loro dialogo. Il Coro tende a diventare quasi uno sfondo scenico, o per lo meno a perdere la funzione originaria, interagendo in modo complesso con l'azione.
Iniziano a parlare in trimetri giambici, metro che produce una cadenza molto vicina al parlato e non sono accompagnati da musica, mentre il Coro è continuamente accompagnato dal suono del flauto.
Il compito del Coro è, anche, quello di spiegare al pubblico azioni e reazioni che avvengono sulla scena, le quali, per motivi ovvi, non sono di facile e immediata comprensione;
il Coro è neutrale rispetto agli attori e alle loro azioni, e svolge la funzione di "narratore".I cittadini greci infatti erano obbligati alla partecipazione della tragedia, in modo che tramite questa si arrivasse a quella purificazione dei mali e presa visione dei proprio limiti, questo momento di purificazione era chiamata catarsi.


4) Gli autori più significativi sono: Euripide, Erodoto, Ippocrate, Sofocle, Cicerone, Alfieri, Manzoni......

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Messaggio  arby91 il Gio Nov 13, 2008 6:14 pm

1) definisci la tragedia:La tragedia è una delle forme più antiche di teatro
2) quando è nata e dove:Le origini della tragedia possono essere fatte risalire ai ditirambi, i canti e le danze in onore del dio Dioniso della mitologia greca, più tardi noto agli antichi Romani come Bacco.

Proprio per queste sue origine ancora sconosciute si è soliti riportare la preistoria della tragedia (la proto-tragedia) in ambiente dorico.

Aristotele affermava che la tragedia discendeva dal Dramma satiresco. Secondo Aristotele il nome “drama” deriva dal dorico δρᾶν "drán” “fare/agire”. Inoltre, nella Poetica (1450) definisce la tragedia un'<<imitazione di un'azione seria e compiuta in sè stessa, che abbia una certa ampiezza, un linguaggio ornato in proporzione diversa a seconda delle diverse parti, si svolga a mezzo di personaggi che agiscano sulla scena e non narrino>>

In epoca antica Atene rivendicò la paternità della tragedia, anche se la lingua in cui il Coro si esprimeva è la lingua dorica.

Anche l'origine del nome è avvolta nel mistero, secondo le teorie più accreditate la prima parte del nome va messa in rapporto con “tràgos” “capro” e la seconda con “oidè” “canto”, infatti si pensa che probabilmente la tragedia è così chiamata o perché il vincitore della gara otteneva, per l'appunto, un capro come ricompensa (canto per il capro), oppure perché i coreuti indossavano delle maschere con sembianze caprine (canto dei capri).


3) come è strutturata:Inizialmente l’attore era subordinato al Coro e interagiva con esso, anziché con un altro attore; così facendo si riflette la struttura connettiva di una comunità, in cui il singolo si rapporta con la collettività.Ma ben presto prende importanza l'attore (il "protagonista"), che viene affiancato da un secondo attore ("deuteragonista") e poi (ad opera di Sofocle) da un terzo ("tritagonista").

A causa dell'interazione tra gli attori, che dialogano tra di loro, ecco che il baricentro dell'azione si sposta sul loro dialogo. Il Coro tende a diventare quasi uno sfondo scenico, o per lo meno a perdere la funzione originaria, interagendo in modo complesso con l'azione.

Iniziano a parlare in trimetri giambici, metro che produce una cadenza molto vicina al parlato e non sono accompagnati da musica, mentre il Coro è continuamente accompagnato dal suono del flauto.


Il compito del Coro è, anche, quello di spiegare al pubblico azioni e reazioni che avvengono sulla scena, le quali, per motivi ovvi, non sono di facile e immediata comprensione;
il Coro è neutrale rispetto agli attori e alle loro azioni, e svolge la funzione di "narratore".I cittadini greci infatti erano obbligati alla partecipazione della tragedia, in modo che tramite questa si arrivasse a quella purificazione dei mali e presa visione dei proprio limiti, questo momento di purificazione era chiamata catarsi.




4) cerca quali sono stati nel tempo gli autori più significativi:lucio annea seneca.euripide.sofocle.alessandro manzoni
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